A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettere dall’eremo del professore (II). Cambio di prospettiva


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Le grotte di Bossea sono una delle grandi grotte italiane. Una grotta “viva”, che cresce e muta seguendo ritmi e tempi che non sono propri dell’uomo ma della natura. Le sue dimensioni sono stupefacenti e, pur non possedendo la spettacolarità barocca ad esempio di Toirano, attraversarle è un’esperienza che lascia il segno. Forzando il paragone con la storia dell’arte, se le grotte di Toirano sono un esempio scintillante di barocco naturale, Bossea è un esempio di severo, austero e mistico stile romanico. Una delle principesse Savoia che non merita essere ricordata, agli inizi del secolo scorso, volendo abbellire una delle residenze estive della casa reale, pensò bene di far intervenire l’esercito per staccare rocce, stalattiti e stalagmiti dalla grotta inserendole nella grotta artificiale che aveva fatto costruire nella reggia. Un episodio che considero quasi un simbolo dell’arroganza, della totale mancanza di cultura, della volgarità e della prepotenza della casata reale che, non dimenticatelo mai quando osservate in tv il volto vagamente ebete del principe canterino, ha costretto il paese a una dittatura durata vent’anni trascinandolo in una guerra rovinosa e fuggendo nel momento in cui avrebbe dovuto almeno provare ad evitare la guerra civile.

 

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Come per un perversa osmosi le caratteristiche della casa Savoia sembrano essere penetrate nell’attuale classe dirigente del paese. Le rare volte che su televideo osservo le notizie, unica concessione che mi permetto qui nel mio eremo, provo un senso crescente di nausea. In questa quiete, tra montagne che inducono a pensieri elevati e gente taciturna e rude che quelle montagne conosce a menadito e rispetta,  le notizie sulla corruzione, le acrobazie dialettiche dell’erede dell’ex partito fascista che, come in un gioco di prestigio da fiera, si trasforma nel garante dei diritti e della libertà, i consueti attacchi alla Costituzione da parte di chi ha giurato di rispettarla e farla rispettare, suscitano maggiore irritazione, provocano un eccesso di rabbia e di disgusto. Sarà che ho appena terminato di leggere “ Un arcobaleno nella notte” di Dominique Lapierre e “Lungo cammino verso la libertà” di Nelson Mandela, e che comparare la vita di grandi uomini che hanno condotto grandi lotte per la libertà e la dignità del loro popolo ai loschi figuri che si contendono il potere nel nostro paese infischiandosene di null’altro che non sia il proprio portafoglio, fa salire il termometro dell’indignazione, sarà che qui il tempo per riflettere è maggiore nonostante la prole capricciosa e figure di contorno facciano il possibile per mettere a dura prova i nervi miei e della mia consorte, sono arrivato alla conclusione che la soluzione di questa melmosa fase della situazione italiana non può e non deve essere solo politica. Un semplice cambio di scena e di bandiere, per quanto agognato, non può portare alcun durevole cambiamento, neanche se fosse provocato da una generazione di grandi statisti, figuriamoci da un dirigenza della sinistra vecchia, bolsa e ormai senza un’idea che sia una di cambiamento reale. Reputo molto interessante la strada intrapresa da Nichi Vendola, le sue “officine” in cui ha raccolto il meglio dell’intellettualità italiana, il suo progetto di una rivoluzione pacifica, di un discorso aperto con chiunque abbia voglia di ascoltarlo, di un dibattito pubblico sui grandi problemi che soffocano il paese.  Nonostante il suo eloquio barocco e un po’ datato, la statura dell’uomo c’è e può davvero rappresentare quel cambiamento che ormai non può essere procrastinato più a lungo. In Italia è necessario un nuovo umanesimo, un richiamo forte, costante e chiaro a quei valori etici e morali su cui il paese è fondato, un’applicazione rigorosa dei principi scritti nella costituzione, senza deroghe, senza eccezioni, senza cavilli. E’ necessario che gli intellettuali liberi, se ancora ce ne sono, tornino a svolgere quella funzione di cani da guardia del potere che compete loro, spietatamente, ossessivamente. E’ fondamentale in questo quadro che la scuola torni ad essere l’agenzia educativa fondamentale, che venga messa in condizione di formare cittadini prima che manodopera, uomini pensanti prima che quadri politici, intellettuali etici prima che professionisti di valore. E’ ora che le persone tornino al primo posto nell’agenda della politica e nelle direttive del legislatore. Mettiamo l’onestà prima dell’efficienza, la dignità prima dell’osservanza delle regole, il fattore umano prima della produttività: se ci saranno le prime, le seconde saranno una conseguenza inevitabile. E’ necessario passare dalla società dei numeri a quella delle persone mettendo al primo posto i loro bisogni: la salute prima di tutto, l’istruzione e il lavoro dopo. Bisognerebbe ad esempio pensare a piani industriali basati sulla eco compatibilità, nei paesi scandinavi accade da sempre, negli Stati Uniti stanno cominciando, non è utopia, è qualcosa che va fatto. Si dovrebbe intensificare e incrementare l’agricoltura, la grande vocazione naturale del nostro paese, facendo leggi speciali e proponendo agevolazioni per coltivazioni biologiche, per chi usa metodi di coltivazione fino a qualche anno fa ritenuti arretrati e oggi copiati in molte parti del mondo. Il problema delle quote latte e le assurde leggi sulla produzione casearia stanno spopolando le nostre valli, riducendo in miseria fasce di popolazione che invece dovrebbero essere prese a modello di qualità e rispetto dell’ambiente. Manca totalmente nel nostro paese una valorizzazione reale del territorio che non può non partire dall’educazione al rispetto dello stesso. Le campagne pubblicitarie delle varie regioni ci mostrano cartoline, non i tesori nascosti, le gemme preziose che si possono scoprire in ogni regione italiana. Perfino il campanilismo esacerbato, sfruttato dalla lega in modo canagliesco, potrebbe essere utilizzato, con un minimo di cervello da parte degli amministratori locali, in modo virtuoso, in una competizione verso l’eccellenza invece che nella reiterata ripetizione di luoghi comuni arcaici e privi di senso.

