A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Troppi galli nel pollaio


L’on. Fini, tacciato dai suoi avversari di scarsa lungimiranza, secondo me in realtà sa guardare molto lontano. Trovatosi davanti a un bivio, lasciare il Pdl e una parte dei suoi uomini poco disposta a lasciare il potere dopo averlo assaporato, oppure fare la conta dei fedeli e restare a fare il quarto incomodo disturbando  il triumvirato Berlusconi- Bossi- Tremonti, ha scelto la seconda via, quella più difficile e irta di pericoli. Io penso che l’obbiettivo di Fini sia quello di logorare i nervi del premier fino a farsi cacciare via dal Pdl nella speranza di catturare una parte consistente dei voti moderati, andando anche a recuperare una parte degli astenuti. Ha imparato dal leader simil capelluto che piangersi addosso è un’ottima tattica per racimolare voti e sta preparando dignitosissime lacrime.

Nel pittoresco e avvilente panorama della destra, Gianfranco Fini rappresenta un’eccezione. Da delfino di Almirante, con tanto di elogi all’abilità di statista di Mussolini, ha fatto le prove per diventare delfino di Berlusconi, traghettando An dalle nostalgie neofasciste verso una dimensione di destra europea, fino ad assumere una rispettabile dimensione di statista in proprio. La metamorfosi del suo partito non è del tutto riuscita, ma certamente è andata meglio del passaggio del partito comunista alla socialdemocrazia. Fini si è circondato in questi anni dei migliori intellettuali di destra, gente aperta, che non mette in dubbio le regole democratiche e non  ha nessuna intenzione di aderire a derive autoritarie. Più volte ha difeso il welfare dagli attacchi  della Lega e del premier, più volte è stata l’unica voce contraria nel coro belante dei sudditi. Ha certamente interpretato il ruolo di presidente della camera con senso dello stato e dignità. Personalmente, è un nemico che rispetto.

Sicuramente, l’ingresso di An nel Pdl è stato un errore tattico perchè il partito di Fini è lontano sia dalla xenofobia razzista della Lega sia dalla demagogia populista di Berlusconi ed è rimasto schiacciato tra queste due forze. Gli ex colonnelli di Fini, che dei fascisti hanno mantenuto il coraggio, appena avuto sentore che stava tirando una brutta aria, si sono immediatamente stretti attorno al loro munifico padrone guardando in cagnesco il reprobo. Credo che Fini non pianga la perdita di Storace, La Russa e Gasparri, una triade di gerarchi in sedicesimo buona da mandare allo sbaraglio nei talk show, dove sono soliti rimediare magrissime figure, e poco altro. L’idea del leader di An è quella di una destra che ricalchi il modello di Sarkozy, che in Francia ha immediatamente fatto piazza pulita dei suoi legami con l’estrema destra, legami che gli sono serviti per diventare  capo del governo, e ha attuato una politica che, seppur per alcuni versi non condivisibile e contestata dai francesi, è tuttavia ben diversa da quella del nostro nanopremier.

Insomma, tutti in Francia hanno temuto che LePen potesse diventare il capo del governo, nessuno ha gridato allo scandalo per la vittoria di Sarkozy. In questa ottica vanno intese certe uscite “di sinistra” di Fini: il voto agli stranieri, la difesa del welfare, ecc.ecc. nell’ottica di una destra che vuole essere sempre più centrista ed europea e lasciarsi alle spalle svastiche e fasci littori.

Non bisogna dimenticare che parliamo del redattore della Bossi-Fini, dell’uomo che ha inasprito insensatamente le leggi sulla detenzione di droga rendendo reato anche il semplice consumo, dell’uomo che deplorava la possibilità che il figlio potesse avere un maestro omosessuale. “Chi nasce tondo non può morire quadro” si dice al mio paese e ritengo che questa massima sia applicabile anche al presidente della camera. E’ indubbio che, da uomo di sinistra, dando per scontato che non vedo in tempi brevi un possibile riscatto della mia parte politica, un governo guidato da Fini mi rassicurerebbe di più di un governo guidato da Berlusconi, Bossi o Tremonti. Da qui a cercare assurde alleanze, come subito si è affrettato a fare qualcuno a sinistra, ce ne corre. “Mai con i fascisti” mi dicevano da giovane, ed è una regola aurea che ritengo la sinistra debba continuare ad applicare. Va bene la conciliazione, annullare le differenze però sarebbe troppo.

Non resta che sperare che il tentativo dell’onorevole Fini di scardinare il patto di ferro Berlusconi- Bossi- Tremonti riesca e che la cappa opprimente che stagna sulle nostre teste da qualche anno a questa parte si possa, almeno in parte, diradare.

Se poi a sinistra qualcuno cominciasse a prendere dagli avversari non il peggio ma gli spunti più interessanti e moderni, se si tornasse a un sano pragmatismo e si ascoltasse la gente, se si individuasse una linea politica condivisa che metta d’accordo le varie anime dilaniate, forse si riuscirebbe a ricreare una speranza. Ma ci sono troppi “se” di mezzo.

Attenzione però a elogiare e a sperare troppo nel presidente della camera. Un governo Fini sarebbe gradito agli Stati Uniti, che non amano nè Berlusconi nè Bossi e graditissimo a una Chiesa in cerca di un referente politico che non può certo trovare nella Lega. In questo quadro, Fini rischierebbe di portare a compimento in modo morbido quello che Berlusconi ha cominciato in modo traumatico, le basi per un governo autoritario, tentazione irresistibile per il leader di qualunque destra.

Attendiamo gli eventi e speriamo che se qualcosa deve cambiare, cambi in meglio. Guai a chi dice che peggio di così non si può!

Categorie:Attualità

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