Leggo sui giornali di sdegnate levate di scudi da parte di docenti e associazioni a proposito dell’eliminazione o sensibile riduzione delle ore di geografia dai curricola delle scuole superiori. In un mondo sempre più globale, dove i flussi di migranti cambiano ogni mese e masse di disperate arrivano dai più remoti angoli della terra, in un mondo in cui mangiamo cinese, indossiamo abiti confezionati in India, mastichiamo un inglese maccheronico e interagiamo quotidianamente con arabi e ispanoamericani un simile provvedimento sembra ai più assurdo ma non lo è se si guarda alla reale natura della geografia e all’ideologia che fa da sfondo all’attuale classe dirigente.

Scopo della geografia nelle scuole superiori non è quello di analizzare la morfologia dei paesi o di studiare i punti cardinali e la lettura approfondita delle cartine, tutte cose che, bene o male si fanno o si dovrebbero fare alle medie. Scopo delle gegorafia è la conoscenza dell'”altro”, l’approfondimento di tematiche politiche, sociali, economiche che ci permettano di inserire in una dimensione naturale lo straniero, l’altro appunto, e quindi di comprenderlo e, forse, accettarlo. Per la nostra attuale classe dirigente, ormai guidata trionfalmente dalla lega nord, l'”altro” non va studiato nè capito ma soltanto usato come merce, consequenza inevitabile in una società capitalista che tende a disumanizzare il lavoro, o come capro espiatorio, nel senso caro a Renè Girard che su questo tema ha scritto molti bei libri. L’esclusione della Geografia quindi, in quella guerra che la lega ha intrapreso contro gli stranieri in genere, e già il fatto che usino il termine extracomunitari o stranieri in maniera indistinta la dice lunga sulla malafede e sulla pochezza culturale di certi suoi esponenti, è semplicemente un tentativo di procedere in quella disumanizzazione del nemico che si verifica in ogni conflitto: se non conosco lo straniero, i motivi che lo portano da me, la sua cultura, le differenze e i punti di contatto con la nostra cultura, ne ho paura e quindi faccio il gioco di chi innalza peana a un inesistente concetto di “italianità”.

Mi piace concludere oggi, giorno della memoria, citando un passo della prefazione a “Se questo è un uomo” di Primo Levi:

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni “straniero” è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al termine della catena, sta il Lager”

Per non dimenticare, mai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...