Nella Recherche, uno dei pochissimi libri veramente fondamentali nella storia della letteratura, Marcel Proust descrive con feroce sarcasmo, un pizzico di nostalgia e una spietata precisione il canto del cigno di una società, quella aristocratica e altoborghese dell’ancien regime, colta nel momento della sua caduta. Le due guerre mondiali avrebbero cambiato il corso della storia e il potere sarebbe diventato il gioco preferito dei grandi capitalisti.

Ho spesso parlato, in questo piccolo spazio di libertà che mi sono concesso, del pericolo di una deriva democratica in questo paese ma riflettendo più a mente fredda mi rendo conto che forse stiamo assistendo a qualcos’altro. C’è la speranza che si stia vivendo il declino inarrestabile di una classe politica, quella dei corrotti e dei corruttori, dei conniventi con la criminalità organizzata, dei puttanieri e dei ricattatori, che si appresti la sua uscita dal palcoscenico della storia.  Un palcoscenico di terza categoria per un pubblico di terza categoria, verrebbe da dire. Quando al potere non resta che l’arroganza, quando la politica diventa una trita solfa di proclami deliranti e insulti di bassa lega, quando perfino un esercizio pratico ed elementare della prassi politica, come la presentazione di una lista elettorale, si trasforma in farsa, significa che quel potere è arrivato alla frutta, nonostante l’apparente letargia della gente (perchè di gente si tratta, definire “popolo” quello che abita l’Italia significa accreditarlo di una nobiltà che non merita. Siamo stati popolo nella breve stagione della Resistenza, poi, irrimediabilmente, sempre e solo “gente”).

Veniamo ai fatti: mentre la Polverini ha mostrato finalmente con chiarezza da dove proviene con le dichiarazioni di questi giorni (ma perchè i fascisti quando si comportano come tali e parlano come tali si offendono se li si apostrofa di conseguenza? ), c’è una certa giustizia poetica nel pasticcio che ha portato all’esclusione della lista Formigoni: l’ineffabile governatore della regione Lombardia, infatti, avendo imperversato con la sua giunta per due mandati sulla regione più ricca d’Italia, togliendo ai poveri per dare ai ricchi, come un Robin Hood che ha preso una botta in testa, non era eleggibile. Lo dice la legge dello stato, per quel che vale la legge dello stato in una democrazia da Grande Fratello come la nostra. Ineleggibile a sua volta, per lo stesso motivo, è Vasco Errani, riproposto come candidato dalla sinistra. La prova matematica che la stupidità è trasversale.

Le dichiarazioni del premier, che prima ha dato dei “talebani” ai giudici e oggi parla di “guerra” con i magistrati, testimoniano, oltre che una mancanza d’argomenti desolante, che lo scontro istituzionale è a un livello tale che non può che collassare.  Dal momento che sarebbe troppo anche per gli italiani una rivisitazione del ventennio fascista con a capo un ometto anziano e satiriaco e che il delfino dei savoia ha perso qualunque credibilità come sovrano, cantando il più orrendo motivo mai presentato a quella saga di motivi orrendi che è S. Remo, si può dedurre che una volta collassato il sistema, questo non possa che rinnovarsi su nuovi schemi.

Chi compilerà questi nuovi schemi? Chi si prenderà l’onere di restituire dignità e credibilità a una nazione che ormai fa ridere mezzo mondo? Non c’è bisogno di un rivoluzionario ma di qualcuno che possa trasformare la costituzione in lettera viva, che porti a compimento il processo iniziato il venticinque Aprile del 1945, che trasformi la politica da scontro a dibattito civile, da palco degli interessi personali a palestra dell’interesse comune, che costruisca la strada delle pari opportunità, dell’uguaglianza, dell’equità e del rispetto delle diversità.  E’ una partita difficile ma in Italia esistono persone in grado di giocarla, bisogna solo avere il coraggio di tornare in campo. Molti l’hanno fatto in passato: Ambrosoli, Falcone e Borsellino, Pio La Torre, Pier Santi Mattarella, Biagi, Guido Rossa, Aldo Moro, tutti caduti per la difesa della democrazia, giudici, politici, poliziotti, funzionari dello Stato, non di un governo o di una parte, ma di una idea condivisa.

Loro hanno indicato la strada, in questi anni ce ne siamo allontanati ma lei è sempre lì, faticosa e difficile, ma giusta. Visto come stando andando le cose, sarà l’unica strada possibile se si vuole continuare a credere in questo paese. Ci sono ancora persone che quotidianamente, con abnegazione e un pò di masochismo, rischiano la vita per noi. Sono giudici, funzionari, appartenenti alle forze dell’ordine, politici (pochi), esattamente come quelli che sono caduti. Sta a noi, alla gente italiana, diventare popolo e fare sì che nessuno più debba morire per difendere i nostri diritti. C’è poi la massa silenziosa degli onesti, quelli che quotidianamente svolgono onestamente il proprio lavoro, che pagano le tasse, che educano i propri figli al rispetto della legge e delle regole, che da anni vengono presi in giro e umiliati dagli esempi offerti da una classe politica che ha perso ogni contatto con la realtà. Insieme, queste forze, formano la società civile, il popolo. Insieme, possono e devono riprendere quella strada. Nel frattempo, aspettiamo un redivivo Proust che racconti con lo stesso tocco magico la scomparsa della giungla con i suoi caimani.

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