Che gli italiani abbiano la memoria corta, è cosa nota. In caso contrario, il paese non sarebbe nell’impasse politica, economica e sociale in  cui si trova, non ci sarebbe un partito di governo che ha come cavallo di battaglia il razzismo, ecc.ecc.

Ma che ad avere la memoria corta sia il presidente del consiglio è un  pò più grave, dal momento che chi rappresenta il popolo dovrebbe esserne il campione, possedere caratteristiche migliori e non cadere negli stessi errori.

Non so tuttavia come definire diversamente il richiamo alla piazza del premier. Da anni, manifestazioni contro il governo  a cui hanno partecipato milioni di lavoratori sono state ignorate dai mezzi d’informazione, sminuite, spesso sbeffeggiate. Ricordo uno sciopero cui partecipò più di un milione di lavoratori: la risposta del premier fu:”Sono di più quelli rimasti a casa”.

Ma sulle ondivaghe opinioni del leader del centrodestra si sono spesi fiumi d’inchiostro. In realtà, per l’ennesima volta, si usa la tattica della cortina di fumo su cui mi sono già espresso in questo spazio. Alzando il tono delle dichiarazioni, attaccando i magistrati, piangendosi addosso, il premier maschera l’ennesimo atto politico mirato a risolvere un suo problema personale: mi riferisco alla fiducia richiesta sul provvedimento del legittimo impedimento. Sul provvedimento in sè stesso, dico solo due parole: è una assurda stupidaggine. Se un ladro di polli viene colto sul fatto viene processato per direttissima e non può accampare impedimenti di sorta, non vedo perchè un uomo politico, che si è candidato col certificato dei carichi pendenti non esattamente immacolato, e questo si dimenticano tutti di ribadirlo, a destra e a sinistra, un uomo politico che può permettersi i migliori avvocati sulla piazza, debba essere sottoposto a quello che è un evidente trattamento di favore. Il provvedimento è meno grossolano del lodo Alfano, più sottilmente anticostituzionale, ma stabilisce in ogni caso un privilegio assolutamente intollerabile. Purtroppo, spesso, il premier confonde le garanzie con i diritti feudali, il potere politico col comando, l’amministrazione dello stato con la gestione del patrimonio personale, l’alleanza politica con la devozione.

Ma quello su cui vorrei che i miei venticinque lettori riflettessero, è l’uso indiscriminato della fiducia e del decreto legge da parte di questo governo. Praticamente ogni provvedimento approvato dall’attuale maggioranza è stato ottenuto o con la prova di forza della fiducia o con lo strumento del decreto legge. Di fatto, il parlamento, da anni, viene esautorato di una delle sue funzioni più importanti, quella discussione delle leggi, quella del confronto democratico tra maggioranza e opposizione.

Se c’è un punto su cui l’opposizione dovrebbe battere ( ma, ahimè, questa sinistra ha la dote di schiacciare i tasti sbagliati nel momento meno opportuno) è proprio questo autoritarismo che si sta consumando con la complicità di una maggioranza fatta di cortigiani, più che di teste autonomamente pensanti. Chi pensa che per arrivare la fascismo sia necessaria una nuova marcia su Roma, magari condotta dai leghisti, si sbaglia. E’ sufficiente, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, decreto dopo decreto, fiducia dopo fiducia, scardinare una delle basi della democrazia, togliere sostanza al dibattito parlamentare, anestetizzare la contrapposizione e, naturalmente, alzare cortine di fumo in modo che i sudditi distolgano lo sguardo dalle malefatte del sovrano. Passo dopo passo, si arriva alla eliminazione virtuale dell’opposizione che si trasforma in un fastidioso soprammobile. Ma l’opposizione, in un democrazia reale, svolge la fondamentale funzione di controllare l’operato del governo, dei stigmatizzare gli abusi, di portare proposte migliorative o alternative. Per quanto a Berlusconi dispiaccia, non se ne può fare a meno. Per arrivare al fascismo nel secondo millennio non sono più necessari camice nere e manganelli, basta un Feltri per eliminare un avversario, basta un decreto per indebolire il capo dello stato, basta un voto di fiducia per regalare un nuovo privilegio al sovrano. Sempre in nome di Dio e della nazione, naturalmente. E’ sufficiente seguire un telegiornale per accorgersi che non esiste dibattito politico in Italia, non esiste una reale discussione su temi importanti, non c’è nessuna volontà di informare l’opinione pubblica su quello che accade. Di Pietro, con i suoi attacchi veementi e verbalmente coloriti, fa solo il gioco del re, che sorridendo bonario alla sua corte dei miracoli, indica il reprobo e sussurra:”Vedete come mi trattano?”

Hanno perfino impedito il normale confronto elettorale chiudendo i talk show. Non che siano il non plus ultra, troppo spesso si riducono a beghe da cortile o a risse tra esagitati, tuttavia sono gli unici spazi sulla televisione pubblica dove ancora, almeno in nuce, si dibatte di politica tra parti contrapposte.

E’ sui fatti che si batte l’autoritarismo populista,il fascismo strisciante di questa maggioranza,  sul confronto continuo, sul richiamo alle cose concrete, obbligando il premier a fare quello che non è abituato a fare, costringendolo a un contraddittorio serrato e continuo. Servono proposte concrete proposte politiche, come una limitazione al numero di decreti e di voti di fiducia proponibili da un esecutivo, che appare ormai l’unica possibilità per ridare dignità ad un parlamento quotidianamente umiliato e ignorato sì dal premier, ma anche da chi dovrebbe esercitare il dovere di critica e si astiene dal farlo, anche da chi dovrebbe pensare con la propria testa e gli viene più comodo pensare con quella del capo.

Berlusconi e la sua corte sono stati democraticamente eletti ( anche se, visto lo strapotere mediatico, su questo ci sarebbe parecchio da eccepire), il premier è il campione della maggioranza degli italiani. Se la sinistra vuole sostituirlo, deve essere migliore e non cadere negli stessi errori. Deve proporre qualcosa di nuovo, non riproporre il suo modello cambiando le parole, non riproporre i suoi manifesti cambiando i simboli. Soprattutto non cadere nei tranelli che gli vengono tesi da quello che rimane un abilissimo venditore di sè stesso.

Le cortine di fumo possono essere soffocanti, ma basta un pò d’aria fresca a diradarle, il fascismo è una minaccia sempre presente ma la si sconfigge con parole che sembrano non fare più parte del lessico della sinistra: solidarietà, partecipazione, cooperazione, unione. Alla politica dell’(arra)fare va sostituita la politica dell’essere, la politica del saper fare.

Quanto al richiamo alla piazza da parte del premier, se anche riuscisse a radunare una folla oceanica, magari di fronte a Palazzo Venezia, si potrà sempre obiettare che la maggior parte della gente è rimasta a casa…e poi non fa neppure arrivare i treni in orario.

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