A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Sta per arrivare il diluvio e loro cosa fanno?


La situazione economica europea è drammatica. Se hanno poco di che stare tranquilli i moralisti tedeschi e gli autarchici inglesi, se la Spagna e il Portogallo tremano e la Francia comincia a starnutire, in Italia l’esecutivo sembra porre l’attenzione a tutt’altro tipo di problemi. La lista di babbo Natale Anemone sta facendo scricchiolare più d’una poltrona, il re nano è preoccupato da questa sorta di Tangentopoli d’èlite,  vede coinvolti i suoi più fidi collaboratori, a partire da Rumentaso, che praticamente ha fatto del suo ufficio una azienda a conduzione familiare,  passando poi per l’ignaro Scaiola, fino ad arrivare a tutti gli altri nomi della lista pubblicata su tutti i giornali. Pare che il re nano sia sbottato contro questi cortigiani ingrati che si sono arricchiti inopinatamente alle sue spalle (abbassandosi). E’ curioso che un individuo che ha fatto leggi su leggi per evitare di comparire in un processo dove è accusato di corruzione, si lamenti perchè i suoi collaboratori potrebbero essere corrotti. Verrebbe da dire che chi di spada ferisce…

In ogni caso mentre il diluvio è all’orizzonte, questi si affannano a restare aggrappati alle loro poltrone mentre l’opposizione fa festini a base di sonniferi.

Il crollo delle borse è dovuto al fatto che il mercato non ritiene che le nazioni europee possano abbassare in tempi utili la spesa pubblica. D’altronde, abbassare la spesa pubblica, la via prediletta dai Chicago boys, ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto degli stipendi, rallenterebbe ulteriormente l’economia e la crescita, aumenterebbe l’inflazione e porterebbe rapidamente al fallimento le nazioni europee più deboli, tra cui la nostra. Basta guardare alla Russia, alla Polonia, all’Indonesia, al Sud Africa per vedere il nostro futuro prossimo se si sceglierà questa strada. Esistono alternative? Sì, Obama ha mostrato la strada. Non solo non ha ridotto la spesa pubblica, ha fatto la riforma sanitaria tassando i redditi alti, ha aumentato di trecento milioni di dollari le spese per l’istruzione, ha obbligato le grandi aziende a puntare sulla ricerca e l’innovazione, ha fatto piazza pulita dei banchieri e dei manager disonesti. Ha messo da parte Milton Friedman per Milton Keynes. Ha promesso un nuovo new deal. Ha avuto in dosi massicce quella dote che nel nostro paese latita da tempo: il coraggio.

Quando arriva una crisi di queste proporzioni bisogna avere il coraggio di puntare sulle risorse a disposizione. Una politica che punti sulle energie alternative, che nel paese del sole e del vento abbondano, darebbe la possibilità di creare posti di lavoro a brevissimo termine e di tagliare drasticamente i costi energetici del paese a medio e lungo termine. Obbligare la Fiat a investire sulle nuove tecnologie, Obama l’ha fatto con la Ford, porterebbe lo stesso risultato. Costruire sinergie tra regioni circostanti sfruttando le vie di comunicazione e la possibilità di cooperazioni produttive, l’hanno fatto i francesi a Nizza con risultati strabilianti, puntare su ricerca e innovazione in ogni settore, sfruttare le interdipendenze economiche, favorire rapporti di coalizione tra realtà fino ad oggi concorrenti, puntare sulla specificità climatica del territorio e sull’ecologia, rilanciare un turismo  naturalistico e legato alle tradizioni locali, sono solo alcune soluzioni possibili a questa situazione. In Italia non è pensabile una riduzione degli stipendi dei dipendenti statali come sta avvenendo in Grecia, semplicemente perchè gli stipendi degli statali sono già da fame. I tagli nella scuola, per citare un campo che conosco bene, ci stanno avviando a una progressiva privatizzazione dell’istruzione pubblica. La stessa cosa avviene nei trasporti.La Sanità finora ha retto semplicemente per l’impopolarità che avrebbe una riforma sanitaria tesa a privatizzare servizi essenziali. La destra thatcheriana a cui appartiene questo governo,  al contrario della destra sociale a cui appartiene Fini, mira alla distruzione del welfare, alla progressiva dismissione di quelle voci del bilancio che non permettono allo stato di ottenere immediati profitti. Come ho già detto, per i Chicago boys, che di questa destra sono i mentori, i popoli sono numeri da defalcare.

L’attuale esecutivo è al momento troppo debole per attuare decise manovre anti welfare, ma manca di una cultura politica e di una visione in prospettiva per attuare strategie più innovative. Un governo di salute pubblica sarebbe probabilmente una soluzione peggiore del male. Si limiterebbe al minimo indispensabile senza intervenire in modo radicale.

Insomma la contingenza è tragica e quelli che stanno al timone sembrano più propensi a litigare per le ultime gocce di rhum invece che di evitare che la nave finisca nell’occhio del ciclone. Il fatto che l’Europa intera si trovi in questa situazione, ci consola poco. Certo che con una guida più sensata si potrebbe ad esempio attivare un piano di cooperazione franco-italiana in grado di ridimensionare l’asse Berlino-Londra più propenso all’autarchia e al “si salvi chi può ma meglio noi di voi”.

Ipotesi, possibilità, traiettorie al momento utopistiche di fronte allo sfacelo di questa maggioranza. Sarebbe forse necessario che anche le parti sociali mobilitassero la popolazione per chiedere a voce alta che il governo si assuma la responsabilità di quello che sta accadendo. Con una sinistra totalmente inesistente e priva di idee quanto la destra, l’unica speranza può venire proprio dalla gente, ammesso che riesca a risollevarsi dal letargo in cui versa ormai da decenni.

Se dovessero fallire la Spagna e il Portogallo, la tensione sociale aumenterebbe in maniera insostenibile in tutta Europa e questo governo, nel 2001 a Genova, ha già fatto vedere di cosa è capace.

Non resta che sperare che il sistema, nonostante tutto, tenga. Per dirla con un  grande del passato recente: “Addà passà a nuttata”.

Categorie:Cronaca

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