A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Disonestà nascosta


Leggo su Il Secolo XIX di oggi, nella pagina on line: “Cortei e assemblee, domani rischio paralisi a Genova”.

Premetto che io domani non sciopererò perchè il sindacato a cui sono iscritto non ha aderito, tuttavia non posso esimermi dallo stigmatizzare un titolo tanto aberrante e vergognoso. Il messaggio che l’ineffabile giornalista manda ai lettori è che lo sciopero costituisce un disagio, addirittura una paralisi, insomma una danno per la città.

Ora, parte il fatto che uno sciopero deve creare danni e disagi altrimenti non serve a un accidente, sarebbe stato forse opportuno spendere qualche parola sul perchè tanti lavoratori rinunciano a una giornata di stipendio e scendono in piazza a protestare. Sarebbe forse stato opportuno intervistare alcuni sindacalisti, sia quelli delle organizzazioni che hanno scelto di mobilitarsi che quelli delle organizzazioni che hanno scelto di non farlo. Sarebbe forse stato opportuno informare i lettori sul perchè Genova domani è a rischio paralisi. Ma questo avrebbe significato fare giornalismo serio, onesto e super partes, e i nostri giornalisti non ci sono abituati.

Per i miei venticinque lettori (non è megalomania: ho veramente una media di venticinque lettori) spiegherò io le ragioni di questo sciopero, almeno per quanto riguarda il comparto scuola.

Dopo la devastazione della scuola media e quella della scuola elementare il governo ha deciso di completare l’opera devastando la scuola superiore. Domani scenderanno in piazza i precari, falcidiati dai selvaggi tagli di cattedre che proseguiranno per altri due anni, secondo i piani del governo, scenderanno in piazza i Dirigenti scolastici, che avanzano crediti di centinaia di milioni di euro dallo stato e non hanno soldi per comprare nemmeno la carta igienica, scenderanno in piazza i docenti, stufi di un governo che non tiene in nessun conto le necessità didattiche, i valori della scuola, la sua missione. Il numero di alunni per classe è ormai aumentato ai limiti dell’assurdo, la sicurezza scolastica è stata abbandonata, i docenti di sostegno tagliati, i servizi sociali sono subissati di richieste e non hanno fondi per soddisfarle tutte, la riduzione delle cattedre a diciotto ore comporta enormi disagi quando mancano uno o più docenti, i docenti continuano a vedersi decurtare lo stipendio nella prima settimana di malattia. Lo stato sta rendendo impossibile assicurare un diritto sancito dalla costituzione: il diritto allo studio, il diritto di avere tutti le stesse possibilità, il diritto dei ragazzi di sviluppare le proprie capacità e attitudini  e di costruirsi un futuro migliore del presente. O meglio: lo stato garantisce questo diritto a chi può pagarselo. Per questo i miei colleghi domani scenderanno in piazza e su questo il Secolo XIX non spende una parola. Si ricorda della scuola per parlare della bidella in malattia a Sharm el Sheik o del preside che non dà la pagella all’alunna che non ha versato il contributo. La scuola è in prima pagina se serve ad amplificare la voce del padrone, a farsi forti con i deboli, a denigrare una categoria partendo dal principio di fare di tutt’erba un fascio, quando si tratta di diritti dei lavoratori, allora si paralizza la città.

E’ l’Italia di oggi, che nasconde la disonestà tra le parole, che si ammanta di perbenismo e poi va a puttane, che altera la realtà con l’omissione, che non ha il coraggio di mentire, semplicemente non dice. E’ un’Italia senza più etica e senza più morale, uno stato baraccone amministrato da un mangiafuoco che oltre che rabbia comincia a fare anche un pò pena, dove chi dice no viene soffocato o messo ai margini, non importa se è un politico, un comico o un cantante. Dall’altra parte, l’Italia che lavora e che a stento arriva a fine mese, l’Italia stufa delle balle e dei giochi di prestigio, l’Italia degli operai e del loro sudore, l’Italia che disperatamente e un pò malinconicamente crede ancora in un futuro migliore. Una buona parte di questa Italia, domani, sarà in piazza a gridare forte la sua rabbia. Ma su questo particolare, il Secolo XIX  ha deciso di sorvolare…

Categorie:Attualità

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