Ieri sera ho assistito sgomento alla puntata di Anno Zero di Santoro. A sconvolgermi non è stata certo la candida fuga dalla realtà del ministro Carfagna, donna avvenente, con due grandi occhi spalancati su un mondo che guardano senza vederlo, che enumera dati assurdi che qualche diligente servo del re ha provveduto a consegnarle con la raccomandazione di non darsi pensiero di quello che diranno i suoi avversari. Non è stata neppure la candida ingenuità di Renzi e degli altri due giovani esponenti del Pd presenti, che forse credono davvero che il potere del re nano sia vacillato perchè un vecchio fascista gli ha detto che è nudo e contano sulla preveggenza dei dirigenti del partito, ormai nota a tutti, per invertire una rotta che ormai ha superato il punto di non ritorno.

No, a sconvolgermi è stato il collegamento con Adro, quelle madri inviperite contro altre madri, senza argomenti, senza motivi come senza argomenti e motivi validi è per sua natura il razzismo. A sconvolgermi è stata l’ipocrisia e la spietatezza dei sindaci leghisti, incuranti che quelli a cui non concedono sussidi per l’affitto o la casa popolare sono esseri umani, persone, prima che stranieri, che lavorano, respirano, soffrono, amano come chiunque di noi. A sconvolgermi è stata la litania insensata del “noi non siamo razzisti” ripetuta contro ogni evidenza, sconfessando ogni atto, ogni singola parola pronunciata poco prima.

Ma ad amareggiarmi è stato altro. C’è stata una grande assente ieri sera, ed è forse il dato più sconvolgente, più avvilente della serata: mancava la scuola.

Maestre e dirigente scolastico hanno forse ritenuto più prudente, più opportuno, tenersi fuori da quella disputa meschina, da quella invereconda lotta tra poveri aizzata da politici sciacalli, privi di qualunque scrupolo, senza etica nè morale. Tuttavia reputo gravissima l’assenza della scuola in quanto istituzione. Io sono un insegnante, un educatore, un formatore, ma sono anche parte di un presidio civile, forse del più alto e importante presidio civile di questo paese. Compito specifico e ineludibile della scuola deve essere quello di far introiettare ai ragazzi i valori di tolleranza, uguaglianza, solidarietà su cui si fonda la nostra costituzione. Io, in quanto insegnante, rappresento lo stato (non il governo, attenzione) ed è mio preciso dovere informare i ragazzi dei valori su cui lo stato si fonda. Era dunque preciso dovere delle maestre e della dirigente ribadire pubblicamente anche ieri sera che ad Adro è stato consumato un vile atto di razzismo, che quelle madri inviperite contro chi aveva il solo torto di essere in apparenza diverso da loro dovrebbero solo vergognarsi e che quei ragazzini stranieri costretti a giocare da soli vengono discriminati in assoluta violazione delle norme della costituzione della repubblica italiana. La scuola non può e non deve anteporre la prudenza alla affermazione di valori ineludibili, a noi non è concesso operare per il quieto vivere in questi casi, al contrario sarebbe stato necessario un dibattito pubblico chiarificatore che partisse dalla scuola.

Di Ponzio Pilato in questo paese ce ne sono troppi e di Ponzio Pilato che dirigono scuole c’è inflazione. Se non si reagisce in questi casi, se non si opera immediatamente per mettere a tacere la belva che dorme silente nella coscienza di ciascuno di noi, la belva che ha portato al fumo di Auschwitz, alla guerra etnica nei balcani, allo scontro tra Hutsi e Tutu  in Rwuanda, al rinfocolare di scontri etnici oggi in Sud Africa, si dà ragione all’azione di questo governo che contro la scuola ha cominciato e sta portando a termine una campagna di devastazione senza precedenti nell’indifferenza generale. Se ci rifiutiamo di fare educazione civica, di servire lo stato fino in fondo, di essere garanti e propagatori dei principi costituzionali, se non ci schieriamo nettamente contro la marea montante del razzismo, allora i tagli sono giusti perchè il nostro ruolo può benissimo essere tenuto da Wikipedia o da Internet.

Magister scholae et magister vitae, dicevano gli antichi sintetizzando il connubio tra formazione, educazione e stimolo alla coscienza critica che deve essere il nucleo del nostro lavoro. Bisogna stare molto attenti perchè la belva trova terreno fertile nelle menti dei giovani, portate ad estremizzare, a fantasticare, a trasformare qualsiasi cosa in satellite del proprio ego. Per essere cattivi maestri non è necessario predicare la violenza sovversiva, basta tacere quando è necessario alzare la voce, basta lavarsi le mani quando è necessario sporcarle, basta rifugiarsi in una mediocre vigliaccheria da uomini comuni quando è necessario il coraggio.

A confortarmi, sui giornali di oggi, la notizia dei tanti giovani iscritti all’A.N.P.I., ragazzi che hanno scelto di continuare un tradizione di libertà, ragazzi che hanno scelto di ricordare chi siamo e da dove veniamo, perpetuando con la Resistenza una delle più grandi lezioni di civiltà della storia europea. Tuttavia lo sconforto è grande, la Lega, al consueto sproloquio razzista ha aggiunto l’arroganza del potere. Sta facendo quella che ha promesso e quello che ha promesso è orribile. E’ il partito neofascista più forte d’Europa, con legami e rapporti con i più importanti gruppi neonazisti del continente. Il suo credo è cavalcare la paura, il radicamento al territorio, lo ripeto e lo ripeterò ancora, non c’entra nulla. Questa è gente che cavalca la paura, che aizza la belva, che scherza col fuoco e non sarà in grado di fermare l’incendio quando sarà divampato. Questa gente si combatte, non si blandisce, non la si controlla e non ci si tratta. Chi aizza la belva ne assume parte della sua natura perversa, chi aizza la belva perde la sua anima e cerca proseliti.

Ricordo lo spettacolo di Moni Ovadia visto da poco a teatro, il monologo di Shylock dal Mercante di Venezia di Shakespeare ripetuto ossessivamente, in lingue diverse, in modi diversi eppure sempre uguali. A un certo punto, sullo schermo, il volto di Adolf Hitler che ripete il monologo in tedesco. Provo un brivido sovrapponendo quella immagine ai volti delle brave madri italiane di Adro e del loro sindaco. Forse, cominciare a far studiare quella pagina straordinaria a memoria ai ragazzi, può essere una buona idea. Forse se la scuola tornasse a fare cultura vera, coinvolgendo le famiglie, ritrovando l’orgoglio di un mestiere antico come il mondo che il mondo cerca di spiegare e di migliorare, forse vivremmo in un paese diverso, un paese dove la belva dorme senza essere disturbata, nel luogo più oscuro dell’anima.

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