A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’ombra del manganello


Ho già parlato, in questo spazio, della polemica tra Cristicchi e i sindacati di polizia. Ieri sul “Il secolo XIX” è apparsa una notizia abbastanza inquietante: uno dei sindacati avrebbe invitato i poliziotti ad andare al prossimo concerto di Cristicchi per manifestare il proprio punto di vista. Il tono era da intimidazione in piena regola e nessuno ha replicato, non una parola in difesa della libertà d’espressione, non un monito a non esagerare. Un silenzio tombale.

Oggi su “La Repubblica” c’è la notizia del pestaggio di un fermato da parte dei vigili a urbani di Pieve di Cento, vicino a Ferrara. A Padova, il 29 aprile scorso, due zingare sono state perquisite e denudate pubblicamente da poliziotti (maschi) che cercavano droga, le foto le trovate in rete. Il caso Cucchi è conosciuto da tutti e non c’è bisogno di commenti come non merita commenti l’evacuazione a forza di botte di un centro sociale a Catania, gli scontri gli operai a Napoli di qualche mese fa. Palesi violazioni dei diritti civili commesse a spese di fasce non protette: zingari, stranieri, studenti comunisti (sono tutti comunisti quelli che non sono fascisti, in questo paese), ecc.  Tutti tacciono, nessuno dice nulla. Niente interpellanze, niente spiegazioni al ministro degli interni.

Santoro, Travaglio, Ruotolo, vengono minacciati da camorristi e mafiosi, ci sono le intercettazioni. Forse sarebbe necessaria una scorta, quantomeno ci vorrebbe la solidarietà degli altri giornalisti, un appello per la libertà di stampa (ahahah!). Nessuno ha mosso un dito, nessuno ha detto nulla.

Quando ci furono le manifestazioni degli studenti dell’Onda, Cossiga disse che bisognava fare come aveva fatto lui in passato: ordinare alla polizia di picchiare duro, senza però farci scappare il morto. Le maestre si sarebbero calmate. Istigazione alla violenza, ha invitato le forze di polizia ad abusare del loro potere, affermando di averlo fatto in passato.  Nessuno ha reagito, nessuno ha detto nulla.

In genere in questi casi, si dice che deve scapparci il morto perchè succeda qualcosa, ma di morti ne abbiamo già una bella lista: Carlo Giuliani, Cucchi, ecc. Eppure nè la destra nè la sinistra sembrano voler affrontare il problema del rinnovamento delle forze di polizia.

Io non voglio attaccare polizia e carabinieri, ci mancherebbe altro: porto il massimo rispetto a persone che rischiano la vita ogni giorno per difendere la mia sicurezza. Tendo a portare meno rispetto a chi manganella gli operai, pesta i ragazzi dei centri sociali, tratta tutti gli extracomunitari come se fossero criminali e gli zingari come se fossero animali. Tendo a non rispettare per nulla chi incoraggia questi comportamenti, li copre, si volta dall’altra parte.

Qualche giorno fa nella mia scuola c’è stato un furto. Sono venuti due poliziotti e ci hanno chiesto se qualcuno girava per la scuola in assenza degli insegnanti. Abbiamo risposto che ci sono dei lavori in corso e c’erano gli operai. Ci hanno chiesto se gli operai erano stranieri. E’ questa la mentalità di una parte delle nostre forze dell’ordine, mentalità che viene incentivata soprattutto al nord, dove la lega non solo ignora ma incoraggia le maniere forti contro gli stranieri. Poi mi tocca spiegare ai miei alunni ecuadoriani e moldavi che siamo tutti uguali e abbiamo tutti gli stessi diritti. Mi tocca mentire.

Io sono un insegnante, il mio lavoro è quello di togliere il più possibile lavoro a polizia e carabinieri, visto il quartiere in cui lavoro, ma devo anche insegnare il rispetto delle regole. Come posso farlo se quelli deputati a farle rispettare, le regole, le violano per di più usando una violenza a volte bestiale? Come posso farlo se i loro colleghi, i loro superiori, li coprono usando quella omertà che viene rimproverata alla criminalità organizzata?

