A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Parola d’ordine: cancellare la scuola


Diminuizione dei finanziamenti alla scuola di 8 miliardi di euro entro il 2011, taglio di 140.000 posti di lavoro tra docenti e Ata entro la stessa data. Per il blocco degli scatti d’anzianità contenuto nella finanziaria, gli Ata perderanno circa mille euro l’anno di stipendio, tra due e tremila euro gli insegnanti. Bisogna poi aggiungere il mancato rinnovo del contratto di lavoro e i tagli sul trattamento pensionistico. I tagli del personale vengono giustificati sulla base di riforme assolutamente inutili e funzionali, appunto solo a tagliare personale. Mi riferisco al maestro unico, al ridimensionamento orario nella scuola secondaria di primo grado, alla riforma delle scuole superiori. Provedimenti inutili, piovuti dall’alto e decisi da persone che non hanno mai messo piede in una scuola. E’ l’attacco frontale più massiccio mai portato ad una categoria di lavoratori nel nostro paese, è l’inizio della distruzione del welfare. Ovviamente, si comincia dalla parte più debole, meno sindacalizzata, meno popolare. Per fare singolari scoperte: gli insegnanti italiani, quelli dei tre mesi di ferie pagate che così tanto qualche tempo fa hanno scandalizzato Montezemolo, che nototriamente passa almeno otto ore al giorno in fonderia, lavorano più dei loro colleghi europei e prendono quasi la metà del loro stipendio. Parola della Gelmini, che intendeva portare argomenti a favore dell’ultima fesseria concepita dagli “esperti” del centro destra: cominciare la scuola il primo ottobre. Detto per inciso: non abbiamo tre mesi di ferie, ma solo tutto Luglio e una parte di Agosto, perchè con il caos amministrativo della scuola gli insegnanti si devono autogestire e, dopo ferragosto, si riuniscono per preparare il nuovo anno scolastico. Nelle scuole manca tutto: dalla carta igienica, alle penne, al personale che sostituisca i docenti assenti. Altra considerazione per inciso: siamo la categoria col tasso di assenteismo più basso tra gli statali, con buona pace di Brunetta. C’è molta indifferenza in giro su questo massacro programmato, come se la scuola pubblica non rappresentasse la sede dove si giocherà il futuro dei propri figli, come se la questione riguardasse solo gli insegnanti, che in fondo lavorano quattro ore al giorno (non è vero neanche questo, ovviamente). C’è una progressiva delegittimazione degli insegnanti che viene accolta con una certa soddisfazione dall’opinione pubblica. Come se le famiglie non riuscissero a comprendere che svilire il nostro ruolo e impedirci di svolgere al meglio il nostro lavoro, danneggia per primi i loro figli. Giusto le famiglie delle elementari sono un pò più incazzate per la distruzione del tempo pieno e la sua continua negazione da parte di chi l’ha perpetrata. Ma il dato più impressionante, lo ripeto, è che si sta distruggendo un pezzo di welfare fondamentale, nell’indifferenza di tutti. Gli iscritti al Pd che hanno applaudito le banalità un pò demagogiche pronunciate con veemenza dalla professoressa di Palermo, dimostrano che della scuola pubblica in Italia non importa a nessuno, nè al governo nè all’opposizione che, ricordiamolo, ha cominciato a dare i primi colpi di piccone. In piena crisi economica, appena salito al potere, Obama ha stanziato 120 milioni di dollari per l’istruzione pubblica, in piena crisi economica, la Germania ha in questi giorni varato una manovra finanziaria da 80 miliardi non toccando 12 miliardi di stanziamento per la scuola. Ovunque tranne che nel nostro paese la scuola è considerata un settore strategico, fondamentale per lo sviluppo futuro. Da noi, dopo aver accettato la tassazione delle rendite in sede europea, Berlusconi l’ha ripudiata ieri. Ha ragione: perchè tassare le rendite se si possono dissanguare gli insegnanti e tagliare corsi di recupero, insegnanti di sostegno, servizi sociali e tutte le strutture di aiuto per gli alunni più deboli?

Che paese è un paese che tollera che, regolarmente, nella scuola vengano violate tutte le norme igieniche e di sicurezza perchè impedisce di pagare i supplenti e costringe all’accorpamento delle classi?Che paese è un paese che non ha a cuore la crescita dei bambini e dei ragazzi? Che paese è un paese che toglie una possibilità di riscatto sociale ai figli delle classi più svantaggiate? Che paese è un paese che umilia maestri e professori, che prende in giro le famiglie millantando possibilità di scelte inesistenti, che considera il ministero dell’istruzione alla stregua di un contentino da offrire in cambio di favori di natura ambigua? Che paese è un paese dove il razzismo, la corruzione e la discriminazione dilagano e si indebolisce il presidio sociale più idoneo a combatterli?

Questo è il nostro paese, questa la gente che ci guida. Chi sorride soddisfatto mentre massacrano gli insegnanti, riderà anche quando sotto la scure cadranno la sanità, i trasporti pubblici, le pensioni? Perchè, forse qualcuno non l’ha capito, ma è questo che l’Europa sta facendo: stanno avviando il progressivo smantellamento del welfare, considerato un buco nero nei bilanci degli stati. Mentre negli Stati Uniti si sono accorti che la privatizzazione selvaggia, il liberismo indiscriminato genera solo povertà e miseria, e stanno cercando faticosamente di correre ai ripari, da noi si fa il percorso inverso. Il re nano ha detto più volte, in modo chiaro, che questo è il suo intento. Oltre che a risolvere i propri problemi con la giustizia, con il più mostruoso abuso d’autorità che mai sia stato compiuto in una democrazia, la modifica della costituzione che tanto caldeggia è necessaria anche per cancellare quei diritti che sono stati fino ad oggi garantiti a tutti. La filosofia che guida il re nano è che i diritti sono di chi se li può permettere, gli altri restino al palo.

L’offensiva contro la scuola, è solo il principio. Se questa pestilenziale indifferenza continuerà, se questa ottusa grettezza diffusa non verrà in qualche modo dissipata, se i luoghi comuni avranno la meglio sulla ragione, se non si ritroverà un minimo di coesione sociale e una nuova spinta solidaristica tra le varie classi di lavoratori, la costituzione avrà fallito il compito principale per cui è stata redatta: quello di evitare che in Italia si insediasse una nuova dittatura.

Categorie:Cronaca

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