A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Una scelta che pesa


Quelle che si svolgeranno oggi e domani non sono consultazioni elettorali normali, inutile nasconderselo. Siamo giunti ad un punto cruciale nella storia (poco gloriosa) della nostra democrazia. Eravamo un piccolo paese che ha cresciuto grandi uomini, un piccolo paese capace (raramente) di grandi imprese. Oggi siamo un piccolo paese governato da uomini piccolissimi. Una eventuale svolta autoritaria avviata col consenso popolare non scandalizzerebbe nessuno: ricordo che l’unione europea sopporta Putin, che proprio democratico non è. Europa per altro troppo presa in questo momento a decidere se i greci devono scivolare nella miseria o è lecito aiutarli. I mezzi di informazione ci fanno perdere la vera natura delle cose: vertice europeo per decidere quali aiuti economici dare alla Grecia. Cifre, numeri, ma nessun servizio fa vedere i volti dei disoccupati, i drammi delle famiglie sfrattate, il reale significato della crisi. Maschere, sipari, apparenza. Della stessa materia sottile non dei sogni ma delle bugie è fatto questo governo. La campagna elettorale è stata impostata sull’insulto, la calunnia, la menzogna non perché il premier non abbia avuto la possibilità di enumerare i risultati del lavoro del suo governo, semplicemente perché i risultati non ci sono.

La spazzatura è tornata a Napoli, l’Aquila è un cumulo di macerie e i retroscena su come il grande puttaniere gestiva la protezione civile vengono fuori ogni giorno, retroscena sporchi, la disoccupazione aumenta ogni giorno, l’industria grande, piccola e media è in crisi, la scuola si avvia per l’ennesima volta a essere snellita di insegnanti e contenuti, gli italiani pagheranno settecento euro in più di tasse e già pagano da tempo più tasse per quei servizi gestiti dai comuni che hanno dovuto essere tagliati per abbassare l’Ici. Questi sono i risultati che il governo avrebbe dovuto enumerare, non stupisce che si sia scelta la strada del vituperio, non stupisce che,  complice l’inadeguatezza della sinistra, si siano messi a tacere i pochi che hanno il coraggio di dire che il re è nudo. E forse questa censura ottusa e stupida come tutte le censure, questa rabbia mai sopita per chi osa contraddire il capo, questo livore degno di un’analisi psicoanalitica verso chi cerca di fare onestamente il proprio lavoro, è il dato più preoccupante, il segnale di una escalation, il segnale che finalmente questo governo ha deciso di mostrarsi per quello che è, di rivelare la sua natura fascista.

Ma è anche l’unico dato che segnala un principio di riscossa. Possiamo dire grazie a quell’ ottusa censura se Monicelli ha voluto parlare di rivoluzione e persino i fratelli Vanzina, sì proprio loro, i fratelli Vanzina, quelli della Milano da bere, si sono uniti alla sua voce.  Una rivoluzione è davvero necessaria, non c’è bisogno di imbracciare le armi o montare le barricate:  basterebbe ritrovare  la capacità di indignarsi. Indignarsi come accade in ogni società   civile quando il capo del governo accampa il diritto di essere diverso da tutti gli altri cittadini, si circonda di ladri e mafiosi, si gingilla con pullman di prostitute. Indignarsi perché i problemi non vengono risolti ma solo nascosti, perché vengono definiti eroi un mafioso assassino e un puttaniere che pubblicamente millanta efficienza e poi assume decine di parenti, figli e amici di potenti per restare saldamente attaccato alla sua poltrona. Indignarsi perché viene proposta una legge che di fatto restituisce i beni ai mafiosi, indignarsi perché, per evitare sgradevoli contrattempi al capo, viene proposta una legge che impedirà le intercettazioni e il 50% dei reati mafiosi resteranno impuniti, indignarsi per questa continua, prolungata, nauseante valanga di bugie. Una società civile che sia veramente tale ha il dovere di indignarsi, non può rimanere indifferente, passiva, apatica verso tutto, deve promuovere quelle persone che tramite scelte anche impopolari hanno preteso onestà, in questo momento mi viene in mente Niki Vendola,  qualcuno che anche la sinistra ha cercato di affossare.

Perché se Atene piange, Sparta non ride ma da qui a dire che sono tutti uguali, come fanno i qualunquisti, i superficiali e quelli in mala fede, ce ne passa.

Oggi andrò a votare, turandomi un po’ il naso perché non posso essere entusiasta di una opposizione inerte e senza anima, ma andrò a votare. Andrò a votare per rispettare  quei vecchi partigiani che incontro ogni anno con i miei alunni, per rispettare la memoria dei morti di Portella delle Ginestre, per rispettare la memoria di Falcone e Borsellino, per rispettare la memoria di chiunque ha lottato ed è caduto per difendere la libertà e la democrazia in questo paese. Turandomi un po’ il naso, andrò a votare ricordando tutti loro.

Categorie:Attualità

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