A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Damnatio memoriae


Mi perdonerete la recrudescenza da liceo classico, ma non ho trovato titolo migliore che si adattasse a questo articolo. Per chi non mastica di latinorum, la damnatio memoriae era la pratica in uso nell’impero romano di cancellare totalmente qualunque traccia dell’imperatore precedente, molte volte scannato, avvelenato o ucciso da quello successivo. Questa pratica vile e sciacallesca è stata sperimentata in occasione della morte di Edoardo Sanguineti e perfezionata oggi, con l’articolo dell’Osservatore Romano che ha cristianamente sputato veleno sulla memoria di Josè Saramago. Ho già parlato dell’assenza delle istituzioni alla cerimonia funebre di Sanguineti, personaggio la cui statura avrebbe dovuto meritargli ben altra considerazione e ben altro spazio sui mezzi d’informazione, considerazione e spazi che gli sono stati negati perchè considerato acerrimo nemico dal potere che più volte ha pubblicamente sbeffeggiato.

Con Saramago, straniero e poco noto in Italia perché  ha scritto libri intelligenti e profondi, che necessitano l’uso delle cellule cerebrali per essere letti e quindi mettono fuorigioco il 90% dei critici letterari italiani e il 100% degli intellettuali di regime, si è passato il segno.

Spieghiamo prima di tutto di chi parliamo. Portoghese, comunista militante, sfuggito alla dittatura di Salazar e vissuto in parte sotto quella di Francisco Franco, ateo professo, come probabilmente sarebbe diventato anche il sottoscritto, cattolico e credente, se fossi vissuto sotto due dittature appoggiate dalla Chiesa e avessi visto beatificato uno dei complici di Francisco Franco (mi riferisco al fondatore dell’Opus Dei ) , ma soprattutto scrittore sublime. Il mio primo incontro con Saramago è stata “La zattera”, libro sospeso tra sarcasmo e malinconia, che tratta l’argomento a lui caro dell’unificazione dei paesi iberici, Spagna e Portogallo. La tratta per absurdum, immaginando che la penisola iberica, per un fenomeno inspiegabile, si stacchi dal continente europeo. Ma riassumere un libro di Saramago è impossibile, tanta è la poesia, la divertita tragicità della sua prosa, la maestria letteraria, la densità dei contenuti che si può trovare nelle sue opera. Il rigore etico, la pietas presente nelle sue pagine, la moralità più profonda di quella di tanti credenti che millantano la loro fede per poi uscire dalla chiesa e manifestare perché viene concessa la mensa ai bambini immigrati, gli hanno fatto guadagnare un rispetto quasi universale, tranne che nel nostro paese.

L’Osservatore romano, rispondendo a una qualche nuova rilettura del vangelo che impone di attaccare vigliaccamente chi non può più difendersi, ha scritto oggi un panegirico contro Saramago di cui, come cattolico, mi vergogno. Gli argomenti sono i soliti: l’ateismo di Saramago, le sue violente requisitorie contro chi usa Dio per opprimere il prossimo, come ha sperimentato di persona in Portogallo e Spagna, la sua presunta mancata condanna dei gulag, accusa particolarmente ridicola a un uomo che ha fatto della sua opera un lungo canto per la libertà contro l’oppressione. Il vero motivo di questo sciacallesco articolo, è un altro e ve lo spiego citando lo stesso Saramago:«Con la sua particolarissima opinione sulla ragione d’essere e il significato dell’istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l’Italia nell’ombra grottesca di un Paese e una grande parte degli italiani in una moltitudine di burattini…». Questo aveva scritto recentemente il grande scrittore sulla leadership del nostro paese. Tanto per chiarirci aveva accusato con la stessa veemenza Veltroni e la sinistra, pallida ombra di quello che era stato il movimento di sinistra più importante nella parte del mondo non comunista. L’attacco dell’Osservatore rientra nello scambio di favori che l’attuale governo e la Santa sede (ma l’aggettivo mi sembra quanto mai improprio) si stanno scambiando dopo le schermaglie del caso Boffo. Io non leggo i giornali di destra perché francamente mi fanno schifo ma sono certo che, ammesso abbiano una pagina culturale, i loro articoli su Saramago saranno dello stesso tenore e probabilmente citeranno devotamente quello dell’Osservatore.

E’ esattamente questo meschino connubio tra potere e religione che Saramago ha aspramente criticato, l’ipocrisia di una Chiesa che non ha mai abdicato dal potere temporale e che continua a frequentare strade lastricate di pessime intenzioni. Quanto al comunismo dello scrittore, egli ha sempre dichiarato di non essere uno scrittore militante, di non voler convertire nessun lettore alle sue idee, di lanciare un messaggio prima di tutto etico e morale piuttosto che politico.

Sanguineti e Saramago hanno segnato il nostro tempo, con la loro lucida capacità di interpretare il presente, con il loro essere intellettuali a tutto tondo, con la coerenza prima etica e poi ideologica, con l’essere grandi persone prima che grandi scrittori. Il volo degli sciacalli sui loro cadaveri, la damnatio memoriae a cui saranno sottoposti è forse il segno più grande della traccia indelebile che hanno lasciato nella storia della cultura contemporanea. Molti nemici, molto onore, si diceva una volta. Il detto vale ancora, specie quando i nemici sono miserabili.

Categorie:Attualità, Cum grano salis

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