A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Contro le prove invalsi e i servi ottusi


Cominciamo con un episodio talmente schifoso e avvilente che viene rabbia solo a darne un breve riassunto. Oggi è la giornata delle prove Invalsi, su cui mi dilungherò a parlare più avanti. In una scuola di Genova, una solerte somministratrice,  infuriata perchè in una scuola dove non si potevano materialmente sistemare i banchi come previsto dal fascicoletto, non erano stati sistemati, ha fatto il diavolo a quattro e costretto a far spostare la classe campione al piano superiore dell’edificio dove si è approntata in tutta fretta una sistemazione di suo gradimento. Peccato che nella classe in questione ci fosse una ragazzina fortemente disabile e che la sedia a rotelle non potesse essere portata ai piani superiori.  E’ per questo che  la classe è sistemata al primo piano per permettere alla ragazzina in questione di frequentare regolarmente le lezioni. La classe è piccola, non è nè per negligenza nè per noncuranza delle regole che non erano stati sistemati i banchi ad hoc, ma per semplice umanità e rispetto. Sotto l’inflessibile sguardo del funzionario, gli insegnanti hanno dovuto sollevare a braccia la ragazzina in lacrime e sofferente e portarla fino al piano superiore per sostenere questa importantissima prova.

Un esempio così clamoroso di servilismo, ottusità e semplice meschinità, di cattiveria gratuita e insensibilità, dà la misura di quanto in basso sia scesa la scuola italiana se arriva a mandare in una scuola funzionari simili. Le carte sono tutto, il cervello va in vacanza quando si tratta di applicare le regole, la pietà, la sensibilità umana non esistono più. In un paese dove si ricevono vagonate di bagasce nelle sedi istituzionali, vengono regalati appartamenti a ministri ignari, ministri e alti funzionari si fanno riparare la casa a prezzi stracciati, la corruzione dilaga a tutti i livelli, in un paese che non conosce regole, si pretende che  a scuola vengano applicate tutte, alla lettera, anche le più bieche e idiote. Regole spesso scritte da chi non ha mai messo piede in un’aula scolastica e non ha la minima idea di cosa significa insegnare.

Parliamo adesso delle prove Invalsi. Partono da un assunto totalmente sbagliato, quello che fare scuola significhi sempre e comunque insegnare cose, insegnarle per altro nel modo che il ministero ritiene corretto, con buona pace della libertà di insegnamento. Non viene neppure presa in considerazione l’idea che a volte, ad esempio, accantonare il programma in una prima media e lavorare con i ragazzi sull’autostima, sul rispetto reciproco, sulla solidarietà, creando un gruppo classe compatto e utilizzando strumenti e metodi che non richiedono necessariamente i manuali scolastici, possa permettere più avanti non solo di recuperare il programma, temporaneamente lasciato da parte, ma di procedere più speditamente e più proficuamente per i ragazzi. Non si tiene in nessun conto il ruolo che sta diventando sempre più preminente, quello di educatori. Non si tiene in nessun conto il fattore umano.

No, per l’Invalsi in prima media, o in quinta elementare, bisogna possedere certe competenze e certe conoscenze, le deve conoscere il bimbo bello e sorridente del quartiere bene e il bimbo sporco e corrucciato del quartiere ghetto, le deve conoscere lo straniero che è in Italia da tre mesi, il disabile che normalmente segue un programma personalizzato, l’italiano borderline con i genitori disoccupati o che vive in comunità.

Basterebbe questo a dimostrare che questa prova non valuta proprio nulla, anzi, serve a discriminare. I ragazzi disabilid evono o fare la stessa prova o andare in altre classi a svolgere altre attività. E salutiamo come farebbe Cetto La Qualunque l’integrazione! Peggio ancora per gli alunni stranieri, che devono svolgere la prova come gli altri indipendentemente dalla conoscenza della lingua. Bella scoperta quando verrà fuori che le scuole dei quartieri alti hanno alunni mediamente più preparati di quelle dei quartieri ghetto! Ci voleva questa enorme perdita di tempo e di risorse a capirlo. Ovviamente la responsabilità è sempre e comunque degli insegnanti.

Ma andiamo avanti. Quest’anno sono state aggiunte, con la scusa di valutare il livello socioeconomico delle famiglie di provenienza, alcune domande sulle famiglie degli alunni. L’impressione è che l’intenzione sia quella di effettuare una schedatura degli alunni extracomunitari su tutto il territorio. Parlo di schedatura e non di analisi, o di campionatura, perchè, visto chi ci governa, non mi sento di utilizzare un termine differente. Mentre negli anni scorsi si chiedeva se si utilizzava il computer o l’enciclopedia multimediale, quest’anno si chiede se il padre ha un lavoro fisso o da quanto tempo si è in Italia. Domande lecite, intendiamoci. Non da parte dell’Invalsi e non in questo contesto.

