E’ difficile per me commentare l’articolo apparso ieri sul Il Secolo XIX  riguardante alcune dichiarazioni del provveditore agli studi di Genova Dott.ssa Pagano che commentava il suicidio di un docente accusato di molestie. La Dott.ssa Pagano invitava le insegnanti donne a vigilare sulle loro allieve e a fare attenzione a qualsiasi segnale che potesse indicare il sospetto di molestie sessuali da parte dei colleghi maschi. Nel tono, l’intervento sottintendeva sia l’inaffidabilità degli insegnanti maschia sia la loro propensione alla pedofilia. Mi auguro, e ho buoni motivi per ritenere, che si tratti dell’errata o incompleta trasposizione dell’intervista da parte del giornalista perchè altrimenti saremmo di fronte a un nuovo assalto di stupidità che coglie i dirigenti della nostra scuola. Perchè poi la Dott.ssa Pagano, persona solitamente capace ed equilibrata, avrebbe dovuto uscirsene con una tale bestialità, resta un mistero. Ma di misteri del genere, nella nostra scuola ce ne sono molti.

Premetto, tanto per chiarirci le idee che personalmente ritengo che un insegnante che sia stato ritenuto colpevole (colpevole, non accusato) di molestie, dovrebbe semplicemente non fare più l’insegnante e direi che è sufficiente per chiarire il mio punto di vista. Tuttavia la nostra è una categoria vulnerabile, soggetta a ritorsioni da parte di famiglie iper possessive e di alunni diversamente buoni. Basta solo un’accusa, anche se non provata, anche se giudicata inconsistente, per rovinare anni di dedizione al lavoro. Come ha cantato qualcuno “la calunnia è un venticello…”. Il primo errore della Dott.ssa Pagano è stato quello di emettere de facto un verdetto di colpevolezza ancora prima che fosse partito un avviso di garanzia. Anche per rispetto verso un collega che ha fatto un gesto tanto estremo, si poteva evitare. Il secondo errore è stato quello di ritenere che le molestie ai ragazzi riguardino solo gli insegnanti maschi. Casi anche recenti, di cui la dottoressa non può non essere a conoscenza, hanno dimostrato che non è così. Anche ammettendo, non ho dati a disposizione per affermare il contrario, che ci sia una prevalenza di molestatori maschili, purtroppo va preso atto che la perversione, la prevaricazione e la violenza sono diventate trasversali.

Il terzo errore, questo grave e imperdonabile, è quello di considerare le insegnanti donne più sensibili, più disponibili al dialogo con gli alunni, più capaci di osservare quei cambiamenti di umore, di comportamento che si verificano nei casi di molestie. Questa, dottoressa, è una grossa stupidaggine, detta da qualcuno che, evidentemente, raramente ha messo piede in una scuola o su una cattedra. Perchè vede, se tutti noi insegnanti, maschi e femmine, non avessimo cento occhi, non ci confrontassimo quotidianamente nei corridoi della scuola sui ragazzi, non cercassimo un dialogo continuo con i ragazzi, non stabilissimo con loro un patto non scritto basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, il nostro lavoro si ridurrebbe a spazzatura, il nostro ruolo sarebbe quello di inutili e vuoti ripetitori di formule di sapere stantie  e prive di significato. Soprattutto chi come me, che insegno materie letterarie, passa molte ore in una classe, arriva a riconoscere ogni più piccolo cambiamento nei ragazzi, fisico o psicologico, a percepire il malessere a pelle, per istinto, per quella empatia che è necessario creare per lavorare fruttuosamente con loro. Potrei raccontarle decine di casi drammatici dove la sensibilità e la capacità di osservazione di un collega o di una collega hanno evitato tragedie (non esagero, parlo per esperienza diretta e personale), dove un consiglio di classe si è mobilitato per risolvere una situazione difficile, ecc.ecc.

Non tutti gli insegnanti sono uguali, tutti abbiamo sensibilità diverse, il nostro è un lavoro difficile che si fa ogni giorno sempre più complicato perchè  sempre più complicati sono i ragazzi e i loro problemi. A salvarci è l’unione, lo sforzo comune di trovare soluzioni adeguate. In una scuola di frontiera come quella in cui lavora chi scrive, se non ci fosse piena fiducia nei colleghi del consiglio di classe, se non ci fosse comunione d’intenti e disponibilità ad ascoltarci e ad ascoltare, sarebbe impossibile lavorare. E lei cosa fa? Invita alla divisione, al sospetto, a una discriminazione sessuale stolida e fuori dal tempo. La scuola italiana ha bisogno che i docenti possano lavorare in modo proficuo, ha bisogno di strumenti adeguati, di formazione, di supporto dal territorio e dai servizi. Le scuole cadono a pezzi, la sicurezza è un optional per pochi, le aule scoppiano di alunni problematici a cui il ministero che lei rappresenta ha negato e nega il sostegno, manca la carta per fotocopie, la carta igienica, il personale ata, il personale di segreteria, siamo costretti a orari pesanti per via di norme cervellotiche, i fondi per le attività di recupero vengono tagliati ogni anno e lei su cosa esterna? Prende un fatto di cronaca come pretesto per accusare gli insegnanti maschi, mette in guardia le colleghe, chiama alle armi la saggezza e il sesto senso muliebri per opporsi ai maschi prevaricatori e violenti. Io spero proprio si tratti della interpretazione deviata di un giornalista che ha voluto polemizzare. Ripeto, la dottoressa è persona capace e solitamente equilibrata. Non vorrei che quella fiera della stupidità che è diventato il ministero dell’istruzione avesse contagiato anche gli amministratori locali. Siamo già sufficientemente umiliati da stipendi da fame, un prestigio ridotto a zero, una generalizzata diffidenza da parte delle famiglie perchè ci ritroviamo anche a fare i conti con sussulti di idiozia. Non vorrei che la necessità del “dobbiamo fare qualcosa siamo sotto elezioni” avesse  indotto un importante dirigente a dichiarazioni così intempestive e infelici, sarebbe davvero molto triste. Resta la morte di un collega, a cui in ogni caso va il mio cordoglio, restano domande irrisolte che non troveranno risposta. Forse, dopo che tante volte abbiamo chiesto un suo intervento e ci è stato negato per problemi, per carità, meno tragici ma molto importanti per chi lavora giorno dopo giorno con quei ragazzi e quelle ragazze che lei dice di voler tutelare, , questa volta sarebbe stato più opportuno che avesse rispettato la regola che da qualche tempo l’ufficio di cui lei fa parte sembra aver deciso di seguire: quella del silenzio.

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