Il decreto legge che stabilisce che l’obbligo scolastico, dopo i quindici anni, può essere assolto con l’apprendistato, è un ennesimo passo in direzione di una scuola che sia sempre più elitaria, che escluda le classi meno abbienti dalla possibilità di accedere a titoli di studio elevati, una scuola che torni a essere appannaggio delle classi dirigenti.

D’altronde, il disprezzo per la cultura e la svalutazione dello studio come mezzo di riscatto sociale viene di continuo proclamata da questo o quell’esponente del governo senza meritare, di solito,le prime pagine dei giornali. Basta pensare al “culturame” di Brunetta, o a Castelli che in una puntata di Anno zero ha affermato che gli italiani devono tornare a fare certi lavori che oggi sono appannaggio degli stranieri. Emma Marcegaglia, ha affermato che il decreto dei quindici anni è un ottimo passo verso un ingresso più rapido nel mercato del lavoro. Peccato che poi questi illuminati cultori dello stakanovismo mandino i loro figli a studiare in Inghilterra o negli Stati Uniti e si guardino bene dall’applicare a sè stessi quanto predicano per gli altri.

In una società capitalista e illiberale come quella in cui ci troviamo a vivere, dico illiberale perchè questo capitalismo non è certo quello di Ricardo o di Malthus ma una sua deriva, tutto diventa merce. E’ merce la vita privata e intima delle persone da mettere in mostra nei reality show, è merce la diversità, sono merce da mettere all’asta su ebay gli organi interni, è merce che permette ricavi altissimi il dolore, da esibire, da scrivere, da sfruttare fino all’ultima goccia. Sono merce, inevitabilmente, le persone. Dopo l’alienazione dal lavoro siamo arrivati all’alienazione dal lavoratore considerato come qualcosa di cui ci si può sbarazzare in qualsiasi momento come, appunto, un oggetto che non serve più. Il disegno della lega è tanto chiaro da essere imbarazzante: la possibilità di andare a lavorare a quindici anni oltre a permettere di tagliare ulteriori cattedre alle superiori a causa di un inevitabile calo nelle iscrizioni, permette di immettere sul mercato in tempi brevi manodopera a basso costo,non specializzata, per forza di cose ignorante, pronta a fare qualunque lavoro e italiana. Lo scopo è di sostituire la carne da macello straniera ( e su questa ossessione xenofoba dei leghisti qualche psichiatra prima o poi dovrà fare luce) con carne da macello nostrana. Trasformiamo la scuola media in una fabbrica di manodopera a basso costo, di schiavi legalizzati, facciamo un altro passo verso il mito di mussoliniana memoria dell’autarchia, in una corsa autistica fuori da ogni realtà contingente. Così, mentre in tutta Europa e negli Stati Uniti, si cerca di contrastare il “pericolo giallo” investendo in ricerca e sapere, il nostro paese prende la direzione opposta, in una corsa sempre più folle e insensata verso il baratro. Che l’indirizzo del governo sia quello appena descritto lo provano i provvedimenti recenti che hanno colpito in modo particolare la scuola media, cioè l’ordine di scuola in cui, nel bene o nel male, un ragazzo decide buona parte del proprio futuro. Guardiamo al realtà delle scuole medie oggi: classi numerosissime, niente più attestazioni di disabilità per i ragazzi “difficili”, meno insegnanti, meno risorse per provvedere ad attivare attività di recupero ed extracurricolari, meno ore di italiano, la materia che dovrebbe sviluppare lo spirito critico, ovvero l’incubo di ogni governo autoritario. Chi esce vincente da questa devastazione? I figli delle classi abbienti, le scuole delle classi abbienti. Nelle realtà di periferia, i ragazzi che partono già svantaggiati, arrivano inevitabilmente alla fine della corsa senza più risorse per lo scatto finale. Già si parla di finanziamenti differenziati per le scuole, che saranno assegnati sulla base dei risultati. Quali, secondo voi, saranno le scuole più finanziate?

Tanto, al prossimo sondaggio Ocse tutti daranno la colpa alla scarsa professionalità degli insegnanti…

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