Parliamoci chiaramente: io non sono contrario nè a una valutazione delle scuole, degli insegnanti, dei presidi, di tutto quello che volete, nè a una mappa dei tessuti sociali in cui operano le scuole. Che c’è già per altro. Se la scuola in cui lavoro è a rischio ed è considerata ad alto flusso migratorio, non ci vuole un genio statistico a capire quale tipo di tessuto sociale avrà intorno. Ripeto, sì alla valutazione, no alla valutazione fatta dallo stato o da enti vicini allo stato e utilizzata per giustificare la macelleria che da anni si fa sulla testa degli insegnanti,dei ragazzi e delle famiglie. In tutta Europa gli enti di valutazione delle scuole sono esterni allo stato per il semplice motivo che se a giudicarmi è il mio datore di lavoro e io gli sto sulle balle, mi giudicherà negativamente al di là delle mie capacità. In tutta Europa non esistono test standardizzati di valutazione  ma i test vengono tarati sulle singole realtà. Non si valutano i livelli minimi che si dovrebbero raggiungere ma quelli che si dovrebbero raggiungere in determinate condizioni, che è ben diverso.

In Italia, tutto quello che riguarda la scuola è funzionale ai tagli. Anche quest’anno la scure del ministero ha colpito implacabile: migliaia di precari, il prossimo anno, rinfoltiranno le schiere dei disoccupati, migliaia di famiglie o non nasceranno oppure tireranno avanti con grande difficoltà. Ma soprattutto, ed è la cosa forse più grave, migliaia di bambini e ragazzi non otterranno dalla scuola quello che è un loro diritto costituzionale: la possibilità di crearsi un  futuro migliore, la possibilità di partire tutti dallo stesso punto e vinca il migliore. Perchè in una classe sovraffollata a pagare sono i ragazzi in difficoltà, quelli che con un pò di calma, verrebbero seguiti passo passo e portati al livello degli altri, quelli più problematici, quelli con più problemi, quelli che avrebbero più bisogno di scuola. Dall’episodio riportato in apertura, abbiamo visto che di quei ragazzi, ai miserabili burocrati che reggono le fila di questo teatro dei pupi, non importa nulla.

Facciamo dunque le prove Invalsi, che per altro hanno un metodo di correzione che più stupido, noioso e cretino non era possibile inventare, aspettiamo i risultati che daranno addosso alla scuola ma soprattutto agli insegnanti che, o fanno copiare i risultati se le prove vanno bene, o non sanno insegnare se le prove vanno male. Leggeremo, irritandoci, articoli di giornale scritti da giornalisti che non supererebbero le prove Invalsi di italiano, ascolteremo qualche insegnante universitario pontificare su una realtà che non conosce, non capisce e non può certo giudicare. Fino a quando arriveranno le esternazioni della Gelmini e di Brunetta e allora ci sarà da preoccuparsi. Perchè la scure cadrà di nuovo su insegnanti e ragazzi con grande gioia di molti, perchè noi che stiamo in cattedra non siamo popolari.  Ma quella gioia, è masochistica. Sono proprio i figli di quelli che rideranno che pagheranno le conseguenze di quello che sta avvenendo nella scuola italiana.

Sono profondamente avvilito dall’episodio che ho raccontato. La burocrazia e la classe dirigente della scuola sono ormai lontane anni luce dalla realtà che gli insegnanti vivono giorno dopo giorno nelle aule fatiscenti delle nostro scuole. Si dettano regole e circolari inapplicabili, si emanano regolamenti incomprensibili e inutili, ci costringono a imbrattare tonnellate di carte con grave danno per la nostra salute nervosa e per l’ambiente, in un crescendo di assurdità degne di una pièces di Jonesco. Nel caso odierno, si tratta chiaramente di un tale abuso di autorità, di un tale esempio di stupidità che spero al più presto, questa persona venga messa in condizione di non nuocere e allontanata dalle nostre scuole. Purtroppo non sempre accade, purtroppo l’incompetenza non sempre viene premiata se è accompagnata da una buona dose di servilismo e dalle “maniglie” giuste.

Un bambino che piange a scuola per essere stato umiliato, è la morte della scuola. Il guaio è che i colpevoli dell’omicidio, troppo spesso, restano impuniti.

Categorie:Cronaca

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