A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La libertà di stampa ai tempi del re nano


Due notizie, una su tutti i giornali, si tratta del decreto sulle intercettazioni, l’altra solo su alcuni giornali, la condanna di “Libero” per le accuse ad Antonio Di Pietro. Due notizie emblematiche sul modo di concepire la libertà di stampa tenuto dal re nano e sullo stato della democrazia nel nostro paese.

Sul decreto sulle intercettazioni verrebbe da pensare a una boutade, uno spot di presentazione di Zelig, tante sono le trovate ilari al suo interno. Ad esempio quella che per intercettare un deputato è necessario il permesso del parlamento, oppure che diventa vietato registrare anche sè stessi mentre si sta parlando con un altro. Vediamo due applicazioni pratiche: l’on x sta trattando l’acquisto di una partita di cocaina. Va in parlamento e scopre che si vota per intercettarlo. Vota a favore e poi non compra più la coca e non parla più con lo spacciatore, a meno che non sia un perfetto idiota (in effetti, non mancano). Altro scenario: sono un funzionario pubblico e qualcuno mi ha offerto del denaro per favorirlo in una gara d’appalto. Registro la telefonata che prova il tentativo di corruzione e mi mettono in galera per sette anni. Sento già l’orribile Ghedini dire “Ma va là!”, ma la realtà è questa.  Non a caso, il decreto viene chiamato sui giornali “Anti- D’Addario”. Di idiozie simili il decreto è pieno: la speranza è che mafiosi, camorristi e ndranghetisti scoppino durante i bagordi che allestiranno per festeggiare. Sul bavaglio messo ai giornalisti non è il caso di soffermarsi: viola tutte le normative europee e la corte europea lo dichiarerà illegittimo in cinque minuti. Siamo davanti all’ennesima legge ad personam, l’ennesimo tentativo di mettere il bavaglio a tutti quelli che la pensano diversamente dal re e di evitare indagini imbarazzanti per il suo prestigio pubblico, per altro già ampiamente sputtanato (in tutti i sensi). E’ anche un favore al caro amico Rumentaso (i genovesi capiranno al volo, per gli altri, mi riferisco a quello che toglie la spazzatura e va a puttane pensando di essere James Bond), anche lui incappato in spiacevoli incidenti di percorso. La stampa deve essere ossequiosa o muta: non ci sono altre vie. Anzi, un’altra c’è.

Antonio Di Pietro ha vinto la querela contro Libero, che lo aveva attaccato mesi fa sui rimborsi elettorali. Sono stati condannati al risarcimento di duecentoquarantamila euro Mario Giordano, ex direttore del quotidiano di famiglia di Berlusconi, e vari altri collaboratori. Notizia che a quanto mi risulta, appare solo sul “Fatto quotidiano” del sempre ottimo Travaglio. La stampa per il premier deve essere ossequiosa o funzionare da killer, mentendo con la consapevolezza di mentire, distruggendo reputazioni senza tenere conto che le persone sottoposte a questi volutamente calunniosi attacchi hanno anche una vita privata, delle famiglie. Il caso Boffo è stato emblematico, con tanto di ipocrite scuse dell’insopportabile Feltri a danno fatto e consumato.

E’ la logica di un potere spietato, che non conosce regole e non ha nessuno scrupolo a usare tutte le armi di cui dispone, anche quelle proibite. I nauseabondi editoriali di Leccolini sul Tg1, con l’aggravante dell’uso personale del servizio pubblico, rientrano in questa ottica di gestione totale del potere a qualunque costo, senza fermarsi di fronte a nulla. Il fatto che l’attuale direttore di Libero non sia stato definitivamente radiato dall’albo dei giornalisti e Minzolini sia ancora al suo posto, è la prova che l’albo dei giornalisti è inutile, visto che qualunque camion dell’immondizia può riversare spazzatura su chiunque, e che la Rai è ormai una roccaforte inamovibile del nuovo ordine imposto dal re nano. Santoro, Floris, la Dandini, l’innocuo Fazio, sono avvertiti: la scure del re nano è pronta a calare su di loro. Attenti ai piedi.

La sinistra, come al solito, borbotta, dissente, si indigna a bassa voce, senza gridare, trovando anche lati positivi in questo nuovo passaggio del Rubicone contro la democrazia. Non credo che Fini, in questo suo meritorio ma assai tardivo tentativo di democratizzare il Pdl trasformandolo in un partito normale possa riuscire nel tentativo. Il Pdl è una corte, con un re e i suoi servi, non c’è spazio per la normale dialettica democratica. Non è mai stato un partito e non si capisce perchè il leader di An abbia scelto di farne parte. O forse si capisce benissimo.

Leggo ancora, con orrore, che Berlusconi prepara un congresso. Immagino faraoniche strutture da far impallidire quelle di craxiana memoria, immagino guitti e soubrette debitamente denudate fare da corollario all’immane pagliacciata, immagino lui, il re nano, scendere dall’alto accompagnato dal nuovo inno creato apposta per l’occasione da Apicella, non voglio andare oltre, ho terminato adesso di pranzare.  Sarebbe bello poter evitare di vedere l’ennesimo scialacquamento di denaro pubblico, l’ennesimo sfoggio di cattivo gusto da paese delle banane, le ennesima stupidaggini trite e ritrite ribadite a gran voce dai telegiornali che riprenderanno l’evento via satellite, sarebbe bello,quando avverrà, essere ricchi e famosi e potersi comprare un’isola deserta bandendo televisioni e giornali.

Vorrei, attendendo spasmodicamente il congresso del re nano, suggerire al centro sinistra alcune paroline da inserire nel prossimo programma elettorale:

Anti trust: norma che impedisce il concentramento di poteri nelle mani di una persona.

Conflitto di interessi: Quello che c’è quando è necessario l’antitrust. In Italia c’è.

Servizio pubblico: Guardatevi i video della rai di vent’anni fa. Quella roba lì, appunto. Sì quello era Fede, sì sembra un giornalista. Sì, anche Vespa. No, non sono gli stessi di adesso. Li hanno clonati e riprogrammati.

Radiazione dall’albo dei giornalisti per chi volontariamente pubblica notizie false tese a screditare qualcuno: un modo come un altro per invitare Feltri ad andare a fare il muratore.

Provate a rimetterle in cima alla lista, insieme alla nuova politica industriale, al supporto per i disoccupati e i licenziati, alle norme sul precariato, a una riforma seria della scuola, ma impegnatevi a farle, queste cose. Almeno finchè ne avete la possibilità. Ammesso che tra tre anni si voti. Ammesso che durante il congresso non decida di incoronarsi papa e instaurare una teocrazia. Indovinate chi sarebbe quello da adorare.

Categorie:Attualità

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