A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Da TINA a TIA: due acronimi, una speranza


TINA è l’acronimo dell’alibi più comodo per giustificare qualsiasi cosa: There Is No Alternative, “Non c’è alternativa”. Scusateci, non c’è alternativa a questo sistema sociale basato sull’ingiustizia e sulla prevaricazione, non ci sono altre soluzioni allo sfruttamento dei paesi arretrati e all’impoverimento progressivo delle classi medie e proletarie dei paesi ricchi, non c’è soluzione alla violenza usata come strumento abituale per imporre ricatti economici, non c’è altra via che quella di piccole guerre localizzate per il controllo delle fonti energetiche, e via discorrendo. Il crollo dell’utopia comunista ha offerto su un piatto d’argento un comodo alibi all’economia liberale, la mancanza di un antagonista politico credibile, la mancanza di una teoria alternativa più giusta e più equa. TINA giustifica la globalizzazione, lo strapotere delle multinazionali, la corruzione, inevitabile corollario di una società dove si vale se si possiede e più si possiede più si vale. TINA è lo scudo della globalizzazione forzata, delle guerre dell’acqua, dei bombardamenti su Kabul e Bagdad, delle “missioni” di pace italiane. TINA è l’acronimo dell’ipocrisia, la bugia fatta sigla, l’infrangibile muro contro cui si sono infranti i sassi dei black bloc e le speranze del popolo di Seattle e di Genova. Non c’è alternativa, il socialismo reale è morto, il liberalismo ha vinto la sua battaglia e chi non è d’accordo soffra in silenzio. Ci sarebbe intanto da fare un discorso di fondo: lo stalinismo è certamente morto di morte naturale, su questo non ci sono dubbi e solo i nostalgici e i fanatici potrebbero negarlo, quanto al socialismo, qualche distinguo da fare c’è. L’esperimento di Allende si è risolto in un massacro commissionato proprio dai liberisti per eccellenza, gli Stati Uniti d’America, a Praga i carri armati sovietici hanno ucciso sul nascere una possibile terza via, Patrice Lumumba è morto con le speranze dell’Africa di un riscatto che nascesse dal popolo africano, Castro a Cuba si è trasformato in un dittatore per un embargo che dura ormai da quarant’anni e che non gli ha permesso aperture di sorta verso quel mondo che gli è sempre stato ostile, potremmo continuare ancora a lungo, parlare di Sud America, Indonesia, Giacarta, Corea, Indocina, ecc. ecc. Le alternative possibili, forse destinate a un glorioso fallimento, forse no, sono state soffocate col nascere dai fondamentalismo liberale, in assoluto il più forte e opprimente con quello religioso. Anche la tanto vituperata religione cattolica ha coltivato una speranza, quella della teologia della liberazione, che per un magnifico istante ha ridato vita alla potenza del messaggio evangelico e alle speranze dei diseredati in sud America e si è spenta insieme  all’arcivescovo Romero, burocrate vaticano, diventato vescovo e trasformatosi in un eroe del popolo, morto in articulo dei e non beatificato da Giovanni Paolo II che gli ha preferito il fondatore dell’opus dei, fedele alleato del caudillo Francisco Franco, che si speri bruci in eterno all’inferno insieme a Pinochet e agli altri bastardi che hanno fatto dell’America Latina una valle di lacrime. La tanto disprezzata terza via esiste, è stata solo stroncata sul nascere. Sono morte le persone che hanno creduto in essa ma l’idea resta, la possibilità non è andata perduta. Io non credo in un possibile ritorno del comunismo, non credo che le masse oppresse si riuniranno dietro la falce e il martello per abbattere i padroni. Quel tempo è passato, oggi è molto più facile spingere le masse a una guerra tra poveri, il sistema è troppo forte per una ideologia che cerchi di contrapporsi da pari a pari. Più facile per le religioni raccogliere nuove masse di fanatici che per le ideologie politiche. Il comunismo, il liberismo, la dottrina sociale della Chiesa, sono tutte ottime idee sulla carta, ma hanno il piccolo difetto di essere applicati agli esseri umani, non contemplano la sete di potere, l’avidità, la meschinità propria degli uomini. Gesù Cristo non ha fatto nulla di male se non denunciare l’ingiustizia sotto gli occhi di tutti, eppure è finito in croce. Gli uomini sono molto più farisei che discepoli, molto più sepolcri imbiancati che reietti pentiti. Dunque non c’è alternativa a TINA? E’ ovvio che nel quadro descritto in questi ultimi articoli la destra e la sinistra sono categorie che non hanno alcun senso. Chiunque governi deve fare i conti con il Moloch dell’economia, con le multinazionali, le vere dominatrici del mondo moderno, di conseguenza non è pensabile una politica radicalmente diversa anche se salisse al potere l’opposizione (in ogni caso, sarebbe meglio della banda bassotti che ci governa al momento). E’ per questo che le critiche al centrosinistra di avere un programma fotocopia del centrodestra sono capziose ed ottuse: è inevitabile, il sistema è questo. Obama sta facendo ottime cose negli Stati Uniti ma non ha cancellato le leggi speciali del dopo 11 Settembre che limitano fortemente la libertà personale degli americani, non ha ritirato le sue truppe dalle zone di guerra, non ha promosso una commissione d’inchiesta seria sull’11 Settembre, non ha proclamato un cambiamento radicale della politica estera a stelle e strisce. Non può farlo, il sistema glielo impedisce. Così in Italia, quando il re nano porterà via le balline e tutti noi che non lo possiamo soffrire ci sbronzeremo cantando e ballando nudi sotto la luna, le cose non cambieranno di molto. Il centrosinistra potrà forte portare un briciolo di apparente equità sociale, mostrare un interesse più spiccato per la cultura, ma non tornerà indietro sulle scelte fatte dalla banda bassotti perché quelle scelte, per quanto maldestre e grossolane, sono nella natura del sistema liberista, sono nel dna di questa Europa che non è altro che il tentativo di mettersi in coda dietro le superpotenze, la speranza di poter alzare la manina e dire la propria quando  si spartiranno i nuovi mercati. Tuttavia il sistema scricchiola, qualcosa non tiene. La frenesia con cui il re nano cerca di zittire qualsiasi voce contraria, la magra figura rimediata dal ministri del tesoro l’altra sera in tv, uscito sconfitto nel confronto con un Bersani che non riesce a finire una frase in modo grammaticalmente coerente, il verminaio di corruzione che si va scoperchiando, denunciano venature nel tessuto apparentemente indistruttibile del populismo. Il gigante americano che non riesce ad avere ragione degli iracheni e degli afghani, un popolo che vota un presidente nero nel momento di massima potenza della destra più reazionaria e ottusa, una America Latina che resiste ai tentativi di neocolonizzazione e rialza la testa, inseguendo il sogno liberista, dice un mio caro amico, è vero, ma con soluzioni personali, soluzioni diverse e innovative che non trascurano comunque lo scopo primario di sollevare le masse indigenti dal baratro della necessità, un’Africa che faticosamente, lentamente, sta cercando una propria identità, mostrano le rughe di un sistema che è collassato riprendendosi a stento dopo gli scandali che hanno messo in ginocchio il sistema bancario americano. Segnali, sintomi, segni, anomalie del sistema che stanno diventando un’abitudine ma che rivelano, per chi sa leggere tra le righe, una verità: TIA, There Is AN Alternative, c’è un’alternativa, un altro mondo è possibile.

Ma di questo parlerò nel prossimo intervento.

Categorie:Attualità, Cum grano salis

Tag:, , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...