A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’oro blu


In tutto il mondo si stanno combattendo più di 50 guerre a causa dell’acqua. E’ una notizia che non trovate su nessun notiziario televisivo e nemmeno sulla stampa ufficiale. Non verrete mai a sapere, ad esempio, che in India le proteste della popolazione sono riuscite a fermare il grande progetto della diga di Narmada, che avrebbe ridotto alla fame e costretto a emigrare da mendicanti 50 milioni di famiglie ma che le multinazionali sono tornate alla carica con il progetto di una grande diga sull’Himalaya, nè che dietro il progetto della grande diga anatolica che permetterebbe alla Turchia di tenere in pugno le riserve d’acqua di Iran, Iraq e Siria ci sono gli ineffabili e moralissimi tedeschi o che la guerra tra Palestinesi e Israeliani, dopo la guerra dei sei giorni, si è di fatto trasformata in una guerra dell’acqua, oppure che la diga delle Tre gole, in Cina, ha costretto a evacuare dieci milioni di famiglie.

Le grandi dighe costituiscono un grande affare per le multinazionali che le costruiscono. Sono strumenti di ricatto e strumenti di controllo politico potentissimi, paragonate da qualcuno, senza troppo esagerare, agli arsenali nucleari. Con una diga e il controllo dell’acqua si consumano ricatti e vendette, si strangola un paese, si decide della vita e della morte di milioni di persone. Senza sparare un colpo, senza un titolo di giornale.

Il 40% degli stati mondiali condivide le riserve idriche con stati confinanti. Messico e Stati Uniti si sono scontrati più volte, anche in modo violento, per le acque del fiume Colorado, tensioni ci sono anche tra Repubblica ceca e Ungheria per le acque del Danubio, tanto per fare esempi vicini a noi.

Anche in Italia ci sono state e continuano ad esserci piccole guerre dell’acqua tra grandi agricoltori e piccoli agricoltori e tra regioni confinanti.

L’acqua viene sprecata e uno dei paesi al mondo che ne spreca di più è proprio l’Italia, che pure ha la fortuna di avere una delle riserve idriche più grandi del mondo. L’acqua viene sprecata e basterebbe poco perchè lo spreco venisse diminuito e si desse modo alle falde acquifere di non esaurirsi.

L’acqua è un bene necessario alla vita, come tale non può essere soggetto a commercializzazione eppure la Banca mondiale, un ente che insieme all’FMI prima o poi dovrà essere chiamato a rispondere di crimini contro l’umanità, favorisce la privatizzazione delle risorse idriche per rilanciare l’economia. L’Europa naturalmente, va a ruota.

In una società capitalistica ( ma non potremmo cominciare a chiamarlo regime?) quello che conta è il profitto. Le multinazionali, le Corporation, sono persone giuridiche, la formula “il fine giustifica i mezzi” e’ scritta nei loro statuti. Non si occupano di esseri umani, solo di cifre e plusvalore, il resto non conta. Non esiste un capitalismo “buono”, il capitalismo è uno ed è l’ideologia dell’egoismo puro, del benessere di uno a spese del benessere di molti. Costi quello che costi. La vita umana è solo una voce di bilancio, non certo la più importante.

Anche in Italia si sta combattendo una guerra dell’acqua. Il Decreto Ronchi ha di fatto avviato la privatizzazione delle risorse idriche, come consigliato dall’unione europea. La gestione dell’acqua, questa è la motivazione, è troppo onerosa per i singoli stati e va quindi data in mano ai privati. Invece di risolvere il problema degli sprechi, di razionalizzare le risorse idriche, di evitare gli abusi, è molto più comodo passare la mano. In molte regioni, ad esempio i comuni della cintura di Roma, l’acqua già da tempo è gestita da privati senza che i comuni interessati possano mettere becco. E’ bastato trasformare gli enti che gestivano l’acqua in s.p.a. e la gestione pubblica si è trasformata in un miraggio. La corsa  a quello che è chiamato “oro blu” è già cominciata col tacito accordo di tutte le forze politiche.

