A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Alea iacta est


A mio modesto avviso non è stato dato sufficiente rilievo alle dichiarazioni fatte ieri dal Presidente del consiglio, anche se questa sembra una contraddizione in termini. Non è stata sottolineata in modo chiaro la portata politica delle sue affermazioni. Nonostante le smentite immediate a cui siamo abituati ieri il premier ha deciso di varcare il suo personale Rubicone e abbracciare il suo alleato più fedele, l’unico che gli garantisca, in questo momento, il potere: la lega.

Dimenticati i propositi di lotta alla corruzione, accantonata l’idea di fare liste “pulite” per le regionali, ignorati i richiami di Gianfranco Fini e del pontefice, che in questi a giorni a più riprese hanno auspicato il ripristino della legalità nel paese e la condanna per i corrotti, Berlusconi gioca il suo asso nella manica e mette sul piatto la carta vincente: la paura.

Inutile dire che non c’è nessuna invasione straniera in Italia, inutile ribadire, come hanno fatto in tempi recenti due magistrati in prima linea come Gratteri e Caselli, che la legge sulle intercettazioni significherebbe fare un grosso favore alla criminalità organizzata, tutto questo non conta. Il risultato che il premier si prefigge è un plebiscito alle regionali che avrebbe come conseguenza quella di mandare in pezzi una opposizione che, seppure a fatica e confusamente, sta risalendo la china ma soprattutto di mettere a tacere il suo avversario più insidiosa, quel Gianfranco Fini che da tempo fa le prove generali da successore del lider maximo. L’impunità verrebbe da sè.

Per fare questo, con la spregiudicatezza da manager d’assalto che lo contraddistingue, sceglie di far leva sulla xenofobia montante nel paese, forse confortato dai recenti sondaggi che dicono di un sentimento xenofobo in drammatico aumento tra i giovani, sulle paure di un popolo che comincia a pagare la crisi economica e a capire che è solo l’inizio, inserendo come corollario i soliti attacchi alla magistratura e il solito vittimismo da coccodrillo, anzi, da caimano.

Quali potranno essere le conseguenze di questa scelta di campo?

Per prima cosa, di fatto, se non si sconfessano i presunti corrotti gli si dà un appoggio quantomeno morale, e questo mi sembra il dato più sconfortante, in secondo luogo, un eventuale plebiscito che veda vincenti il premier e la lega, significherebbe un passo ulteriore verso il baratro del governo autoritario che, mese dopo mese, si fa sempre più vicino, in terzo luogo, avremmo un paese ancora più diviso con una parte della popolazione, quella straniera, una parte della popolazione che costituisce un ingranaggio fondamentale nel motore dell’economia, che verrebbe ulteriormente privata dei diritti più elementari, discriminata, emarginata socialmente, messa in condizione di rispondere alle sirene della criminalità organizzata. Parlando di qualcosa che mi sta a cuore personalmente, nè il premier nè la lega danno l’impressione di essere propensi a promuovere l’istruzione e la cultura nel nostro paese, dato il totale disinteresse per la scuola nel primo e i feroci maltrattamenti a cui viene sottoposta la lingua italiana da parte dei parlamentari leghisti, per non parlar di storia e geografia…

Sto parlando come se si trattasse di elezioni nazionali ma è questo risalto che ha scelto di dargli il premier, chiamando gli italiani a un scelta di campo e ignorando che le elezioni regionali rispondo a meccanismi propri, non paragonabili con quelli delle consultazioni nazionali.

A impedire la deriva possono concorrere due fattori che nessuno può sapere quale peso avranno  sull’esito delle urne: una indignazione per i recenti fatti di corruzione che sta salendo lentamente nella società civile e che non può non toccare anche le persone oneste che stanno a destra ( e ce ne sono molte) e l’atteggiamento della Chiesa. Il pontefice, con le ultime dichiarazioni pubbliche, ha chiaramente fatto capire che il flirt del Vaticano col governo è terminato e che il vulnus del caso Boffo è ancora lontano dal rimarginarsi.Il ritorno a tesi proprie della dottrina sociale della chiesa, che personalmente mi conforta molto, è una risposta alle istanze di quei cattolici stanchi di vedersi accomunare a Bertone e compagnia bella. La Chiesa non farà scelte di campo nette in questa tornata elettorale, e questa è già una grande notizia.

Siamo, a mio parere, a un punto di svolta: o ci avvieremo a un declino democratico che, seppure con componenti grottesche da opera buffa, irrinunciabili nel nostro paese, ci porterebbe  al tracollo economico  e a una nuova stagione di  instabilità sociale, oppure gli italiani rialzeranno la testa e, senza che questo comporti necessariamente il cambio di un governo che è stato eletto dalla maggioranza, pretenderanno  pulizia e giustizia da chi ha l’onere del potere.

Fomentare la guerra tra poveri è un trucco vecchio come il mondo. Giudicarlo moralmente ed eticamente è inutile: bisogna solo svelarlo e combatterlo con le uniche armi veramente efficaci: il buon senso e l’onestà.

Categorie:Attualità

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