A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

In mezzo a loro


Io lavoro con ragazzi stranieri da una decina d’anni, ormai. Per cinque anni ho lavorato in classi costituite solo da ragazzi stranieri, quelle del tempo prolungato. Già questo la dice lunga sul razzismo e su una certa scuola italiana. La scuola dove insegno può definirsi di “frontiera”: un quartiere proletario diventato ormai sottoproletario con la chiusura dell’Italsider,  una grande affluenza di stranieri, nessuno spazio verde, traffico caotico, convivenza difficoltosa. Ho insegnato a stranieri di prima generazione e adesso stanno arrivando quelli che hanno fatto le elementari in Italia. Ecuadoriani, romeni, senegalesi, cinesi, venezuelani, peruviani, un pò di tutte le etnie.

Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è la premessa “non è questione di razzismo” posta prima di un discorso sull’immigrazione. E’ un discorso di razzismo, sempre. Gli stranieri di prima generazione e quelli nati in Italia hanno una cosa che li accomuna: lo sguardo. In quello sguardo, quando arrivano in terza media, c’è la consapevolezza di essere stranieri in terra straniera, lo stigma della diversità. Non l’acquisiscono a scuola,  quello sguardo. Siamo una scuola di frontiera, soffocata dal cemento, sporca,senza attrezzature, ma nessuno di noi si sognerebbe di non dare da mangiare a un bambino. Adro, per fortuna, è lontana da qui. I bambini non sono razzisti e da noi coabitano insieme senza problemi. Sono le famiglie, spesso, che creano i problemi. Per essere più precisi, sono le famiglie italiane, a volte, a creare problemi. A chiederci cambi di classe perchè il ragazzo non si trova bene con “quelli lì”. Sono poche le famiglie razziste, per ora, ma cominciano ad aumentare. Passata la moda del “voglio cambiare classe perchè gli stranieri rallentano il programma” siamo a “voglio cambiare classe perchè ci sono troppi stranieri”.

Conosco i ragazzi stranieri e vedo quotidianamente i volti dei loro padri,quando ci sono,più spesso  delle loro madri. Volti stanchi, antichi, con una sapienza millenaria che sembra trasparire per un attimo dai loro sguardi, volti spesso rassegnati, volti dimessi di chi sa di essere destinato a subire. La realtà è quella di gente che lavora sedici ore al giorno e torna a casa distrutta, senza trovare il tempo di accudire i figli. Badanti, cameriere, baby sitter, operai edili in nero. Assistono i nostri anziani e i nostri bambini, puliscono le nostre case, ci servono il cibo al ristorante o in trattoria, subiscono insulti e commenti sarcastici senza reagire, cercano di sopravvivere. Non rubano niente a nessuno, non prendono il posto di nessuno. Nessun italiano farebbe quello che fanno loro.

A un certo punto, sempre, spunta una luce negli occhi dei loro figli: la rabbia. I giovani patiscono le ingiustizie più degli anziani, i giovani reagiscono. Cominciano a replicare a chi li apostrofa sugli autobus, reagiscono ai bulli, reclamano il loro diritto di vita. Nessuno fa niente per loro, nessuno. Non esiste nei programmi ministeriali, una sezione che riguardi gli alunni stranieri, i servizi sociali sono oberati di lavoro e totalmente impossibilitati a fare alcunchè, gli insegnanti non hanno nessuna preparazione specifica per l’insegnamento agli stranieri, l’acquisiscono sul campo o non l’acquisiscono mai. Perchè ci sono anche insegnanti razzisti, e scuole razziste. Perchè chi sta in cattedra è tenuto a insegnare, non a prendersi carico dei problemi del mondo. Non puoi dirgli niente se si limita a fare la sua lezione frontale e poi si lamenta dei voti bassi. E’ suo diritto. Dal Ministero nessuna circolare ci invita a essere più umani.  Allora capitano anche insegnanti razzisti, che dicono ai ragazzi stranieri che loro sono ospiti nel nostro paese e devono comportarsi come tali, che li puniscono con voti bassi perchè non riescono a imparare una terza lingua straniera, che si lamentano se poi i ragazzi rispondo malamente. Capita anche questo.