Parliamoci chiaro: a comandare nel mondo, oggi, sono quattro o cinque multinazionali che fanno il bello e cattivo tempo: influenzano le politiche locali, fomentano guerre e rivolte, corrompono, creano reti clientelari e lobbies che agiscono sui governi orientandone l’azione. Nessuna forza politica, di destra o di sinistra che sia, ha il coraggio di fare poco più che un’operazione di facciata contro questi Moloch assetati di profitti. In Italia, meno che mai.

Siamo sicuri che la privatizzazione apporterà benefici? Siamo sicuri che in un paese dove nelle cliniche private si opera senza necessità per fare cassa, si truccano le mense scolastiche, le truffe alimentari sono ben oltre il livello di guardia, si alzano progressivamente per decreto i livelli di sostanze tossiche nell’aria per non essere costretti a intervenire, si ristrutturano ospedali che contengono virus potenzialmente letali senza adeguarli alle norme antisismiche, si ruba, si truffa e si corrompe impunemente, privatizzare l’acqua sia una soluzione sensata? Quanto ci vorrà perchè arrivino i primi bambini avvelenati? Quanto tempo passerà perchè indagini epidemiologiche stabiliscano che certi acquedotti sono ben lontani dai livelli di sicurezza minimi? Quante porcherie dovremo scoprire prima che ci si renda conto che si tratta di una scelta sbagliata? Certo, l’acqua è un ottimo affare e un governo guidato da una cricca di affaristi senza scrupoli non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione. Ma l’opposizione cosa fa? Nichi Vendola, in Puglia, ha fatto una legge regionale che stabilisce che l’acqua è un bene necessario che non può essere commercializzato e deve restare sotto il controllo del servizio pubblico. Perchè il Pd non ha fatto di questa norma uno dei punti principali del suo programma? Perchè non ha alzato la voce di fronte allo scempio fatto in Lazio? Dov’era Marrazzo quando si privatizzava l’acqua? (meglio evitare di rispondere…). Invece di interrogarsi sulla vittoria della Lega, perchè non torna a interessarsi dei problemi reali del paese?

Invece di gridare al demagogo quando Grillo, in un modo che non sempre condivido ma che rispetto, gli urla in faccia le sue verità, dicendo quello che è bene non dire, perchè non prova a vedere se qualcuna delle cose che gli vengono rimproverate è vera?

Ha un bel parlare Bersani di principi e costituzione più bella del mondo quando poi, se si scende al concreto, i due poli sono assolutamente sovrapponibili. Perchè, da che mondo è mondo, pecunia non olet e in questo caso non è certo la pecunia che manca. Mancherà dalle tasche di noi povera gente, se questa storia dovesse andare avanti.

Domenica, in molte piazze italiane, ci sarà una raccolta firme per un referendum contro la privatizzazione dell’acqua promosso dal forum italiano dei movimenti per l’acqua, costituito da centinaia di movimenti territoriali. Non hanno voce, non passano in televisione, non hanno appoggi politici, ma stanno portando avanti una battaglia per il bene comune. Su www.acquabenecomune.org trovate tutte le informazioni su questo argomento, che non può non interessare ciascuno di noi. 

Gli scenari che descrivono un mondo post petrolio, un mondo vicino a noi in modo inquietante, sono apocalittici ma basta leggere “The road” di Cormack McCarthy per avere un’idea di cosa potrebbe diventare un mondo in cui gli individui sono costretti a lottare per l’acqua. Bisogna che la gente ponga un freno a questo enorme mercato in cui tutto si compra e tutto si vende, vita compresa. Perchè è ormai chiaro che la politica non è più in grado di farlo.

Consiglio per la lettura

Le guerre dell’acqua,  di Vandana Shiva

Una scienziata indiana, vicina ai movimenti antiglobalizzazione, fa una panoramica agghiacciante su conflitti dimenticati ma che rappresentano un’anteprima del possibile, immediato futuro.

Categorie:Attualità

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