Sarebbe molto rilassante poter commentare di tanto in tanto notizie positive: un film da ricordare, uno spettacolo teatrale commovente, un episodio di solidarietà che ci riconcili con questo piacere. Purtroppo la realtà non lo permette e, oggi in particolare, le notizie da commentare sono particolarmente spiacevoli.

Apprendo adesso della morte di Edoardo Sanguineti, uno dei maggiori intellettuali del nostro paese, una grande personalità che se n’è andata, così, all’improvviso. L’avevo visto qualche tempo fa, a un incontro politico insieme a Bertinotti. Mi era parso spento, sfiduciato, probabilmente disgustato dalle ultime vicende di questo paese. Io ho studiato con Gioanola, non sono stato uno dei suoi discepoli (mia moglie sì), ma l’ho sempre ascoltato con grande interesse e attenzione, condividendo gran parte delle sue opinioni. Sono certo che la notizia della sua morte non avrà il rilievo che merita, troppo scomodo Sanguineti, troppo scomodo  per tutti, come deve esserlo un vero intellettuale. Genova, dopo De Andrè e Fernanda Pivano, perde un altro figlio illustre, l’Italia uno dei suoi  intellettuali più lucidi, uno dei pochi a godere di un ampio credito internazionale.

Suo amico era Noam Chomsky, un’altra grande mente, un altro intellettuale globale, lucidissimo e documentatissimo nelle sue denunce, capace di usare parole pesanti come macigni per denunciare l’ingiustizia e la sopraffazione in qualunque parte del globo. Ieri è stato rimandato indietro dalle autorità israeliane, gli è stato impedito di tenere una lezione nei territori palestinesi perchè sprovvisto di un permesso militare. Perfino i giornali israeliani di destra hanno parlato di abuso vergognoso da parte dei militari. Evidentemente di questi tempi l’intelligenza e lo spirito critico fanno ancora paura al potere. Non lo considero un cattivo segno anche se è da non credere che gli israeliani abbiano avuto la faccia di rispedire a casa uno dei massimi geni che vivono oggi nel mondo.

In Italia, intanto, un gruppo di parlamentari propone un vitalizio anche per gli appartenenti ai rami più bassi della carriera politica: avete capito bene, non sto scherzando. La proposta è stata avanzata da un parlamentare del Pd e subito applaudita anche dalla maggioranza. Quindi assessori, consiglieri comunali, sindaci, possono stare tranquilli: presto, non dubitiamo, verrà loro riconosciuta una giusta ricompensa per la loro opera e i sacrifici fatti per la nazione.

Da non credere. Mentre da una parte si bloccano i contratti e gli scatti d’anzianità per categorie che sono ben lontane dal navigare nell’oro, dall’altra si propongono vitalizi per i politici. Improvvisamente il governo si è accorto che esistono le false pensioni d’invalidità e che esistono degli scandalosi privilegi. Forse, dopo la scoperta di settemila presunti evasori italiani in Svizzera, prenderà anche coscienza del problema dell’evasione fiscale, la vera responsabile della crisi economica in cui versa il paese.

Scopriamo anche che Fini, dopo una vita passata tra i banchi del parlamento, si è accorto che lavorare due giorni a settimana, come fanno i parlamentari italiani, è una vergogna. Confidiamo che passino almeno a tre. Da non credere.

In Italia si prepara una manovra da 25 miliardi (non basteranno,vedrete), con l’intenzione finalmente palesata, di ridurre il welfare mentre si quantifica in 80 miliardi di euro il giro di corruzione di Anemone e co. Ricordo che stiamo parlando solo di una cricca e che, molto probabilmente, nel paese ce ne sono molte altre. Invece di scovarle, il governo tira indietro la mano sullo stato sociale. Da non credere.

Fa sorridere intanto la piccola e pubblica lite familiare tra l’ignaro Scajola e la consorte. Probabilmente tra qualche giorno rettificherà la smentita alle parole della moglie dicendo che lui ha effettivamente difeso altri colpevoli di corruzione ma ne era ignaro. Da non credere.

La Casta domina con la consueta arroganza, fa leggi e leggine a proprio vantaggio, taglia le esigue finanze di chi lavora per campare e tirare avanti la famiglia, si guarda bene dal toccare i privilegi veri, anzi, fa l’esatto contrario. C’è un’altra cosa da non credere: l’acquiescenza di un popolo piegato, apatico, instupidito dalla tv e dal bombardamento mediatico della corte dei miracoli, incapace di reagire alle morti per disoccupazione come ai latrocini che ormai ogni giorno vengono scoperti dal lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Ancora per poco. La legge sulle intercettazioni è già passata al senato. Va avanti. Anche dopo lo smascheramento della cricca. Da non credere.

1 commento

  1. Edoardo Sanguineti. Un maestro, un garbato e potente, straordinario maestro.
    Io uso dire l’unico uomo che non mi abbia mai deluso, ironizzo come lui mi ha insegnato, ma sono sinceramente convinta che lui sia, non riesco ancora a dire sia stato, l’uomo più straordinario che abbia avuto l’onore di conoscere. Un vero signore nei modi, nella cortesia, nell’onestà, un professore universitario che quando dava un appuntamento rispettava sempre l’impegno preso, nonostante fosse più ricercato all’estero che in Italia. In realtà non ho avuto con lui alcun rapporto privilegiato, ero una semplice studentessa che cercava di seguire le sue lezioni con assiduità e rispetto, con troppa consapevolezza della sua genialità per sfruttare a pieno l’occasione che avevo avuto. Sì perché era tanta la mia soggezione che esitavo, avrei domandato mille cose, ma ero sempre troppo in imbarazzo per farlo liberamente. Eppure ogni volta che ho superato il mio imbarazzo e mi sono forzata ho ricevuto risposte esaurienti, e incredibilmente approfondite ma, soprattutto, ho ricevuto la sensazione che, nonostante gli anni luce che separavano la sua preparazione dalla mia , la considerazione ricevuta era la massima possibile. Il suo essere marxista comprendeva anche il massimo rispetto degli uomini e donne con i quali si trovava a conversare, l’ho ascoltato anche mentre parlava ad un pubblico meno selezionato di quello universitario e ho sempre notato la massima disponibilità e cordialità. Bisognerebbe ricordarlo a coloro che oggi usano l’aggettivo comunista come si trattasse di un insulto.
    La gratitudine verso questo suo modo di essere non si è mai affievolita, conservo tutt’ora le ore trascorse in quella piccola aula di Via Balbi come alcune delle più belle ore della mia vita.
    Oggi ho fatto il mio lavoro come se niente fosse, come necessario, ma adesso, finalmente a casa, ripenso agli ultimi anni: l’ho incontrato di rado, ogni volta cercavo di salutarlo e ringraziarlo, ogni volta cercavo di rubare un po’ della sue parole, ogni volta speravo nel suo ottimismo. Sapere che non avrò più questa possibilità, pur così rara, mi riempie di tristezza, mi fa sentire più fragile finalmente, come intendeva lui finalmente:

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