A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La fine della scuola


Oggi ultimo giorno di scuola e giorno di scrutini. Compiliamo le pagelle con i colleghi e scuotiamo la testa pensando a questa idiozia di dover segnare forzosamente come 6 anche le insufficienze, di dover commettere, per volontà ministeriale, un falso in atto d’ufficio. Ipocrisia, falso rigore, atteggiamento di facciata: questa è la burocrazia scolastica oggi. Presiede lo scrutinio la vice preside, perché il comprensivo più grande di Genova, situato in quartiere critico per molti aspetti, non ha un dirigente. O meglio lo ha, l’hanno costretta a dimettersi dal suo incarico in provveditorato e a venire a dirigere la nostra scuola. Peccato che lei non lo voglia fare e si sia messa in malattia. Così siamo soli, come sempre. Il prossimo anno? Se verrà accettato il ricorso dell’attuale dirigente, la scuola potrà essere assegnata in reggenza, cioè ad un preside che ha già un’altra scuola e non potrà, con tutta la buona volontà, garantirci una dirigenza come quella che servirebbe, altrimenti ci sarà di fatto una vacanza dirigenziale fino a quando, a Dicembre, l’attuale dirigente andrà in pensione. Nel frattempo faremo da soli, come capita spesso. Questo nel comprensivo più grande di Genova, materne, elementari e medie, tutto questo sulla pelle dei ragazzi. Non sono tutti belli i nostri ragazzi, alcuni hanno già subito ingiustizie che alla loro età non dovrebbero subire, molti vengono da lontano e sentono sulla pelle il vento del razzismo, altri risentono dei problemi delle loro famiglie: la scarsità di lavoro, le separazioni, spesso la povertà. Non sono belli, non hanno potere contrattuale. Non gliene frega niente alla burocrazia scolastica di loro, non gliene frega niente alla dirigente, al provveditorato, al ministero, ecc.ecc.  Sono numeri, come sono numeri le maestre, i professori, ecc. Numeri possibilmente da depennare, costi morti, non produttivi.

Leggo sui portoni delle case volantini che inneggiano a Don Valentino, il prete che ha parlato contro gli zingari, diventato suo malgrado un eroe per i razzisti, i leghisti, e gente di quella risma. La scuola è necessaria in questo quartiere, la scuola è un presidio civile importantissimo, la scuola è Fort Apache. Ma non gliene frega niente a nessuno. Abbiamo lavorato insieme alle maestre quest’anno. A volte ne incrocio qualcuna per strada, con i bambini, ci salutiamo con un sorriso, la gente che ama il proprio lavoro e lo fa con coscienza si riconosce dopo due secondi nel nostro ambiente, e si è simpatica. Penso alla fatica che fanno le maestre, a come certi problemi che, quando arrivano alle medie, esplodono, cominciano a crescere alle elementari. So che li vedono, se ne accorgono e non possono farci niente. Come noi. Viviamo la stessa frustrazione, lo stesso opprimente senso d’inutilità, la stessa rabbia. Ma a nessuno frega niente nè delle maestre, nè della loro rabbia, nè dei professori. A nessuno frega niente neppure della sicurezza dei bambini e dei lavoratori. Abbiamo classi strapiene che contravvengono a tutte le norme antincendio e a tutte le norme igienico sanitarie. Ma non gliene frega niente. Alla burocrazia scolastica importa solo che non ci siano ricorsi, perchè i ricorsi sono fastidiosi. Gli importa solo che mettiamo sei sulla pagella anche quando è quattro, compiendo un falso in atto d’ufficio. Ipocritamente, non è legalmente un falso: il consiglio decide di alzare il voto per non bocciare il 90% degli alunni. Così la responsabilità è sempre nostra, loro, i Ponzio Pilato del ministero e di via Assarotti se ne lavano le mani. Sempre.

La scuola è questa, signori, un ambiente kafkiano, dove l’assurdità e l’incompetenza di chi dovrebbe dettare le linee sono la legge, dove le responsabilità sono sempre e solo di maestre e professori, dove chi comanda ha sempre ragione. Dove chiunque pontifica e trova soluzioni senza essere mai entrato in una classe e senza sapere di cosa cazzo sta parlando. Sui giornali accade quasi tutti i giorni. Il quotidiano di Genova è specializzato nello sparare idiozie sulla scuola senza capire di cosa parla.

La mia scuola è un ambiente ideale per l’idea di scuola di questo governo: da noi i poveracci, la carne da lavoro, quelli che poi votano anche a sinistra, nelle asettiche scuole private (asettiche a spese nostre), i figli dei ricchi, quelli tutti belli, quelli che vanno avanti sempre e comunque, quelli che non falliscono mai. Le famiglie del Mulino bianco. Io gli darei fuoco ai mulini bianchi. All’ora della colazione.

Oggi è l’ultimo giorno di scuola. E’ passata una legge che limita fortemente la libertà di stampa. Non so se, tra qualche settimana, potrò più esprimermi liberamente in questo spazio. Non so se il prossimo anno potrò insegnare quello che ritengo giusto ai miei alunni. Non so se è finita la scuola o se è la fine della scuola. Perchè se continua così, se continuano a farci a pezzi, a umiliarci, a costringerci a lavorare male e pericolosamente, molti getteranno la spugna e smetteranno  di dare di più, smetteranno di considerare questo mestiere un servizio, smetteranno di considerare i ragazzi per tre o per cinque anni i “loro” ragazzi, di dannarsi l’anima per aiutarli, di passare ore e ore non pagate a trovare nuove soluzioni. Semplicemente molti  cominceranno a considerare questo solo un lavoro. Quel giorno, sarà veramente la fine.

Categorie:Attualità, La scuola

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