A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Nodi e pettini


Cos’è un “grande dittatore”? Uno o è dittatore o non lo è, e se è dittatore è una carogna, che si chiami Stalin, Hitler o Pinochet, non cambia. Il nostro premier ha citato davanti all’Ocse le parole di Mussolini, da lui definito, appunto, un grande dittatore.  Tralasciamo per carità di patria un commento sull’opportunità di citare un criminale internazionale  di fronte a una organizzazione internazionale europea: dire che non è un gran passo verso l’unità politica del vecchio continente, è dire poco. Provate a immaginare cosa succederebbe in Germania se la Merkel citasse Hitler. Da noi, nulla. Tuttavia a inquietare è quel “grande” unito alla parola dittatore. Ora, si può mettere l’aggettivo “grande” davanti a molti altri aggettivi e nomi per definire Mussolini, ma grande dittatore proprio no. Un dittatore all’italiana, un socialista rinnegato che, appoggiato dalla grande borghesia e dalla stupidità congenita del popolo italiano ha trascinato in vent’anni l’Italia al disastro rischiando di trasformarla davvero in quella una “espressione geografica”, tanto per citare un “grande” cancelliere. Prendiamo atto dei referenti politici del premier e passiamo oltre per tornarci dopo.

Frattini si è offeso. Capita, quando si viene trattati da intolleranti razzisti, specie se si è intolleranti razzisti (Frattini sicuramente non lo è, buona parte del governo che rappresenta, sì). Ai razzisti non piace sentirselo dire. Amnesty international l’ha fatto nel suo ultimo rapporto annuale. Ha parlato dei respingimenti dicendo che violano il diritto internazionale e che mettono a rischio la vita di uomini, donne e bambini. Frattini ha parlato di “rapporto indegno”. Non si capisce perchè. Amnesty ha detto la pura verità. L’ottimo Gatti dell’Espresso ha mostrato, qualche tempo fa, un agghiacciante filmato in cui si vedeva che fine facevano i migranti respinti dalla Libia: morivano di fame nel deserto. Noi mandiamo un mucchio di migranti nei campi Libici, secondo il tanto pubblicizzato accordo con Gheddafi, ergo siamo corresponsabili della loro morte. Inoltre il giudice Sansa, qualche tempo fa, denunciò pubblicamente il fatto che respingere dei bambini viola parecchi trattati internazionali. Amnesty non denuncia solo questo, riguardo l’Italia. La pagina sulle violazioni dei diritti civili è lunga come quella di certi paesi sudamericani. Denuncia da anni le violenze della polizia al G8 di Genova, i troppi morti nelle carceri, gli atteggiamenti discriminatori verso zingari, rumeni, ecc. Non è l’unica, anche la Caritas denuncia la discriminazione nei confronti degli stranieri. Perfino il papa ha tuonato più volte a questo riguardo. Indegni anche loro?

Amnesty international fa il suo lavoro: osserva e denuncia. Il ministro fa il suo lavoro: respinge ipocritamente sdegnato accuse che sa benissimo corrispondere a verità. D’altronde perchè no? Gli italiani, due mesi fa, hanno votato questo governo, quindi hanno votato perchè i migranti vengano respinti, portati nei campi libici e mandati a morire nel deserto. Il premier ha il consenso popolare. Il consenso popolare gli dà l’autorità di fare questo. Gli italiani sapevano benissimo che il re nano è nelle mani della Lega nord e che la Lega nord non è il partito della tolleranza, lo sapevano e l’hanno votato lo stesso. Anzi, hanno votato soprattutto Lega nord. Frattini ha torto quando dice che il rapporto di Amnesty, associazione apolitica, spesso irritante nel suo voler restare al di sopra delle parti, è indegno, avrebbe avuto ragione se avesse replicato che la volontà popolare in una democrazia è sovrana. Ma vorrei che fosse chiara una cosa: chi ha votato questa gente ha votato anche sui respingimenti dei migranti, ha legittimato lo stato italiano a essere quantomeno indirettamente responsabile della sorte dei migranti.

Ma un’altra cosa hanno votato gli italiani: un uomo il cui referente politico è un “grande” dittatore, Benito Mussolini.

Il bambino alzò lo sguardo e vide che il re… era nudo? No. Era nero.

Categorie:Cronaca

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