Quando un giornale non ha notizie valide, niente scandali sessuali, niente incriminazioni per il presidente del consiglio, niente harakiri della sinistra, c’è un argomento su cui va sempre sul sicuro: la scuola e i privilegi dei professori. Basta leggere i due insulsi articoli del Secolo XIX nelle ultime due settimane. Le scuole hanno classi che scoppiano, non si dà più l’attestazione di disabilità agli alunni difficili, le norme di sicurezza vengono allegramente violate, le risorse vengono tagliate, gli insegnanti precari vengono mandati a casa e su cosa titola il nostro ineffabile e incrollabilmente provinciale foglio? Su problemi di capitale importanza come la settimana bianca e l’orario scolastico. A prima vista, sembrerebbe un caso di incompetenza ordinaria, normale tra i giornalisti nel nostro paese, ma in realtà, c’è molto di più. Da anni, l’Anp, famigerata sigla che indica l’associazione nazionale presidi, sigla indiscutibilmente spostata a destra, spinge per una maggiore autorità dei dirigenti scolastici. Il fatto che il giornale ponga l’accento sull’orario, deciso ogni anno dal collegio dei docenti, non è un caso, perchè proprio sull’orario si gioca una battaglia di equità e di diritti dei lavoratori che troppo spesso viene persa da collegi docenti disinformati. Mettere in discussione l’autonomia scolastica sull’argomento orario, non solo scardinerebbe uno dei punti chiave della legge, ma darebbe ai dirigenti un potere che alcuni bramano da anni, magari per consumare vendette sommarie. Il sospetto che dietro quegli articoli ci sia qualche l’anp è fondato, anche perchè nessun giornalista sano di mente uscirebbe con due titoli così insulsi nell’arco di due settimane. Penso che i dirigenti onesti, che cercano la collaborazione con i docenti e hanno a cuore la sorte delle scuole, ce ne sono molti per fortuna, dovrebbero far sentire la loro voce che è ancora maggioritaria, non so per quanto. Altrimenti, i prossimi piattelli da impallinare sulle pagine della cronaca, una volta sistemati noi, saranno loro. Quanto ai nostri privilegi e al nostro lavoro concludo con una riflessione: quando siamo in treno nessuno si sogna di dire al macchinista come deve guidare, se ceniamo al ristorante, nessuno dice allo chef come cucinare, se andiamo in un centro commerciale, nessuno dice al commesso come vendere… perchè allora tutti, ma proprio tutti, si sentono in diritto di dire agli insegnanti come insegnare?

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