A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Figli di uno stato minore


Da qualche anno a questa parte, indipendentemente dal colore politico, la politica dei governi che si sono succeduti al governo del paese sembra essere incanalata verso una cancellazione virtuale dei giovani.

Risolto il problema della tossicodipendenza cancellando il fenomeno dai notiziari e dai giornali o relegandolo a passatempo per ricchi privilegiati con manie depressive (vedi caso Morgan), ignorato il problema dell’alcolismo dilagante, a meno che non si pensi che i divieti del tutto ignorati possano essere una soluzione al  fenomeno, chiuse le porte al mondo del lavoro con provvedimenti che permettono assunzioni con stipendi da fame e licenziamenti a tempi di record, devastata la scuola, impedendo nella sostanza ai docenti di fare il proprio lavoro, ci si chiede quando si arriverà alla sterilizzazione obbligatoria o a liberalizzare il tiro a segno ai ragazzini per strada, come nelle favelas brasiliane. Per non parlare dei ragazzi immigrati, a cui si vorrebbe addirittura anticipare l’esperienza carceraria confinandoli in quella assurdità delle classi-ponte e a cui si limitano i diritti costantemente. Non ricordo, negli ultimi vent’anni, un provvedimento che abbia cercato di risolvere il problema del disagio giovanile, un provvedimento serio per limitare la dispersione scolastica, per disincentivare la tossicodipendenza (perchè quello è il nodo, proibizionismo e liberalizzazione hanno entrambi fallito), per fare sì che i ragazzi che vivono nei troppi ghetti satellite delle grandi città non diventino preda della criminalità organizzata.

Apatici, disinteressati a tutto, spaventosamente ignoranti, incapaci di accettarsi e di accettare l’altro, egoisti in modo nevrotico: i nostri ragazzi stanno diventando così, i ragazzi che passano sui banchi di scuola sono così. E le famiglie? Le famiglie, spesso, li coccolano, li spalleggiano, li difendono a spada tratta creando una zona franca, attorno a loro, una sorta di cuscinetto protettivo destinato a esplodere con conseguenze drammatiche non appena quei ragazzi verranno a contatto con le difficoltà della vita reale. Vite virtuali passate cliccando sulla tastiera del telefonino o su quella del computer, opportunità di confronto e dialogo come quella offerta dalla rete sprecate tra volgarità e pornografia, i libri un oggetto alieno e minaccioso da evitare. Questo stanno diventando i ragazzi italiani.

Obama, che non sarà un nume sceso in terra a illuminare la via ma di buona volontà ne ha, come primo provvedimento del suo mandato ha provveduto a finanziare la scuola pubblica perchè ha compreso che se non prepariamo il futuro non c’è futuro, se non creiamo cittadini che abbiano fiducia nelle opportunità offerte dalla democrazia, non avremo democrazia, se non spieghiamo come usare lo spirito critico, non avremo uomini e donne liberi  ma consumatori, potenziali, pretendenti alla dipendenza dall’alcool, dalle droghe, da internet, da tutto quello che possa distogliere dalla responsabilità e dal senso di colpa.

Da noi, nulla di tutto questo. Non voglio ridurre tutto a un discorso ideologico nè attaccare meschinamente le scuole private, che di qualche soldo in più hanno goduto in questi anni, mi preme solo dire, e lo faccio con cognizione di causa perchè io insegno in una scuola di frontiera, che a volte, la possibilità di diventare un criminale o una persona onesta, un drogato o un ragazzo che affronta la vita senza scappare, una testa pensante o una infinitesima parte della massa informe di quelli che non scelgono mai, passa attraverso un banco di scuola e la voce di un insegnante.

Ovviamente, a poco possono banchi e insegnanti se non c’è la collaborazione della famiglia. Ma in questo paese non esiste nè una politica di supporto alle famiglie, solo proclami demagogici e di comodo, nè una politica scolastica, solo macelleria all’ingrosso. Abbiamo quindi una gioventù, non ancora maggioritaria, per fortuna, ma per quanto?  che è l’inevitabile prodotto di questa amnesia dello Stato. Gioventù che allo Stato, volendo fare un discorso cinico, costa molto più che una politica famigliare sensata e una politica scolastica mirata e lungimirante. Pensiamo ai consultori iper affollati, ai Sert, ai servizi sociali oberati di lavoro che, nel tentativo di aiutare tutti non aiutano più nessuno, agli ospedali dove finiscono gli alcolizzati, i tossicodipendenti, ecc.  Un fiume di denaro che si perde nel nulla, potenzialità inespresse che resteranno per sempre tali quando, forse, sarebbe bastato un intervento minimo al momento giusto per evitare una tragedia. Al costo economico associamo il costo sociale, enorme, intollerabile per uno stato democratico. E’ una mattanza, lenta, invisibile, costante, che non occupa le prime pagine dei giornali, che non passa in televisione, di cui ci rendiamo conto solo quando è troppo tardi per fare qualcosa. Le statistiche sulla tossicodipendenza, sull’alcolismo, sui suicidi, sugli incidenti stradali, sono spaventose.

Se c’è qualcosa per cui questa classe politica debba ritenersi colpevole, a parte le ruberie, la corruzione, le menzogne e l’inettitudine, è la scientifica cancellazione dei giovani dal lessico politico. Se c’è un motivo per maledire questa classe politica è quello di aver trasformato gli ideali in vuote illusioni e il futuro in una linea grigia senza orizzonte.

Categorie:Attualità, La scuola

2 risposte

  1. Figli di uno stato minore
    gia’ il titolo ti fa capire che pseudointellettualismo di sinistra si nasconda dietro lo scritto dell’articolo. Uno che si sente molto fuori dal coro, ma la ocsa triste e’ che cerca in realta’ – furbetto furbetto – il suo spazio in politica attraverso internet.
    Senza ottenerlo, fortunatamente

    Mi piace

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