A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Un altro mondo è (im)possibile?


Parto dall’ennesima stupidaggine detta sulla scuola dall’ennesima persona che non sa di cosa e di chi parla e che ha perso un’ottima occasione per star zitta. Parlo del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che in un recente incontro ha parlato della scuola, denunciandone la scarsa qualità, attribuendola alla scarsa selezione degli insegnanti e caldeggiando l’assunzione diretta da parte dei presidi. Non è  di lei che voglio  parlare perchè non merita commenti: leggete uno qualunque dei recenti libri di Marco Travaglio per sapere da quale pulpito viene questa bella predica e quale sia il curriculum familiare di questa persona.

Tuttavia è un altro segnale che la tendenza di questo governo è quella di terminare quello che il governo Prodi aveva incominciato, cioè la destrutturazione della scuola pubblica, la sua progressiva privatizzazione occulta (trasformazione in fondazione, consigli di amministrazione e ingresso di privati, ecc.) e la sua settorializzazione con una divisione che porterebbe i tradizionali  licei a formare la nuova classe dirigente, e le scuole tecniche e professionali a formare carne da cannone, manodopera a basso costo per la grande impresa in un ruolo di totale subalternità.

E’ quanto accade da anni negli Stati Uniti, e in Inghilterra, è l’inevitabile modello produttivo della scuola nell’era della globalizzazione, è la scuola della Tahtcher e di Reagan, non a caso presi a modello dal re diversamente alto . Inevitabilmente una struttura di questo tipo viene a snaturare completamente il significato che una scuola deve avere in una società libera e democratica, cioè quello di creare, prima di tutto, cittadini dotati di spirito critico che possiedano adeguati strumenti culturali per padroneggiare il presente e abbiano una minima possibilità di scelta del loro futuro. E qui nasce il problema. Che non sta nell’abominevole concezione della scuola come “fabbrica” di manodopera e di quadri che ho descritto prima, ma proprio della difficoltà della scuola di padroneggiare il presente. Nel mondo in cui viviamo e nello specifico, nel paese in cui viviamo, stiamo assistendo a una totale svalorizzazione di tutto quello che, anche di striscio, può essere definito come “culturale”. Basta citare il “culturame di sinistra” del nano bagonghi che agitando le sue manine lancia riforme epocali che si risolvono regolarmente in flop, oppure le ignobili cretinate razziste dei leghisti o l’italiano spesso approssimativo del re nano. Basta pensare al revisionismo storico, all’uso spregiudicato e volutamente in malafede dei testi sacri da parte di frange oltranziste che adattano le parole ai loro scopi. Ma il nodo è la televisione. La globalizzazione, lungi dal portare a una diffusione delle idee, a un incrocio di pensieri, al melting pot nella sua accezione più alta, ha prodotto una sorta di pensiero unico, mediato dall’immagine. La pubblicità è diventata il linguaggio dominante, un linguaggio potente ed evocativo, sempre più raffinato, sempre più centrato sulle diverse categorie di utenti, un linguaggio rivoluzionario che ha cambiato la realtà percepita come poche altre volte è accaduto nella storia del mondo. Se la scrittura ha permesso all’uomo di creare la poesia, se Gutenberg ha permesso al sapere di propagarsi universalmente, il messaggio immediato e spesso apparentemente grossolano della pubblicità è il veicolo più potente e invasivo del virus su cui si reggono molti governi attuali: quello dell’ignoranza.

Il re nano di gloria di essere un uomo del “fare”, che no sta a perder tempo a teorizzare sui massimi sistemi. L’assegnazione delle cariche in base all’adorazione portata al sovrano, in pieno stile bizantino, è l’esempio più clamoroso del totale vuoto culturale ed etico in cui ci muoviamo. Un totale vuoto culturale che grazie ai media si sta espandendo come un immenso buco nero che inghiotte qualsiasi cosa sulla sua strada.

La carta stampata, il libro, media che richiedevano una partecipazione attiva da parte dell’ individuo, un impiego delle cellule cerebrali, una scelta, sono state sostituite dalla televisione e dalla pubblicità che offrono scelte preconfezionate, scelte che non costano fatica. La filosofia che nell’era del re nano trasmettno le televisioni con le inguardabili trasmissioni di intrattenimento, è quella che il denaro conta più di tutto e al denaro ci si può arrivare anche se si è brutti, schifosi, ignoranti, anzi meglio, se poi si hanno due belle tette la strada è ancora più in discesa. Sono lontanissimi i tempi dei quiz del povero Mike dove tutta l’Italia si riuniva per imparare, dove gli esperti erano veri esperti e non vincevano denaro indovinando chi tra i presenti è Armando La Papera o aprendo pacchi. E’ una banalizzazione certo, ma una banalizzazione significativa: anche quella televisione era instrumentum regni, ma faceva passare il messaggio che la scuola, l’istruzione potevano servire anche a guadagnare del denaro. Oggi la scuola è dotata di strumenti vecchi, libri e carta non servono più, ammettiamolo, non possono più svolgere la funzione che avevano venti, trent’anni fa, ha  una classe docente che non riesce a stare al passo con i tempi, molti colleghi considerano ancora il computer uno strumento demoniaco,ha sedi e strutture obsolete,  dirigenti preoccupati di far imbrattare ai docenti tonnellate di carte inutili invece di preoccuparsi di amministrare realmente. Resta però nella scuola e solo nella scuola un valore insostituibile e imprenscindibile: il fattore umano. Gli insegnanti italiani non saranno geni del computer ma sono persone serie, responsabili, preparate, che si prendo cura dei ragazzi e li seguono, diventando spesso un punto di riferimento unico, un’ancora di salvezza per i loro alunni. Non sforneremo dei geni, ma riusciamo ancora, con grande fatica, con grande sacrificio a sfornare persone decenti.

E’ questo che la Marcegaglia, il re nano, e altra gente dello stesso stampo vuole cancellare: la possibilità che dalla scuola escano persone decenti. E’ per questo che hanno inserito una enorme porcata come il maestro unico, è per questo che hanno fatto a pezzi la scuola media. Perchè loro hanno bisogno di consumatori, di servi, di schiavi a cottimo, di gente che non è in grado di capire che la stanno fregando, di persone che non ragione con  la loro testa ma con la testa di chi comanda. E allora via con un maestro solo, magari assunto direttamente dal preside, così discriminiamo in base alla tessera sindacale o politica, distruggiamo l’orario delle medie e costringiamo gli insegnanti che hanno tante ore a lavorare di più e parlare di meno, facciamo a pezzi la scuola superiore per lo stesso motivo, teniamo insieme solo i licei che tanto elitari e per pochi lo sono sempre stati e sempre lo saranno. Non è un caso che la Chiesa, istituzione demagogica e populista molto più abile e da molto più tempo sulla piazza del re nano, abbia per secoli detenuto il monopolio dell’istruzione e che oggi difenda con le unghie e con i denti i propri privilegi medioevali pregustando un nuovo avvento.

Continuerò questo discorso nei prossimi articoli dove parleremo di TINA, dei nuovi fondamentalismi, del perchè è etico essere no global. E di come le cose possono cambiare perchè, come cantavano i Rolling Stones trent’anni fa, il tempo è dalla nostra parte.

Categorie:La scuola, Storie di ordinaria follia

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