L’incontro di ieri sera con il giudice Caselli, annunciato a più riprese su questo blog, è stato, come prevedibile, estremamente interessante. Il giudice ha ripercorso gli anni della guerra al terrorismo e alla mafia con dovizia di particolari, soffermandosi anche a commentare l’attualità di questi giorni, esprimendo il suo parere, come è sua consuetudine, in tono pacato ma molto fermo. Mi pare di poter affermare che oggi, in una situazione di corruzione dilagante nel paese, come viene fuori ogni giorni dalle pagine dei giornali, la condizione della società civile sia molto diversa.

Sia la lotta al terrorismo che quella alla mafia videro, dopo gli omicidi di Aldo Moro e Guido Rossa e dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, una fortissima reazione della società civile che, unita e compatta, scese nelle piazze a urlare forte la sua opposizione e la sua indignazione. La stessa cosa accadde, in parte, al tempo di Mani pulite. A mio parere, oggi, questo è molto più difficile che avvenga. Ricordo due episodi significativi: la guerra del golfo, milioni di persone scese in piazza in tutta Europa, milioni di bandiere della pace esposte in Italia, non servirono a nulla.La guerra si fece e ne seguì quello che tutti sappiamo. Il secondo episodio riguarda da vicino la mia città e mi riferisco ai fatti del G8 del 2001. In quell’occasione la civile protesta di centinaia di migliaia di persone convenute a Genova venne impedita e vanificata da poche decine di balordi e da una gestione criminale delle forze dell’ordine da parte di chi avrebbe dovuto assicurare la sicurezza. Le reazioni che seguirono non furono assolutamente proporzionate a quello che era accaduto, alla sospensione delle più elementari regole democratiche che per tre giorni aveva colpito questa città e televisione e giornali continuarono a dipingere i no global come un’accozzaglia di pericolosi fomentatori di disordini.

Questi due fatti dimostrano che le grandi mobilitazioni, oggi, difficilmente potrebbero aiutare a ribaltare il quadro desolante della attuale  situazione politica. E’ mia mdoesta opinione  che questo sia dovuto principalmente al fatto che la maggior parte dei media sono oggi nelle mani del capo del governo che può gestire l’informazione televisiva e cartacea dirigendo la manipolazione delle notizie a suo piacimento.

E’  mia opinione che questo fatto non sia stato ancora recepito nella sua enormità da parte delle opposizioni che continuano a interrogarsi stupite su come certi messaggi palesemente falsi, volgari, spesso rozzi, riescano ad attecchire nella popolazione. Uno dei motivi è che abbiamo a che fare con un venditore abilissimo, coadiuvato da uno staff di venditori, pubblicitari, ecc. che gestiscono la politica come una campagna pubblicitaria, per spiegare l’altro motivo bastano alcune cifre: l’Italia è il paese che in Europa legge di meno, dietro di noi c’è solo l’Albania, tutti conoscono i deprimenti rapporti Ocse sul livello culturale dei nostri studenti e tutti conoscono i tagli fatti sulla scuola negli ultimi anni. Aggiungiamo a questo il crollo delle ideologie e un’abilissima gestione della paura condotta con la manipolazione dei mezzi d’informazione e otteniamo il berlusconismo. Un esempio di questa costante manipolazione, di questo atteggiamento da grande fratello e la poca o scarsissima eco data sui giornali alle parole pronunciate dal pontefice in questi giorni: parole insolitamente dure e chiare, che condannano senza mezze misure la corruzione e la malversazione dei politici. Nessuno ne ha parlato, lascio a voi indovinare il perchè…

Se l’opposizione non risolverà il problema del conflitto d’interessi, cercando dapprima di combatterlo senza usare gli stessi strumenti dell’avversario (i manifesti elettorali di destra e sinistra sono indistinguibili in questi giorni) ma sforzandosi di adoperare quella fantasia che un volta si voleva al potere e riappropriandosi del territorio e poi usando tutti gli strumenti legali a propria disposizione per una legge seria, in linea con quelle degli altri paesi democratici, non vedo sbocchi al tunnel in cui il nostro paese si trova.

Se  una banda di miserabili che ha rubato e lucrato su una tragedia costata la vita a 307 persone, se un giro di corruzione in cui sono coinvolti senatori, imprenditori di primo piano ed elementi della criminalità organizzata non sono ancora sufficienti a provocare un moto comune di sdegno, a portare milioni di persone nelle piazze, se l’opposizione neanche in questo momento riesce a compattarsi e ad alzare la voce, quale futuro potrà avere la democrazia in questo paese?

Mi permetto di inserire di seguito alcuni consigli di lettura:

Noam Chomsky, La Fabbrica del consenso

Per comprendere i meccanismi che permettono al potere di manipolare le masse utilizzando i mezzi d’informazione.

Gian Carlo Caselli, Le due guerre. Perchè l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia

Per ripercorrere gli anni della lotta al terrorismo e alla mafia insieme a un protagonista in prima linea in quei giorni.

Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio, Mani Sporche. 2001-2007. Cosi Destra e Sinistra si sono mangiati la II Repubblica.

Un desolante compendio che ci fa comprendere come i fatti di questi giorni siano solo la punta dell’iceberg.

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