Ieri la commissione europea per l’economia ha diramato le cifre sulla situazione economica del continente: non sono buone, la ripresa non c’è, le previsioni per quest’anno devono essere tutte riviste al ribasso. E’ particolarmente critica la situazione della Grecia, della Spagna e dell’Italia mentre Francia e Germania mostrano indici di sviluppo migliori. La commissione ha invitato a investire in innovazione e ricerca dicendo chiaramente che le aziende che sono entrate in crisi non saranno le stesse che dalla crisi usciranno. Traducendo, questo significa la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese, di milioni in tutta Europa. I tanto millantati provvedimenti di questo governo per fronteggiare il momento critico si sono risolti in un aumento degli ammortizzatori sociali, con conseguente, inevitabile sofferenza dell’Inps e consueto scaricabarile sui pensionati dei mali del paese. I numerosi proclami del premier sull’uscita dal tunnel e sulla tenuta del paese sono bugie. Stiamo per entrare in una congiuntura drammatica e nessuno sembra accorgersene, quasi tutti i giornali escono con le notizie sulla prescrizione del processo Mills in prima pagina e nessuno fa titoli su questa situazione. E’ evidente che una crisi economica dalle conseguenze imprevedibili fa meno notizia dell’ennesimo colpo di mano degli avvocati del nostro premier. Questa cecità, questo incapacità di attaccare l’esecutivo su quello che non fa e dovrebbe fare, accomuna, ai giornalisti, purtroppo, tutta l’opposizione. Non si riesce più a ragionare sulla sostanza dell’azione di governo, è come se, chiusi in una bolla, fossimo ormai indifferenti quello che ci succede attorno, concentrati a chiosare certosinamente sui contorni senza mai entrare nel merito autentico dei problemi.

In questo paese non è mai esistita una politica industriale che non fosse quella delle mazzette e, oggi, delle puttane. Questo paese non è mai stato in grado di guardare oltre il proprio naso, di pianificare, di considerare i punti deboli e  trovare le adeguate contromisure per superare le inevitabili situazioni di emergenza. A questo governo non è mai interessato portare l’Italia a un livello di sviluppo accettabile: siamo tornati indietro di trent’anni, con una confindustria che ha l’unico scopo di ottenere regalie statali a nostre spese e pochi, grandi squali che gestiscono l’economia del paese basandosi esclusivamente sulla loro avidità.  

Le piccole e medie imprese, il reale motore dell’economia italiana, non contano nulla nelle stanze del potere e ogni giorno imprenditori onesti sono costretti a chiudere le loro aziende con la morte nel cuore, lasciando a casa gli operai. La ricerca e l’innovazione, non procurando entrate immediate ma solo a lungo e medio termine, vengono ignorate sia dalle aziende che dal governo. D’altronde, le intercettazioni di questi giorni ci hanno mostrato il livello culturale medio dei grandi imprenditori italiani: quale ricerca e quale innovazione possono patrocinare questi individui che sembrano usciti da un film del commissario Giraldi, alias Monnezza? Quale innovazione e quale ricerca può patrocinare un governo guidato da un settantacinquenne affetto da priapismo? Meglio incentivare la vendita delle auto inquinanti che già esistono piuttosto che, ad esempio, obbligare la Fiat a investire in tecnologie non inquinanti in cambio degli incentivi. E’ più comodo, più semplice, non richiede troppo sforzi, non necessita di movimento.Questo è  governo è un motore immobile, una struttura senza sostanza. Questa politica è solo un conciliabolo tra sordi e ciechi che calpestano e manipolano fango e parole mentre il paese va a fondo.

Cosa succederà quando le aziende in crisi non saranno più poche decine ma centinaia? Cosa succederà quando l’Europa, dopo innumerevoli avvertimenti, stringerà il laccio alla gola del nostro paese? Come, questo governo che finora non ha fatto nulla, questo governo la cui sostanza fondamentale è il nulla, affronterà le inevitabili tensioni sociali che si creeranno? Con i manganelli o con la cancellazione dai mezzi d’informazione delle notizie? La sentenza che condanna Google per la diffusione di un video che ha portato all’arresto di tre bastardelli che si divertivano a tormentare un disabile è forse solo un prologo? Si stanno facendo le prove generali per tappare la bocca all’unico strumento di informazione veramente libero che esista oggi?

E l’opposizione cosa fa? Il pontefice D’Alema, l’ecumenico Veltroni, l’iracondo Di Pietro, l’impalpabile Bersani, cosa fanno? Litigano sulle poltrone. Invece di riconfermare in Puglia un governatore onesto, pulito, capace e lungimirante, gli mettono contro un altro candidato tentando di evitare le primarie, primarie che a furor di popolo devono concedere con il risultato che sappiamo. E in Campania? In Campania era necessario un segnale forte, di rottura col passato, un candidato che facesse dimenticare Bassolino, un uomo al di sopra di ogni sospetto. Chi candidano? Uno indagato per truffa. 

Io, e sono convinto che  molti altri la pensano  come me, voglio un’opposizione che chieda conto al premier delle sue inesistenti politiche, un’opposizione che protesti a voce alta sulla devastazione della scuola pubblica, un’opposizione che torni ad essere la voce di quelle masse popolari che saranno le prime a essere colpite dal ciclone della crisi quando arriverà, un’opposizione che non sia la copia sbiadita della coalizione di governo. Persone oneste e pulite con delle idee in testa, persone che sappiano guardare lontano.

Hanno inquinato un fiume per rendere edificabili aree vincolate, questo hanno fatto alcuni grandi imprenditori italiani, altri si sono accordati con la ‘ndrangheta per spartirsi la torta, altri si sono assicurati gli appalti fungendo da lenoni per superman e compagnia bella, questa è la grande imprenditoria italiana, degnamente rappresentata dal presidente della Confindustria. E’ tempo che anche gli imprenditori onesti, quelli che considerano gli operai parte della loro famiglia, quelli che vengono umiliati dalle banche, si uniscano e reclamino a gran voce i loro diritti, si stacchino da questi cialtroni, facciano risaltare la loro differenza e chiedano a questo mostri immobile che da Roma muove i suoi tentacoli solo per afferrare i nostri soldi, di svolgere il proprio lavoro. E’ arrivato il momento del redde rationem, è ora  che tutti chiediamo ai deputati del parlamento conto del loro lauto stipendio: cosa hanno fatto fino adesso per il paese? Quale contributo hanno portato allo sviluppo, all’economia, al welfare?

Le elezioni regionali sono una piccola occasione per cominciare a dire basta, ma chi sta dall’altra parte deve capire che la gente non è disposta a sostituire un motore immobile con un altro: è tempo che questo paese si rimetta in moto.

2 commenti

  1. Ci scommetti che il redde rationem non ci sarà? Ho il vago sentore che questi stiano lavorando anche ad impostare un racconto per quando il loro bluff non potrà più incantare, e naturalmente il tutto funzionerà. Questi sono riusciti a cambiare antropologicamente milioni di italiani, non bisogna sottovalutarli.
    Quanto all’opposizione mi sembra che anch’essa si sia fatta tramortire e continui a fare infiniti errori. Forse per prima cosa, come dicevi tu in un precedente post, dovrebbe riprendere un rapporto diretto col territorio e quindi differenziarsi dagli schemi ideologici e linguistici del potere. Inoltre secondo me dovrebbe evidenziare quanto questo regime populista ci ha impoveriti: la mutazione antropologica non ha ancora toccato la concretezza dei nostri portafogli.

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