A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Leggere tra le righe


Gli investimenti fissi lordi del settore industriale sono diminuiti nel 2009 del 14,9 per cento rispetto all’anno precedente, dopo un calo del 4,1 per cento nel 2008 (+4,9 per cento nel 2007). Nel settore dei servizi si rileva un calo della spesa per capitale fisso pari a -10,6 per cento nel 2009 e a -4,0 per cento nel 2008 (+0,7 per cento nel 2007). Gli investimenti del settore dei servizi, valutati al netto degli investimenti in abitazioni, risultano in calo dell’11,3 per cento nel 2009 e del 5,1 nel 2008 (+0,6 per cento nel 2007). Il settore agricolo ha fatto registrare un’ulteriore flessione (-17,4 per cento), confermando la tendenza negativa registrata nei due anni precedenti (-2,7 per cento nel 2008 e -4,7 per cento nel 2007). (Da La Repubblica di oggi).

E’ una parte della relazione dell’Istat sulla produttività del paese rilasciata in data odierna. La fotografia che viene fuori è quella di un paese in cui la produttività non cresce da un decennio. La crisi mondiale, la congiuntura sfavorevole di questo momento, spiega solo in parte questa situazione. Situazione che invece appare chiarissima all’imprenditoria italiana e al governo: il calo di produttività è colpa di sprechi e di scarsa professionalità della forza lavoro, i diritti vanno rivisti e i salari vanno legati agli utili, queste le priorità degli imprenditori mentre il governo risponde con la detassazione degli straordinari. E’ la filosofia di un’economia guidata da personaggi mediocri, squallidi, spesso disonesti, dove un altezzoso e fastidiosissimo capetto come l’amministratore delegato della Fiat può permettersi di ricattare, con l’avallo di un ministro frustrato che odia i sindacati, lavoratori disperati. E’, soprattutto, la filosofia di un’imprenditoria cieca, che preferisce infierire sui lavoratori invece che investire nella ricerca e nelle nuove tecnologie, che soffre della sindrome di Paperone e si bagna nell’oro mentre vuota le tasche dei lavoratori. Invece questi signori, con la complicità del governo, hanno pensato di compensare la mancanza d’investimenti, che vede il nostro paese agli ultimi posti in Europa, con le picconate ai contratti nazionali, l’abolizione dei diritti e la progressiva cancellazione dei sindacati. Sindacati che sono i primi responsabili di questa situazione perché si stanno rivelando altrettanto ciechi, opportunisti e incapaci delle loro controparti. Le forze sindacali, ignorando la base, ignorando la voce della ragione, hanno scelto, in un momento in cui l’unione poteva essere l’unica carta buona del mazzo, la strada della divisione, una divisione che ha già portato a risultati disastrosi in passato e che sancirà, se continua così, la fine del sindacalismo in Italia la cui storia è stata, fino ad anni recenti, gloriosa. Invece di cercare nuovi strumenti di tutela del lavoro flessibile e precariato, invece di unire i lavoratori dei vari settori in una forza unica e compatta, si litiga su questioni di lana caprina, si cercano distinguo che non avevano, in ambito sindacale, significato trent’anni fa e oggi sono folli, ci si avvita su sé stessi come acrobati in una caduta libera senza rete. A sfruttare la situazione di smarrimento dei lavoratori, la mancanza di una parte politica che stia chiaramente dalla loro parte, naturalmente sono questi quattro cialtroni che fanno i manager sulla pelle e sul sudore di chi lavora per vivere e che si permettono anche di fare le bizze se non si rende grazie alla loro munificenza da accattoni.  Il governo, che dovrebbe essere il garante sopra le parti, infarcito com’è di lestofanti di bassa lega, conniventi mafiosi, e portaborse da due soldi, sta dalla parte del più forte. E’ questa l’economia pulciosa di un paese alla deriva, che non ha mai fatto i conti col passato e forse per questo è incapace di guardare al futuro. Quanto alle proposte di chi dovrebbe rappresentare l’alternativa, è meglio stendere un velo pietoso. Già concordare sulla necessità di una manovra come quella messa in campo da Tremonti, significa o essere completamente deficienti, mancare cioè di necessaria manovra cerebrale per elaborare contenuti adeguati alle richieste, o non saper leggere la realtà. Negli Stati Uniti Obama, che ha elargito enormi prestiti alle imprese, ha preteso che in cambio di questi ci fosse una altissima percentuale di investimenti in nuove tecnologie. Da noi, il dittatorello della Fiat, non solo non si è impegnato in nulla di simile, ma dopo aver incassato dallo stato si permette di ricattare agitando lo spettro della delocalizzazione. In Francia le aziende straniere che hanno ottenuto un segno + nei bilanci non possono licenziare, da noi viene licenziato personale ad alta specializzazione da aziende che fatturano il 15, 20, 25% di utili. E meno male che il governo è guidato da quello che (a suo dire) è un grande imprenditore!

Si continua a raccontare bugie, si continua a mettere davanti agli occhi della gente lo spettro di una falsa necessità, retori da circo cercano di insinuare nell’animo di tutti noi spirito di responsabilità e amor di patria. Spirito di responsabilità che ci viene richiesto da chi pensa solo a risolvere i propri guai con la giustizia senza pagare pegno e vuole continuare a vivere la propria senile depravazione lontano dai riflettori, amor di patria che ci viene chiesto da chi si pulisce il culo con la bandiera ed è leone con gli agnelli e pecora belante con i leoni.

Con una classe politica e una imprenditoria come queste, God save our land.

Categorie:Cronaca

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