Mentre Cota in Piemonte paga il dovuto dazio al Vaticano bloccando la distribuzione della pillola del giorno dopo e togliendo il patrocinio al Gay pride ( donne svergognate e omosessuali sono bersagli facili, per un partito abituato ad essere leone con gli agnelli ), mentre la Bonino, che ricordo è andata da Santoro a difendere il bavaglio all’informazione presentato da un suo compagno di partito, si lamenta di non essere stata sostenuta da una parte della sinistra ( era il candidato peggiore da presentare nel luogo meno indicato: perfino io non l’avrei votata), mentre Berlusconi confortato (in teoria) dal voto degli elettori (che non c’è stato perchè hanno votato Lega) ricomincia a proporre leggi per risolvere i propri guai personali,  nella direzione nazionale  del Pd si affilano i coltelli per la resa dei conti. Un quadro stucchevole, già visto, una recita monotona e senza spessore, uno squallido balletto senza etoiles.

In questo paese tutto va sempre come previsto, senza sorprese o sussulti, senza variazioni sul tema. A farne le spese, naturalmente, sono i disoccupati, i precari, i lavoratori che vedono il costo della vita aumentare, gli insegnanti che si vedono impossibilitati a fare il proprio lavoro, i giovani senza prospettive. A guadagnarci, i furbi, i raccomandati, i corrotti, i criminali, la feccia.

C’è bisogno di aria fresca, di pulizia, di una voce nuova. Ritengo che la direzione nazionale del Pd debba dimettersi e questo principio dovrebbe essere inserito nello statuto: chi perde, quindi sbaglia, paga. Sarebbe già un bel passo avanti.

Beppe Grillo, che amo come comico, non come politico, ha comunque dato degli stimoli, delle idee. Bene farebbe il Pd a riflettere su quello che dice, invece di tacciarlo di fascismo o di nientismo, bene farebbe, invece di dichiarare la propria disponibilità a riforme condivise ( condividere cosa? La riforma sulle intercettazioni? l’impunità del premier? Il depotenziamento della magistratura? Il bavaglio all’informazione? Le centrali atomiche?), a cogliere quegli spunti che, ragionevolmente, possono e devono far parte del programma di un moderno partito riformista: l’attenzione all’ambiente, la questione morale, salario minimo ai disoccupati, tasse di solidarietà per i redditi più alti (è il modo in cui Obama pagherà la riforma sanitaria negli Usa), attenzione ai giovani, potere d’acquisto dei salari, argomenti spariti da qualunque programma politico.  In sostanza, consiglierei al maggiore partito d’opposizione di fare il partito d’opposizione non di inseguire chi governa sulla strada della demagogia. La soluzione non può certo essere quella di strizzare l’occhio al radicalismo, ormai morto e sepolto a sinistra, ma neppure quella di inseguire un centro che non esiste più. Un altro problema su cui sarà necessario far chiarezza è il rapporto con la Chiesa. Da cattolico, l’ho detto altre volte, sono rimasto disgustato dalla discesa in campo del Vaticano e sono ancor più  disgustato dalla pronta pronazione di Cota: facendo parte di un partito che parla chiaro e non guarda in faccia nessuno, almeno a detta di Bossi, un tale baciapilismo dovrebbe lasciare quantomeno sconcertati i suoi elettori. Io penso che lo stato debba essere laico, sempre e comunque e che una tale intromissione del Vaticano avrebbe dovuto provocare una vibrante reazione da parte di tutte le forze politiche, governo compreso. Lascia perplessi, anche in questo caso, la reazione di Bersani che, a parte non avere un programma, non possedere una linea politica, essere privo di carisma personale, era la scelta ideale come segretario: ha affermato, nella sostanza, che il Vaticano è libero di dire quello che vuole. Con buona pace per la laicità dello stato.

Concludo con un consiglio alla dirigenza del Pd: andate via, lasciate spazio a gente giovane e capace come Zingaretti e Vendola o a gente esperta e dotata di cervello come Cacciari, andate via con le vostre vecchie alchimie, i vostri equilibrismi, le vostre giustificazioni. Andate via per favore, Veltroni, Bersani, D’Alema, toglietevi dalle palle, siete vecchi, bolsi, sfiatati, non avete più un briciolo di idee, non riuscite a capire la realtà che vi circonda. Andate via, chiamate Grillo, non come politico ma per avere nuovi punti di vista, chiamate giovani meridionali e  calabresi puliti e onesti perchè in quarant’anni non avete ancora capito che se non si risolve la questione meridionale l’Italia non si governa, andate via, per favore. Fuori dai piedi, lasciate spazio alla base che è fatta da gente migliore di voi, lasciate che a guidare il partito sia un operaio come Lula, lasciate che scelga la gente. Inserite le primarie come regola, non come eccezione. Le cazzate che avete fatto in Lazio e Piemonte forse si sarebbero state evitate e saremmo qui a parlare di qualcosa di  diverso da una sconfitta. Andate via, che la direzione si circondi di ambientalisti, esperti del lavoro, insegnanti, gente che tocca con mano la realtà, gente che sappia di cosa ha bisogno davvero la gente. Tanto che ci siete, prendete anche un esperto del linguaggio, perchè siamo stufi di non capire un cazzo quando parlate. Tanto che ci siete, prendete anche esperti informatici: non ve ne siete accorti ma il successo di Obama è passato anche dalla rete.  Andate via e bruciate il copione: non funziona più.

E se proprio non riuscite a staccarvi dalle vostre poltrone, se proprio dovete tediarci ancora con le vostre facce afflitte, almeno tacete. Tanto il risultato della vostra azione politica è lo stesso.

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