A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il vento freddo dell’intolleranza


Cominciamo da Albenga. Il sindaco di questa ridente località ligure, una leghista, ha deciso che i musulmani per poter pregare al venerdì all’aperto, sotto le intemperie, dovranno pagare l’occupazione del suolo pubblico. Ovviamente, non si tratta di un provvedimento razzista ma solo di una questione di rispetto delle regole. La soluzione più logica del problema sarebbe forse quella di ampliare gli spazi dell’attuale moschea o di costruirne una nuova, nel frattempo però il sindaco ha deciso di racimolare fondi sulla preghiera. Si potrebbe chiamare “tassa divina”, o “il tributo del profeta”, è un’idea che si potrebbe diffondere a macchia d’olio in tutta Italia. Si potrebbero usare tappeti da preghiera usa e getta venduti al momento da ambulanti italiani per incentivare il commercio  e far pagare per uso improprio l’acqua per le abluzioni sacre. Naturalmente potremmo poi anche legalizzare il furto delle scarpe agli ingressi delle moschee per rivenderle all’uscita ai fedeli. Le possibilità imprenditoriali sono  illimitate.

Passiamo a un’altra questione, su Albenga tornerò tra poco. E’ stata approvata la cittadinanza a punti per gli immigrati. Si parte da sedici punti per tutti, punti che aumenteranno progressivamente  quando si stipulerà un contratto d’affitto di un appartamento, si imparerà la lingua italiana e la costituzione, ecc. I punti si perdono nel momento in cui si delinque.Arrivati a trenta punti scatta il patto di cittadinanza, con la sottoscrizione di diritti e doveri che evidentemente non erano precedentemente assicurati. Se si arriva a conquistare viale dei giardini, la stazione e l’acquedotto si vince la cittadinanza. Ovviamente non si tratta di razzismo ma della necessità di regolamentare anche qualitativamente l’afflusso degli immigrati in Italia.

Faccio una modesta proposta: estendiamo i punti anche ai politici. Se non conoscono la lingua, delinquono o non conoscono la costituzione, fuori dal parlamento, dai consigli comunali, dai consigli regionali.

Se la mia modesta proposta fosse accolta i parlamentari che hanno proposto questa legge sulla cittadinanza a punti e il sindaco leghista di Albenga sarebbero tra i primi a doversi trovare un altro lavoro (ma sarebbero in buona e numerosissima compagnia): questi provvedimenti violano palesemente e senza dubbi di sorta, l’articolo 3 e l’articolo 8 della nostra costituzione. Il primo recita che “tutti i cittadini hanno eguale dignità sociale e sono pari di fronte alla legge”, il secondo che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” e ”hanno il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti”. Norme chiare, precise, che non danno adito ad interpretazioni diverse. Norme allegramente ignorate dagli amministratori leghisti che nei loro comuni fanno strame dei diritti costituzionali e applicano la loro interpretazione della legge della giungla.

Che il governo debba pagare dazio ai leghisti assecondando la loro xenofobia e il razzismo su cui hanno fatto leva per ottenere voti tra quelle che non sono esattamente le classi più colte della popolazione italiana, passi pure, è un’indecenza ma passi, che però provvedimenti palesemente intolleranti, mirati a rendere la vita sempre più difficile agli stranieri vengano fatti passare come rispetto delle regole del vivere civile in Italia è veramente deprecabile.

E’ veramente insopportabile questo mare di ipocrisia che sommerge la penisola. Un retaggio clericale del passato che non accenna a scomparire, anzi aumenta come la marea nera negli Stati Uniti. Dal momento che la maggior parte del popolo italiano ha chiaramente mostrato con le recenti elezioni di essere razzista, cosa per altro che non suscita la minima sorpresa in un “terrone”come chi scrive, che bisogno c’è di parlare di “regole” quando si attuano provvedimenti che vanno in una direzione che è chiarissima a tutti?