Fare il poliziotto o il carabiniere è un lavoro ingrato, difficile, pericoloso, mal pagato. Proprio per questo necessita di una selezione accurata che escluda esaltati e fascisti, persone tendenzialmente violente e frustrati che trovano nella divisa e nella pistola uno scudo dietro cui nascondere le proprie insicurezze. Proprio per questo è necessaria una formazione continua, un supporto psicologico, un costante richiamo ai valori democratici, un costante memento su cosa significa essere al servizio della collettività, tutta, italiana o straniera che sia. Stare giorno dopo giorno a contatto con il peggio della società indurisce, in qualche modo si resta contaminati da quello che si vede: bisogna allora provvedere a una periodica decontaminazione. Lo stato invece cosa fa? Taglia i fondi, taglia i mezzi, taglia il personale. Il risultato sono i morti evitabili e i pestaggi. Non parliamo poi dei poliziotti inquisiti per uso di droga, di quelli che la spacciavano, ecc.ecc.

Una minoranza sparuta, certo, la maggioranza delle forze dell’ordine sono costituite da brave persone, padri di famiglia che non dimenticano l’umanità quando indossano la divisa, ma questa minoranza danneggia proprio loro. Esiste una questione morale nella polizia come esiste una questione morale nel paese. A sentire certe cose, si sente un odore di Cile, inquietante, mortifero, nauseabondo, indegno di un paese democratico, ammesso che l’Italia lo sia ancora, un paese democratico. Il rischio dello stato di polizia è sempre presente. Io penso che il re nano deliri quando parla di complotti della magistratura ma uno sbilanciamento dei poteri da una parte o dall’altra, senza organi di controllo, permette un uso indiscriminato delle forze dell’ordine e il manganello è il modo più semplice per mettere a tacere gli oppositori. Il relativismo morale di questa destra, poi, non fa che aggravare la situazione.

Genova 2001 è stato uno spartiacque, per come sono andate le cose per quello che è stato ma soprattutto non è stato, da allora tutto è possibile, in Italia. Anche che un cantautore venga intimidito pubblicamente dalla polizia, che un ragazzo venga fatto morire di sete in carcere, che una caserma dove dovevano essere effettuati dei fermi temporanei si trasformi in una prigione cilena e che tutto questo accada nel più totale disinteresse. Queste cose succedono quando chi le commette ha la sicurezza dell’impunità e la responsabilità è di chi questa impunità la concede, su questo non ci piove, ma anche di chi non denuncia i fatti. Da qualche tempo, in Italia, chi osa dire qualcosa contro le forze dell’ordine viene tacciato di viltà e tradimento da quegli stessi che mandano i ragazzi a morire in Afghanistan e in Iraq o nelle strade di Napoli e Reggio Calabria. Non è così che funziona la democrazia e non è così che devono funzionare le forze dell’ordine.

Con i suoi insulti a Gino Strada il ministro La Russa non ha onorato i ragazzi morti a Nassirya o a Kabul, ha solo mostrato per chi quei ragazzi sono morti, ha solo chiarito che per lui portare la democrazia in un paese massacrando donne e bambini con le bombe al fosforo o giocando a tirassegno con i feriti è lecito.

Quando il re nano avrà abdicato e il vento forse cambierà in questo paese, mi auguro che non si commetta l’errore di lasciare le cose come stanno, di ignorare i problemi pensando che si risolveranno da soli o di fare operazioni di facciata, all’italiana. Le vittime di questi fatti non sono state garantite, hanno visto i loro diritti violati, la loro dignità ridicolizzata, sono stati umiliati e offesi. Questo non è tollerabile.

Un solo morto, una sola persona percossa in stato di fermo, un solo abuso da parte di chi deve difendere la nostra libertà è un abuso di troppo.  E la lista, purtroppo, comincia a diventare lunga.

Categorie:Cronaca

2 risposte

  1. La ringrazio molto per questi due bellissimi articoli che ha scritto.
    Mi rincuorano le sue parole.
    spero sia il pensiero di molti altri.
    a presto

    Simone Cristicchi

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    • La ringrazio. Non si curi delle critiche di pochi e continui sulla sua strada. C’è bisogno, soprattutto per i giovani, di modelli positivi e teste pensanti e lei rientra in entrambe le categorie.
      Cordiali saluti
      Pietro Bertino

      Mi piace

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