Ai funerali di Edoardo Sanguineti, poeta di straordinaria levatura e uomo di cultura tout court, capace di geniali innovazioni nel campo della critica letteraria e acuto osservate della società italiana e dei suoi cambiamenti, ma soprattutto straordinario insegnante sempre disponibile e attento a chi aveva di fronte, pesava come un macigno l’assenza dello stato e dei dirigenti dell’Università di Genova, dove il poeta ha lavorato per quasi trent’anni. In città, ieri, si potevano vedere, affisse nelle cabine telefoniche, sui muri, sugli autobus, le poesie di Sanguineti, distribuite come omaggio alla sua memoria da ex alunni, o persone che semplicemente volevano ricordare la scomparsa di una personalità che ha portato grande lustro a Genova.

Perchè il ministro Bondi non era presente ai funerali? Perchè non era presente il magnifico rettore?

Sanguineti era un marxista convinto e ortodosso, un marxista deluso e sconfitto dalla piega che ha preso il mondo, questo mi è parso di cogliere quando lo scorso anno ebbi occasione di ascoltarlo durante un incontro pubblico, un uomo che ha sempre detto quello che pensava, senza curarsi di dare fastidio, senza curarsi di essere scomodo, cioè di interpretare senza ambiguità la figura dell’intellettuale che, per sua natura, deve essere lo spirito critico della società,. Sicuramente la sua enorme cultura, la dialettica ironica e tagliente, il sorriso triste che aleggiava su quel volto irregolare e leggermente clownesco quando lanciava i suoi strali contro il potere e la subalternità dei deboli alla prepotenza del denaro, facevano paura, non era certamente semplice controbattere ad argomentazioni condotte con lucida intelligenza e ferrea coerenza, non era certamente impresa facile per i tanti cialtroni che infestano un panorama culturale italiano che si è trasformato in un nauseante coro di lodi a sua maestà, in una piatta ripetizione di vacue litanie inneggianti le sorti magnifiche e progressive. Era sicuramente un fiero avversario politico di questo governo. Tuttavia, credo che il rispetto per i vinti, almeno nell’ora della morte, sia cosa dovuta anche e soprattutto a chi sta dall’altra parte della barricata. Almeno lo era prima che il panorama politico italiano si degradasse fino al punto in cui siamo oggi. Ignorare i morti è semplicemente un altro passo in quella politica dell’odio che con protervia viene portata avanti da anni dall’attuale classe dirigente. Odio verso l’avversario, odio verso le vittime di turno, rumeni, zingari, africani, non importa, odio verso chi non è fedele alla linea, odio verso chi ha paradigmi della realtà diversi da quelli preconfezionati dalla pubblicità, odio verso chi pensa, odio verso chi dipinge lucidamente la realtà vera e non quella presunta,odio verso chiunque rifugga dall’ossequio e dalla cieca sottomissione . Quando l’odio non può essere usato come arma, quando muore una personalità di spicco come Sanguineti, che tutti i giornali stranieri ricordano con ampi inserti, allora scatta l’altra arma, quella del silenzio. La copertura televisiva sulla morte di Sanguineti è stata indegna, la copertura stampa, con le solite eccezioni, penosa, la presenza dello stato e di quelle istituzioni che  lo stato rappresentano, come l’Università, inesistente.  Non ci sono aggettivi per descrivere un tale comportamento e non si capisce perchè un ministro della cultura debba restare al suo posto quando decide di venire meno a quelli che sono suoi precisi compiti istituzionali. Se non si onorano  i poeti, quale cultura possiamo aspettarci da questo paese? Se non c’è neppure un barlume di cattolicissima pietà per i vinti, quanti fondi dovremo ancora toccare prima di renderci conto che questa gente sta facendo a pezzi l’umanità di questo paese? Perchè in Italia non è in gioco solo la tenuta del sistema democratico, quello, in qualche modo, terrà, una dittatura in Occidente non è accettabile per i paesi alleati, ma è in gioco il sostrato etico, la coscienza morale della nazione. Questa politica sta ossessivamente lanciando il messaggio che tutto è lecito in nome dell’interesse del singolo: odiare chi è diverso, disprezzare chi non la pensa come noi, ignorare leggi e regole, non rispettare i morti, gettare veleno sull’avversario per rovinare la sua immagine pubblica e poi ritrattare, orchestrare campagne stampa basate sulla menzogna, esiliare dai mezzi di comunicazione le voci del dissenso, tutto è lecito in nome di quello che Machiavelli chiamava “il particulare”. E’ questa logica di totale egoismo, spietata e venefica, questa  relativizzazione della morale, questa ipocrisia colpevole e strumentale a ledere nelle fondamenta l’humus della nazione. Contro questo si è sempre battuto Sanguineti e ha ricevuto una damnatio memoriae in cambio della sua coerenza e del suo civismo.

L’assenza dello stato ai funerali di un genio urla più forte di tante parole lo sdegno per una politica che non ha più fondamenti filosofici dietro le spalle, non ha più ideologie nè profeti, non ha più il senso della propria missione, non ha più altra divinità a cui obbedire se non il profitto e il consenso, in un circolo vizioso devastante per una nazione che non riesce a rialzare la testa, che obbedisce passivamente alle sirene mediatiche, incapace di comprendere che il futuro non può consistere nella chiusura verso l’altro e verso il progresso, il futuro non può ridursi a restare quello che si è perchè il cambiamento fa paura. Lungi dall’assolvere alla sua funzione di guida della nazione, la politica oggi trascina il paese in una corsa folle verso un’impossibile e barocco sogno di una grandezza che è solo nella mente di chi guida la fila e che si dissolverà come neve al sole quando la storia deciderà che è venuto il momento di alzare lo stop. Le pochi voci dissonanti, quelle fuori dal coro, vengono spesso zittite da quegli stessi che sarebbero delegati a dargli maggior risonanza in nome di una realpolitk che non ha nessun senso in un contesto in cui la politica è al grado zero. L’opposizione, dovrebbe farsi portavoce di un rinnovamento culturale, di una rivolta etica, dovrebbe scuotere la coscienza morale di un popolo completamente ammaliato da un incantatore da fiera di paese. Per fare questo è forse necessario rinunciare alla disperata ricerca del consenso, essere impopolari ma migliori degli altri, ribadire ad ogni passo la propria moralità, il proprio senso dello stato in contrasto con il nauseante lerciume che ci circonda. Questo, con la sua educata e fiera dissidenza, con la sua eloquenza d’altri tempi e la sua ironia malinconica, ha affermato fino all’ultimo Edoardo Sanguineti.

“I poeti sono i non riconosciuti   legislatori del mondo” diceva Shelley. Un saluto a Sanguineti, poeta e uomo.

3 commenti

  1. In questa società lei diceva “la merce-uomo è la più svenduta” ed è una verità innegabile ma terribilmente scomoda. Lei invece, professore, ha sempre dato la massima considerazione a chiunque la chiedesse, operaio o intellettuale che fosse.
    Questo era il suo modo di essere marxista.
    La gratitudine per le ore trascorse in Via Balbi in sua compagnia non morirà mai. Grazie professore!
    Claudia

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