Ogni mattina, quando mi siedo in cattedra e comincio a fare lezione ai miei alunni, mi accorgo di fare sempre più fatica a spiegare certe cose. Ad esempio, faccio fatica a spiegare perchè il loro diritto allo studio, ad avere   l’opportunità di costruirsi una futuro che non sia la fabbrica e o la banchina del porto, con tutto il sacro rispetto che ho per gli operai e i camalli, il loro diritto a passare buona parte della loro giornata in una scuola sicura, il diritto di usufruire di laboratori all’altezza, di una educazione mirata alla valorizzazione delle proprie capacità, venga sistematicamente calpestato.

Faccio fatica a spiegare ai miei alunni stranieri che no, non sono esattamente come i loro compagni italiani , che al termine della scuola superiore possono essere rispediti al loro paese d’origine, che non possono permettersi sbagli o infrazioni anche minime della legge, altrimenti finiscono in galera senza attenuanti, che debbono sopportare sorridendo le occhiate e le frasi malevole della gente perchè sono ospiti, anche se i loro genitori lavorano dodici ore al giorno nei cantieri o nelle case dei ricchi, che non avranno diritto a sentirsi italiani se non dopo anni e dopo aver appreso e introiettato i fondamenti della nostra cultura.

Se poi sono di religione islamica, faccio fatica a spiegargli che non hanno il diritto di pregare in una chiesa come noi, che non possiamo permettergli di fare proseliti, che minano le radici della nostra civiltà, che quello che dice la Costituzione va aggiornato ai nostri tempi, che la solidarietà e il rispetto della diversità non abitano più qui.

Ma la cosa che più faccio fatica a spiegare è che alla fine a pagare di più sono l’onestà e il lavoro duro, che senza impegno non si ottiene niente, che non esistono scorciatoie e che, come dicevano gli antichi che tutto hanno scritto e tutto hanno detto molto tempo fa, ognuno è arbitro del proprio destino.

Faccio fatica perchè poi torno a casa, leggo il giornale (la tv no, la tv non la sopporto) e leggo che ad andare avanti sono i cognati, i fratelli, i figli di, che rubano i politici, i magistrati, gli ispettori, che si specula e si lucra e si ride anche sulla pelle di 307 persone vittime di una tragedia, che si specula e si lucra sulle guerre, sull’ambiente, sulla nostra pelle.

Nella mia scuola i bagni hanno le porte a pezzi, non abbiamo carta per le fotocopie, non ci sono insegnanti di sostegno perchè il governo ha tagliato i fondi, non si chiamano i supplenti perchè il governo ha tagliato i fondi, non possiamo attivare corsi di recupero, perchè il governo ha tagliato i fondi. ecc.ecc. Dovrei dire ai miei alunni che questo stato vuole che loro tornino a fare gli operai, i camalli, ecc. e che per questo provvede a rimbambirli con i grandi fratelli e gli amici, facendo passare il messaggio che tutto è facile, esistono scorciatoie, lavorare o avere talento non è necessario per diventare ricchi e famosi, che  poi è quello che conta. E se si sentiranno soli, ci sarà sempre un amico che potrà procurargli una escort per consolarli.

Dopo averli rimbambiti,il governo massacra la scuola pubblica, fa sì che le classi abbiano un numero di alunni assurdo, fa sì che gli insegnanti debbano perdere tempo a riempire inutili pezzi di carta, cambia gli orari in modo da aver il numero minore possibile di docenti e pazienza se qualcuno sta male, per punirlo gli detraiamo i soldi dallo stipendio nella prima settimana di malattia. Potrei continuare a lungo,  potrei parlare di un governo che dà carta bianca a un gruppo di ladri facendo defluire dalle casse dello stato un fiume di miliardi che toglie anche alla scuola pubblica, cioè ai ragazzi, cioè al suo futuro. Potrei continuare a lungo ma queste cose sono sotto gli occhi di tutti e non vede chi non vuole vedere.

Da un pò di tempo faccio sempre più fatica a spiegare che la dignità, il lavoro, l’onestà e la solidarietà sono i valori su cui  si fonda il nostro stato,  che per creare questo stato tanti giovani e anziani, uomi e donne, di ogni ceto sociale e di ogni parte d’Italia hanno sacrificato la propria vita. Faccio fatica e mi chiedo cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.. Poi a casa leggo il giornale (la tv no, quella non la sopporto) e scopro che il 40% dei giovani è razzista. E capisco cosa ci sto a fare dietro quella cattedra, dove rappresento lo Stato.

1 commento

  1. Non solo condivido. Fino a qualche anno fa dicevo con convinzione: ” L’onestà, col tempo, pareggia ogni conto”. Niente di più sbagliato, non è così nel pubblico, non è così nel privato.
    O come dice Woody Allen “il mondo si divide in buoni e cattivi, i buoni dormono meglio ma i cattivi, da svegli,si divertono molto di più.”

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