Volendo fare un’analisi più raffinata del provvedimento sugli immigrati, si può dire che è il concetto stesso di integrazione ad essere in qualche modo razzista. Sancisce infatti il principio che il cittadino straniero debba abbandonare in qualche modo usi e costumi propri, tipici della propria cultura, per abbracciare i nostri, sottintendendo una presunzione di superiorità che è assurda per la società occidentale in genere, grottesca per la società italiana in particolare. Termini come “tolleranza” e “integrazione” danno già luogo a una cultura della diversità, fondano differenze, stabiliscono distanze. Io preferisco parlare, quando affronto l’argomento con i miei alunni, di convivenza civile, di arricchimento culturale, di confronto tra punti di vista diversi. Si tratta di fondamenti epistemologici lontani anni luce dalla cultura dell’attuale governo, per molti esponenti dello stesso assolutamente incomprensibili. In un mondo sempre più globale anche nel miscuglio delle razze, il nostro paese torna al campanilismo medioevale, recuperando quelle cattive abitudini che da secoli costituiscono lo scoglio che impedisce al nostro paese di progredire civilmente. La rozzezza degli amministratori leghisti, la loro arroganza, l’incapacità di comprendere il mondo che li circonda,non sono il “nuovo”, sono qualcosa che nella nostra cultura è abbarbicato come le alghe sugli scogli marini, sono qualcosa di vecchio, di stantio, di arcaico, ma di un arcaismo oscuro e tribale che non solo non è bene recuperare ma sarebbe il caso di abbandonare all’oblio.

A testimoniare il fatto che la sinistra ha ormai smarrito la propria identità è la soddisfazione con cui alcuni parlamentari hanno accolto il disegno di legge, smussato nelle sue linee più demenziali giusto per non incorrere in sanzioni da parte di Strasburgo.

Quando Sanguineti, celebrato in questi giorni da quello stesso giornale che lo beffeggiò e lo additò al pubblico ludibrio quando si candidò sindaco, dice ( proprio per questa affermazione venne additato come una specie di terrorista) che “si deve tornare alla lotta di classe, si deve tornare a odiare i padroni” parla di ritrovare quel sentimento dell’internazionalismo che ritroviamo in tutta la storia della sinistra europea, basta leggere le “Lettere dei condannati a morte della resistenza europea”.

Internazionalismo come solidarietà dei poveri, dei lavoratori, dei derelitti del mondo, concetti che coincidono alla perfezione con la dottrina sociale della Chiesa, che in passato sono deflagrati nella lotta di Resistenza contro il nazismo e nella teologia della liberazione in America latina, che oggi devono servire a impedire una guerra tra poveri, a creare un nuovo sentimento di solidarietà interrazziale. E’ la grande occasione della sinistra, un’occasione persa fino adesso, di rinnovare la propria ideologia, di ritrovare energia e idee. Invece troppo spesso la vediamo inseguire la destra nella disperata ricerca di un consenso da parte di quella imprenditoria media e grande che da troppo tempo non rappresenta più un avversario da combattere politicamente ma una entità da blandire. Odiare i padroni significa odiare lo sfruttamento, la sopraffazione, la menzogna, l’ipocrisia, l’uso dell’ignoranza come mezzo per ottenere consenso, il disprezzo per la cultura e la dissidenza, significa combattere, in modo pacifico, politicamente, le radici stesse del razzismo e dell’intolleranza.

Ma è proprio la politica che manca in questo paese, la visione d’insieme che permette di crescere, il coraggio di rischiare il cambiamento, la volontà di guardare al futuro. Mi auguro che questa legge si ritorca contro chi l’ha ideata e che tra qualche anno,   una classe di extracomunitari ferratissimi in lingua italiana e costituzione spazzi via una classe politica che davvero non ha più nulla da dire. Quanto ai ragazzi, che vedo ogni mattina nei banchi di scuola, insieme, indifferenti al colore della pelle o alla lingua madre, allegri e spensierati, spero siano una fotografia fedele del futuro prossimo venturo.

Categorie:Attualità

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