Le cose da fare sarebbero moltissime, la maggior parte permetterebbe di operare a costo zero e ottenere ritorni importanti. Ci vuole coraggio, coraggio che non può possedere una classe politica mentalmente obsoleta guidata da un satiro né una opposizione che ormai, lungi che parlare con la voce del popolo, non sa più ascoltare neanche la propria. Nichi Vendola può essere la grande speranza, ha buone idee, ha fatto cose importanti nella sua regione. Va dimostrato che il modello Puglia possa essere esportato su scala nazionale, il dibattito pubblico che Vendola ha aperto, le sue officine di lavoro, sono una interessante innovazione che lascia ben sperare. Almeno abbiamo di fronte un nuovo modello di politico. E’ già qualcosa.

Un caro amico, tempo fa, mi chiedeva ironicamente se penso davvero che il sistema capitalista possa offrire uguaglianza e giustizia sociale. Gli rispondo adesso. Marx e Adam Smith sono contemporanei e i loro sistemi partivano entrambi da presupposti di giustizia sociale. Sono stati tutti e due traditi e tutti e due sono stati causa di immani tragedie. Al momento il presente è questo, ci piaccia o no, e tornare al passato non ha mai pagato nel corso della storia umana. Io credo che la società e la politica siano fatte dagli uomini e che, al di là delle ideologie e dei sistemi, uomini capaci possono fare ottime cose a vantaggio di tutti. La soluzione non è né il socialismo reale né il liberalismo ma l’uomo. Far comprendere alla gente che un politico deve possedere determinate caratteristiche (onestà, competenza, lungimiranza, spessore umano) e che vanno votati solo quei politici che quelle caratteristiche possiedono, è questa la grande sfida, è questa la natura più intima e nobile della democrazia. Quindi sì, sono convinto che anche in questo schifo di mondo, anche con questo schifo di sistema, possa esserci più libertà e giustizia per tutti. Naturalmente sono considerazioni utopiche, nate nella quiete di queste valli, davanti a un sacrario partigiano che sta andando a pezzi ma che ci ricorda che un tempo non lontano, nel nostro paese ci sono state persone molto migliori di queste.

Categorie:Cronaca

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