Dopo aver sistemato gli enti lirici l’ineffabile ministro Bondi, poeta cortigiano degno di una corte rinascimentale, con il decreto n.199/17.3.10 semplifica (ahiahai!) le procedure per l’autorizzazione paesaggistica agli interventi di lieve entità (ahiahiahiahi!).

Tradotto: scempio libero. Con una manovra  degna di Silvan, il ministro tiene in vita le norme per la tutela paesaggistica ma, contemporaneamente, ne aggiunge altre che permettono di ignorarle. E’, di fatto, la legalizzazione dell’orrore, come se le nostre città non fossero sufficientemente deturpate dagli abusi edilizi, da enormi cartelloni pubblicitari, da abominevoli insegne. Purchè i comuni abbiano deliberato in proposito, la norma non si applica ai centri storici ma poichè, non tutti i comuni deliberano sugli stessi, lo scempio arriverà anche lì.

L’opposizione? Tace. Viene da pensare che molti deputati del Pd attendano con ansia il momento di chiudere il proprio balcone o ritinteggiare  come più gli aggrada i muri esterni   o aumentare del 10% il volume del proprio immobile, magari con orrende appendici come quelle che deturpano molti paesi italiani. Il concetto di bello del premier lo conosciamo: basta andare a fare due passi a Milano 2 e si comprendono molte cose su di lui e sull’Italia di questi anni. Ricordo che aveva ventilato la geniale ipotesi di radere al suolo il centro storico dell’Aquila e costruire una anonima new town con le sue casettine tutte uguali, abitate da persone tutti uguali, che votano su schede dove i simboli sono tutti uguali.

Possibile che della cultura, del paesaggio, dell’ambiente in cui viviamo non freghi niente a nessuno? Possibile che un ministro dei beni culturali operi per fare a pezzi il patrimonio culturale italiano? Sì, è possibile. Se pensiamo che il ministro della pubblica istruzione sta macellando la scuola pubblica e che quello dell’ambiente non ha fatto “ba” sull’allungamento della stagione venatoria!

Un’altra applicazione della semplificazione, più minacciosa, riguarda gli alvei dei fiumi. la lega è convinta (provate a fargli capire che è una minchiata!) che se si toglie la ghiaia a monte, i fiumi non strariperanno più.  Guarda caso porta avanti questa tesi in zone dove esistono molti cavatori di sabbia e ghiaia. Il decreto li accontenta. Cosa non si fa, in questo paese, in nome di quello che Machiavelli chiamava “il particulare”, l’interesse privato a scapito di quello comune? La norma, tanto per aggiungere male al peggio, non obbliga più il ripascimento delle spiagge con sabbia dello stesso tipo. Quindi le varie sabbie rosa, nere bianche della nostra penisola, potrebbero presto diventare tutte grigie, il colore di questo potere gretto e bieco, ignorante e grossolano.

Ormai, quello che la lega propone, il re nano dispone. Aspettiamo con ansia un decreto che inserisca per legge nella stagione dei teatri d’opera (ammesso che si facciano ancora stagioni dei teatri d’opera) un coro di muratori bergamaschi, il divieto di pubblicazione agli extracomunitari, la liberalizzazione per quanto riguarda la costruzione di anfiteatri, riproduzioni di piramidi e mausolei, il divieto di proiezione di film senza turpiloquio perchè Renzo Bossi non li capisce, una piccola limitazione della libertà di stampa che contempli l’esclusione di tutte le notizie non in linea con il governo, una satira fatta di rutti, peti e pernacchie che diverte molto Renzo Bossi.

Si ride per non piangere ma è desolante constatare come l’azione di questo esecutivo, a tutti i livelli, sia costantemente tesa al profitto personale di qualcuno, senza tenere in alcun conto le esigenze della comunità, senza cercare neppure di conservare quel briciolo di dignità politica e di apparenza che i democristiani erano così bravi a mantenere.

Comprendo che Bersani sia troppo occupato per occuparsi anche di cultura, argomento tedioso e complesso, roba da professori. I problemi oggi sono ben altri, risponderebbe probabilmente piccato se interrogato su quest’ultima legalizzazione della bruttezza. Forse è vero,  che i problemi sono altri, ma a parte che la sinistra si lascia cullare tranquillamente da Morfeo anche quando sono in ballo discussioni di capitale importanza, la cultura di un paese, il suo biglietto da visita, si misura anche dalle cose apparentemente di secondaria importanza, come la tutela del paesaggio. E’ la faccia dell’Italia quella che verrà stravolta da questa norma, la nostra identità, la nostra anima. Se non educhiamo i giovani alla bellezza, cosa ci riserverà il futuro? Se continuiamo a scempiare, deturpare, fare strame di tutto quello che di bello esiste in questo paese, in nome del denaro, in nome dell’interesse particolare di questa o quella categoria, di questo o quel ministro,se continuiamo a tacere, chi sarà capace di reagire quando si comincerà a scempiare, deturpare, fare strame della libertà e della democrazia?

Gli stessi attacchi del premier a una trasmissione satirica che va in onda a un orario assurdo, come quella della Dandini,, mostrano un atteggiamento paranoico verso tutto quello che non è allineato, che non è appiattito, che non segue le direttive di un leader prigioniero della sua megalomania, incoraggiato a perseguirla dai suoi sempre proni cortigiani. Anche la satira è cultura, satura tota nostra est, diceva Orazio, appropriandosi con orgoglio dell’unica creazione originale dei romani. Già Giovenale, senza per questo essere crocifisso, con rabbia e livore stigmatizzò vizi e contraddizioni della corte imperiale, con una potenza venefica neppure lontanamente paragonabile alle innocue battute di Vergassola e del trio Medusa. Si dilettarono nella satira Ariosto, Leopardi, Giuseppe Giusti, Gioacchino Belli, senza per questo essere messi all’indice. Lo sbeffeggiamento dei potenti è una nobile tradizione in tutte le culture del mondo, chi detiene il potere vi è soggetto e deve prenderla con filosofia (certo, Renzo Bossi non può prenderla con filosofia perchè non sa cos’è). Anche in questo caso, non una parola da chi dovrebbe quantomeno stigmatizzare certi comportamenti, invitare ad abbassare i toni, a non esagerare.  La televisione non può essere solo un palcoscenico dove sfoggiare culi e tette delle amichette del ministro,del sottosegretario, o del premier, deve anche fornire dei contenuti. Visto che ormai a una informazione vera abbiamo rinunciato, lasciateci almeno ridere. Tanto sempre di risate amare si tratta.

1 commento

  1. E’ vero: con la stessa noncuranza che permette loro di bruttare ogni cosa per noi preziosa, questi uccideranno la libertà e la democrazia e ne calpesteranno il cadavere. E nessuno si accorgerà di niente.

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