In Emilia Romagna gli insegnanti sono stati invitati dalla direzione regionale a tacere. Applicando le recenti norme volute dal Ministro Brunetta, a parere dei burocrati della scuola gli insegnanti non hanno diritto nè a utilizzare lo spirito critico che devono aiutare a sviluppare, su indicazione degli stessi burocrati, nei propri alunni) ne’ avvalersi della libertà d’espressione e di parola. E’ l’ultimo ritrovato bellico di un esecutivo che, non contento di aver ridotto l’opposizione e il dissenso a un teatrino di pupi, adesso vuole il silenzio. Cancellare la possibilità che qualcuno dica che il re è nudo è l’estremo tentativo di evitare che la protesta tracimi tutta in una volta, che la consapevolezza dell’indecenza di una politica che ormai ha pericolosamente spostato le lancette verso l’autoritarismo pervada la grande maggioranza degli italiani. Gli insegnanti vanno messi a tacere perché per lavorare usano il cervello (molti, non tutti), si informano, utilizzano fonti alternative di documentazione, addirittura leggono. Gli insegnanti vanno messi a tacere perché più di altri, parlando con cognizione di causa, possono testimoniare lo sfacelo a cui è sottoposta la scuola pubblica, più di altri possono parlare di un’offerta formativa sempre più povera perché quando ti ritrovi a lavorare con classi di 27-30 alunni, senza insegnanti di sostegno perché le pratiche per richiederlo sono lunghe e vissute come umilianti dalle famiglie, fare cultura diventa un’utopia. Quando poi questo accade nelle scuole a rischio, in quei quartieri dove è prioritario togliere i ragazzi dalla strada, tappargli le orecchie contro le sirene della criminalità sempre alla ricerca di giovani leve, lo sfacelo si paga carissimo. Non vogliono che gli insegnanti denuncino criteri di valutazione che, ben lungi dall’essere meritocratici, sono in realtà finalizzati a evitare le bocciature, perché le bocciature hanno un costo. Il sei politico era una rivendicazione (sbagliatissima) della sinistra radicale nel ‘68. E’ diventata una norma di questo governo. Forse molti non lo sanno, ma se il consiglio di classe decide di non respingere un alunno, automaticamente siamo obbligati a dare la sufficienza in tutte le materie. Insegnanti costretti a fare i conti con norme incomprensibili, scritte da chi non ha la minima idea ne’ delle regole della lingua italiana, ne’ di come funziona nella realtà una scuola. Sarebbe molto interessante rendere pubbliche le norme che regolano scrutini ed esami, i programmi didattici, le norme che regolano la possibilità di bocciare gli alunni. Trovereste perle tipo: Ritenete che la bocciatura possa avere ripercussioni sull’autostima dell’alunno? No, notoriamente gli alunni bocciati danno un ricevimento e si complimentano tra loro!

La realtà ormai innegabile è che si va verso una situazione all’americana: la scuola pubblica per i poveri, la bassa manovalanza, le scuole private e un’università sempre meno accessibile, per le classi medio-alte. Una situazione ideale per formare la futura classe dirigente, per plasmare a propria immagine e somiglianza le nuove leve. Altro che meritocrazia! Continuando di questo passo, se diventeranno legge alcune delle proposte in discussione, come l’assunzione diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti, si arriverà alla raccomandazione come regola, alla legalizzazione della furbizia.

Ma tutto questo Alice non lo sa e il potere politico vuole che continui a non saperlo. Da anni gli insegnanti della scuola pubblica sono soggetti a campagne stampa ben orchestrate, denigratoria, piene di menzogne. Deve uscire una norma liberticida? Tranquilli che le prime pagine di tutti i giornali saranno piene di professoresse senza mutande, professori pedofili e maestre manesche. Non che questi fatti non vadano denunciati, ma a generare sospetto è che vengano denunciati a ripetizione, per brevi periodi, sempre quando devono essere applicate norme sulla scuola che danneggiano fortemente il lavoro degli insegnanti. naturalmente è solo un caso, non si tratta di manipolazione mediatica dell’opinione pubblica…

D’altronde la demonizzazione del nemico è parte di goni guerra ed è una vera e propria guerra quella che questo governo sta combattendo contro la scuola. Basta vedere la riduzione dei bilanci scolastici, basta guardare in quante scuole sono i genitori a comprare la carta igienica, il sapone, il materiale di cancelleria. Se i collegi docenti non sono accorti, gli insegnanti lavorano più del dovuto (gratis), cosa che non succede, per quanto ne sappia, in nessun’altra categoria. Parliamo delle bugie? Tre mesi di ferie pagate, ad esempio. Le ferie sono di 34 giorni, il 30 Giugno si smette di lavorare e il 1 Settembre si ricomincia, spesso, dopo il 15 Agosto, si torna a scuola perchè sono cambiate le carte in tavola e bisogna formare le classi, pensare a nuovi orari, ecc. Gli insegnanti lavorano 4 ore al giorno. Più 40 + 40 di riunioni, consigli di classe, collegi docenti, incontri con i genitori, più il lavoro che possiamo a svolgere solo a casa come imbrattamento di carte varie richieste dalla burocrazia, correzione delle verifiche, preparazione delle lezioni, documentazione, ecc, più gli incontri con servizi sociali,  operatori delle specie più svariate, più attività extracurricolari che sono necessarie per ampliare l’offerta formativa e, nel caso di chi come me lavora nel far west, per dare un’opportunità diversa dalla strada ai ragazzi, più gli incontri con i genitori non programmati e le ore fatte in più per i più svariati motivi. Gli scatti di anzianità non sono legati al merito ma sono automatici un insegnante che entra a scuola oggi guadagna più o meno  mille euro, a fine carriera potrà arrivare a 1600 euro. Non c’è altro da aggiungere in proposito.

La realtà della scuola è questa e sono queste cose che non vogliono si vengano a sapere, perché così potranno continuare ad usare nell’indifferenza generale la loro scure da macellai. Invece di investire in formazione per insegnanti che devono curarsi di ragazzi con problemi sempre nuovi e gravi, invece di incrementare quelle attività extracurricolari che permettono un rapporto con numero limitato di ragazzi motivati e offrono un approfondimento culturale impossibile nella normale routine, invece di investire in sicurezza e mettere a norma tutte le scuole come dovrebbe essere ormai da vent’anni, si taglia qualsiasi cosa, si fa a pezzi la scuola elementare, il fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica italiana, si tagliano le ore negli istituti tecnici e professionali, la cui importanza strategica è fondamentale.

E dovremmo stare zitti di fronte a tutto questo. Forse è bene ricordare a tutti un piccolo particolare. gli insegnanti hanno giurato fedeltà e sono servitori dello Stato, non di questo o quell’esecutivo, di questa o quella amministrazione. Quindi nessuno può toglierci il sacrosanto diritto di esprimere le nostre opinioni e di criticare decisioni che riteniamo sbagliate. Spero che la società civile, che, parliamoci chiaro, non ci ama, questa volta si schieri compatta al nostro fianco. In ogni caso la partita di chi vuole ridurre questo paese al silenzio è persa in partenze: nessuno mai riuscirà a mettere un bavaglio alle idee.

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