“In Italia c’è troppa libertà di stampa, è un dato incontrovertibile”. Questa affermazione proviene dall’uomo che ha in mano il 70% delle testate giornalistiche nel nostro paese, tutte le televisioni principali e che ha provveduto con un decreto recente a limitare in modo sensibile quella libertà di stampa che non era mai stata limitata così fortemente dal 1946. Che significa poi “troppa libertà di stampa”? O c’è libertà o non c’è. Non può essercene troppa o poca. Questo per persone normali ma stiamo parlando del re nano, che usa categorie tutte sue. Facciamo qualche esempio. La libertà di stampa va bene quando si deve sputtanare (mentendo) Boffo e Marrazzo (non mentendo, solo ingigantendo), meno bene se ad essere sputtanati sono il re nano e il suo harem e, prendiamone uno a caso, Rumentaso e la sua combriccola. Come la libertà sessuale. Se il re va a puttane, la sua privacy è sacra e inviolabile e lui comunque è un noto tombeur de femme, non ne può fare a meno, se Marrazzo va a trans, è un pervertito. Eppure, verrebbe da pensare, tutti e due pagano, tutti e due diventano in teoria ricattabili. Ma nel paese del re nano le regole sono quelle che decide lui. La libertà di stampa è ottima se si deve montare una bufala come Telecom- Serbia, ricordate? Oppure se si deve accusare Cossutta di essere un agente del Kgb, sbandierando il falso dossier Mithrokin. La libertà di stampa va limitata se smaschera il comitato d’affari di cui faceva parte Verdini, se evidenzia la condanna per corruzione di Mills, se scopre gli intrecci che legano il candidato alla presidenza della regione Campania con la camorra. E’ così che funziona nel regno del re nano.

Il delirio di onnipotenza dell’uomo, la sua arroganza, il suo disprezzo per le regole più elementari della democrazia, è ormai salito ben oltre livello di guardia da un pezzo. Certo, le dimissioni di Scajola, sempre troppo tardive rispetto a quanto quest’uomo ha fatto da quando è salito agli albori della grande politica, testimoniano che il re nano non può assicurare più la protezione di un tempo ai suoi lacchè, che il dispettuccio di quel fascistello presidente della camera dei deputati (un organo inutile, ha sentenziato recentemente il re) ha lasciato il segno, che qualche piccolo scricchiolio nella fortezza del potere si comincia a sentire. Ma il piccolo re è capace di colpi di coda improvvisi e fantasiosi. Basta pochissimo a limitare la libertà di stampa in Italia, nessuno creda che sia impossibile o che si solleverebbero le piazze. Due, tre attentati, una nuova legge sulla sicurezza, voilà, les jeux son faites. Bush,  negli Stati Uniti, ha fatto così ed è andato avanti un bel pò. Nessuno potrebbe opporsi a una limitazione della libertà di stampa per motivi di sicurezza. Credete che non sia già successo nel nostro paese? Ripassatevi la storia degli ultimi quarant’anni.

Il re nano non parla mai a vanvera. Niente di quello che dice resta lettera morta. Vedrete che presto tirerà fuori dal suo piccolo cappello, anzi dalla bandana, un decreto, una leggina, un cavillo che cercherà di soffocare l’informazione libera. Ci ha già provato, lo rifarà. Ricordate che voleva inserire nel codice sanzioni penali per chi scriveva sui muri. Stiamo allerta, il nano non è sconfitto e quando è incazzato diventa ancora più cattivo.

Naturalmente mandare a fare in culo uno dei suoi lepeghi (viscidi, squallidi, traduco per i non genovesi) guastatori non è il modo migliore per accaparrarsi simpatie. D’Alema ieri sera aveva tutte le ragioni per inferocirsi, le argomentazioni dello squallido servo del padrone erano capziose e i fatti che gli venivano imputati non erano neppure lontanamente paragonabili al pasticcio in cui è rimasto invischiato l’ignaro Scajola, povera vittima a cui imprenditori corrotti regalano case inopinatamente. Il D’Alema dei tempi migliori avrebbe fulminato il meschino con una battuta, l’avrebbe stracciato con la fantasia, uscirsene in una volgare esclamazione vernacolare non è da lui. Forse è nervoso perchè ha capito che Bersani, suo delfino, non è all’altezza del compito, forse sente sul collo il fiato di un Vendola sempre più acclamato dalla base, forse gli ha fatto girare le palle Napolitano col suo assurdo richiamo all’orgoglio nazionale (ma orgoglio de che?), sicuramente non è comportandosi come rozzi leghisti che si può pensare di costituire un’alternativa credibile alla corte dei miracoli che ci governa.

Quest’Italia va avanti così, tra trivialità e sparate fascistoidi, tra scandali immobiliari e dimissioni tra le lacrime, intanto in Grecia arrivano i primi morti, un lugubre prologo a quello che presto potrebbe accadere anche da noi, al congresso della Cgil fischiano i segretari degli altri sindacati con buona pace di una confederazione che non esiste più, alla faccia dei diritti dei lavoratori e dei loro interessi che ormai, è evidente, non vengono tutelati più da nessuno, il deficit in Italia non scende,  Ciarrapico è indagato per truffa, Rumentaso si indigna per l’ennesimo sputtanamento, i leghisti continuano allegramente a violare i diritti civili degli immigrati e il popolo italiano aspetta con ansia i mondiali in sud Africa e la magra figura che rimedierà una squadra piena di ex calciatori (quando tutto va male, piove sul bagnato).

Non c’è nessun miglioramento all’orizzonte, nessun possibile accenno di speranza, nessuna prospettiva di risollevarsi da questa situazione. Per il momento non si può che vigilare e denunciare, almeno finchè non faranno una leggina per chiudere anche i blog come questo. Forse rientro nella troppa libertà di stampa. Sarebbe un onore.

Consiglio di lettura

Comunicazione e potere,

di Manuel Castells

Uno dei sociologhi più importanti del mondo, analizza i meccanismi di controllo dell’informazione e contemporaneamente gli antidoti al monopolio, internet per prima.

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