La costituzione stabilisce che la scuola deve assicurare a tutti le stesse possibilità di riuscita. Penso che si tratti dell’articolo più violato in assoluto. Per ora siamo riusciti a evitare la balordaggine delle cosiddette classi ponte, ma per quanto ancora? Per quanto riusciremo ad arginare le proteste insensate di brave mamme che dicono che gli stranieri rallentano la normale programmazione didattica? Detto per inciso: è una scemenza. Con 27 alunni per classe, anche se fossero tutti geni, sarebbe comunque impossibile svolgere il programma per intero. Perchè i programmi ministeriali, gli stessi da trent’anni, prevedono l’onniscienza. Inoltre, i ragazzi arrivano spesso dalle elementari, non certo epr colpa delle maestre ma perchè il problema dei numeri alti si fa sentire di più, con difficoltà anche serie nella scrittura e nella lettura, il sostegno è diventato un mito, ecc. Io ora non lavoro più solo con gli stranieri, ma in classi miste. Ho rischiato il burn-out, troppi problemi, troppe situazioni critiche da risolvere. Ho chiesto il passaggio in una sezione più tranquilla,senza dimenticare i ragazzi stranieri. Siamo riusciti a cambiare qualcosa, io e i miei collgehi, nonostante tutto, nonostante i presidi e le circolari ministeriali, siamo riusciti a chiudere le classi ghetto. Si formavano perchè nessuna mamma italiana voleva mandare suo figlio al tempo prolungato, con “quelli”, con gli “altri”, con “i diversi”. Ho scoperto che ad avere i problemi più seri di disagio, nelle classi miste, sono i coccolatissimi alunni italiani. Gli “altri”, quelli “diversi”, sanno, come si dice a Genova, “disbelinarsi”, darsi da fare, cavarsela da soli, molto di più. Con la madre costantemente assente e il padre in un altro continente, o prendi una cattiva strada o cresci. La maggior parte cresce. I figli degli italiani sembrano non crescere mai, a parte ovviamente, qualche eccezione. Hanno il mito del Grande Fratello, inseguono la celebrità, sognano di diventare calciatori ricchi e famosi. Sono svogliati, poco motivati. Spesso i genitori sognano con loro. Spesso i genitori sono separati e fanno a gara a gratificare i figli, dimenticando di educarli. I ragazzi stranieri sognano un lavoro onesto, una casa e una donna. Sono queste le cose che scrivono nei temi.Quando arriverà la terza e la quarta generazione di stranieri, gente che riuscirà a convogliare la rabbia nello studio, già accade di tanto in tanto, saranno più preparati, più motivati, più arrabbiati dei nostri. Forse per questo la Lega vuole fargli terra bruciata già adesso, per non ritrovarsi una generazione di medici, avvocati, insegnanti stranieri, rabbiosi e preparati, pronti a rispondere a tono alle loro provocazioni, pronti a denunciare le illegalità e le ipocrisie, pronti a fare quello che dovrebbe fare oggi una sinistra inerte. Per ora è solo fuoco sotto la cenere che fiammeggia,  a volte, da quegli occhi scuri. 

Leggo che Bersani cerca nuove parole per la sinistra. Ne basta una: rispetto. Rispetto per i lavoratori, per gli emarginati, per gli avversari, per gli immigrati, per gli anziani, rispetto, è triste dirlo ma necessario, per i bambini. Basterebbe quello. Tornare a rispettare e a rispettarsi. Smetterla di dire “non è questione di razzismo”. Accidenti, se lo è.

Una precisazione: questo blog è moderato, cioè il sottoscritto sceglie quali repliche pubblicare. Finora non ho censurato nessun intervento, essendo uno spazio libero, anche chi la pensa diversamente ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione ed è il benvenuto. Censurerò però tutti i post offensivi e volgari.

Consigli per la lettura:

Fabrizio Gatti, Bilal

Per chi pensa che gli stranieri siano tutti fannulloni, per chi crede che ci tolgano il lavoro, per chi vorrebbe rimandarli nel loro paese.

Categorie:Attualità, La scuola

2 risposte

  1. Ti ringrazio per questa importante testimonianza, che è anche un richiamo alla libera espressione di tutti. Ormai in questo paese chi si esprime liberamente secondo la sua coscienza viene definito coraggioso. Sembra ovvio subire l’intimidazione della maggioranza con le sue dozzinali parole d’ordine e quindi non è conveniente superare il limite che nessuno supera.
    Sono d’accordo con te: spesso dagli occhi di queste persone traspare una rabbia che è anche una forza morale che noi non siamo più capaci di manifestare. Credo che la più grande opportunità che loro ci stanno dando è quella di farci ritrovare la nostra stessa umanità.

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  2. Se mi è permesso vorrei segnalare anch’io un libro:
    Marco Rovelli, “Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro”, Feltrinelli.
    Grazie.

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