A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il paese dei sepolcri imbiancati


Mentre il re nano lancia proclami sulla questione morale (seguiranno un appello alla tolleranza di Borghezio, uno sulla povertà evangelica di Bertone e un altro, veemente, a difesa della pubblica istruzione e dei valori culturali di Renzo Bossi) Calderoli annuncia alla nazione con toni drammatici che i parlamentari si ridurranno lo stipendio del 5% perché tutti devono sacrificarsi in questo momento di crisi. Ci vuole la faccia come Scodinzolini per dire una cosa del genere. Bisogna vivere completamente fuori dalla realtà per annunciare e gente che non arriva a mille euro al mese di stipendio che deve sacrificarsi come chi ne guadagna venticinquemila. Oltre a essere grottesca, l’affermazione è anche molto preoccupante. Se gente che, non avendone nessun bisogno, si fa ristrutturare la casa gratis o quasi, è disposta a togliere poche, insignificanti migliaia di euro dal proprio portafoglio, quale scure calerà sopra le eterne vittime di ogni manovra fiscale, i lavoratori dipendenti? Oppure, come in Grecia, verranno decurtati gli stipendi dei lavoratori statali? Toglieranno il 20% di stipendio a una maestra che guadagna 900 euro al mese? Decideranno di privatizzare totalmente la scuola passando direttamente dai tagli ai licenziamenti? Non rinnoveranno il contratto del pubblico impiego scaduto da due anni? Quale orribile coniglio tirerà fuori dal cappello il ministro Tremonti? Quale enorme fregatura ci prepara questo esecutivo con un colpo di coda degno di Mobydick?

Strano paese, l’Italia. Mentre Obama accusa, senza mezzi termini, le compagnie petrolifere e le invita a riparare a proprie spese il disastro ambientale che hanno provocato, in Italia, lungi dall’attaccare e costringere quelli che sono i veri responsabili della crisi, a riparare i danni fatti, si promettono lacrime e sangue dando un esempio da sepolcri imbiancati.

Si possono evitare lacrime e sangue, fornisco qualche piccolo suggerimento.

Tassare le rendite alte, tassare con una decurtazione del 20% gli stipendi dei manager, reinvestire quanto si recupererà da queste tasse dando mezzi e strumenti alla Guardia di finanza per una lotta senza quartiere e senza precedenti all’evasione fiscale, ridurre del 25%  gli stipendi di parlamentari e ministri, riusciranno lo stesso a tirare avanti meglio del 90% di quelli che li hanno eletti, introdurre uno scudo fiscale con le regole applicate negli Stati Uniti, ridurre gli stipendi di consiglieri comunali, regionali, provinciali, ecc. in maniera proporzionale. Invertire quella rotta che ha portato la politica ad essere un terreno fertile per l’arricchimento personale e l’intreccio di complicità e amicizie mirate al latrocinio esercitato e spese delle pubbliche finanze. Mandare finalmente nelle patrie galere corrotti e corruttori e, se proprio vogliamo andare incontro al desiderio di leggi speciali, espresso recentemente dal sindaco di Milano, facciamole sulla corruzione.

Se si vuole davvero salvare il paese, non bisogna toccare gli stipendi dei lavoratori dipendenti. Forse Calderoli, così fiero e commosso dal gesto estremo che i parlamentari stanno preparando, non si è accorto che la gente muore. Ieri un altro imprenditore si è suicidato in veneto, siamo a quota venti, una infermiera che aveva simbolicamente deciso di togliersi il sangue quotidianamente per protestare, è morta anche lei. La crisi è già arrivata per noi comuni mortali, la crisi è arrivata per chi lavora, e deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese, e per chi non lavora e si trova davanti lo spettro del baratro. Una finanziaria che pesi sulle spalle dei lavoratori non è concepibile, non sarebbe sopportabile. La gente che ha votato in massa il re nano e il suo circo lo ha fatto principalmente per non pagare tasse. L’assurda cancellazione dell’I.C.I. si sta rivelando una lama a doppio taglio: ha già causato enormi danni tagliando risorse preziose ai comuni, nella contingenza attuale appare come l’errore più grave e criminale che questo governo abbia commesso. Peraltro, a parte sollevare il re nano dalle sue seccature di carattere legale e limitare fortemente la libertà di stampa e la possibilità da parte delle forze dell’ordine di assicurare alla giustizia mafiosi e criminali, ha fatto poco altro. La crisi non è un evento straordinario piovuto tra capo e collo e, questo sia ben chiaro,  che non vengano a raccontarci favole, la crisi è il risultato di una politica economica dissennata, fatta di scudi fiscali che hanno fatto brindare i mafiosi, di una politica del lavoro inesistente, di una politica industriale appiattita sulle richieste di una Confindustria sempre più protesa verso una arrogante e masochistica incapacità di guardare oltre il proprio naso.

La crisi è il risultato di una politica che ha elevato il clientelismo, il favore, la corruzione a modello di governo. Ministeri regalati agli amici o alle amiche, posti strategici assegnati in base alle capacità cortigiane dei candidati, i palazzi del potere trasformati nella caricatura di corti rinascimentali. Potremmo anche aggiungere una protezione civile che ha avuto carta bianca, che ha succhiato una quantità assurda di risorse e sarà la magistratura a stabilire nelle tasche di chi sono finite.

Questo sistema marcescente, questa corte dei miracoli, questo circo Barnum della politica ci chiede adesso di fare sacrifici.

Mi auguro che dietro tanta sfrontatezza non ci sia di peggio. Io credo a quasi tutto quello che dice il figlio di Ciancimino. E’ un uomo con lo sguardo spento, che parla come un dead man walking, come i condannati nel braccio della morte, consapevole di aver intrapreso una strada che, presto o tardi, lo porterà a un epilogo già scritto. La mafia, purtroppo, è l’unico ente in questo paese che mantiene quello che promette. Credo che qualcuno abbia manovrato perché Falcone e Borsellino fossero assassinati, credo che parole come “strategia della tensione” acquistino, alla luce di quanto sta venendo fuori, nuovi significati. Sono sempre stato convinto che a Genova, nel 2001, si siano svolte le prove generali di qualcosa di molto grave: forse volevano verificare le reazioni dell’opinione pubblica di fronte a una repressione violenta, forse qualcosa di molto peggio. Credo che esista in Italia un potere oscuro, deviato che riesce, non sempre ma spesso, a indirizzare come vuole lui la politica e le scelte strategiche. Un potere colluso con la criminalità organizzata in un rapporto di do tu des, senza scrupoli, senza etica, senza alcuna remora morale. Un potere che trova terreno fertile nei momenti di crisi e tensione sociale, quelli più propizi per svolte autoritarie. E’ bene che la società civile, la parte buona di questo paese, quella che crede nella costituzione e nei valori della Resistenza, fatta di laici e cattolici, di persone di destra o di sinistra accomunate dall’onestà, tenga alta la guardia: questi anni hanno confermato che l’Italia non ha ancora sviluppato sufficienti anticorpi contro il populismo autoritario e la storia, ”un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro che annuncia ciò che sarà” ha più volte dimostrato che il fondo non si tocca mai.

Guardia alta e attenzione costante soprattutto verso quelli che sembrano “buoni” anche se vengono da una cultura che storicamente non ha prodotto mai nulla che, neanche lontanamente, potesse definirsi “buono” per il nostro paese.

I sepolcri imbiancati, dalle nostri parti, nascono come funghi.

Categorie:Cronaca

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