A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettere dall’eremo del professore (III). Condizionamento.


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L’abbazia della Staffarda, la Sacra di S. Michele, l’abbazia di Novalesa, sono tre gioielli che chiunque si trovi a passare tra Mondovì e Torino dovrebbe visitare. In particolare l’abbazia di Novalesa offre la sorpresa di un gioiello di arte medioevale, la cappella di S. Eldrado, affrescata con immagini in stile bizantino che si sono conservate perfettamente grazie al particolare microclima. L’abbazia si trova in Val di Susa,  in un sito incantevole dove anche il più irriducibile ateo non può non essere indotto a pensieri mistici. Il monaco benedettino che ci ha illustrato il panorama suggestivo che si gode dall’abbazia, ci ha mostrato Venaus, aggiungendo con ironia monastica: “Venaus oggi è diventato il paese più importante d’Italia”. E’ da lì infatti che dovrebbe passare la famigerata Tav. Il pensiero che questa valle incantevole si appresta ad essere irrimediabilmente deturpata dalla mano dell’uomo in nome del business, mi provoca un moto istintivo di rabbia. Non sono un esperto del problema, ma più voci mi dicono che c’erano soluzioni alternative praticabili. Il turismo tranquillo e civile di queste parti, fatto da persone in cerca di quiete e serenità, si appresta a scomparire, la natura, per l’ennesima volta, è vicina a perdere la sfida con il denaro. Tornando indietro, sull’autostrada, vedo scritto a caratteri cubitali su una montagna questa frase: TAV= MAFIA.

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Alla luce di quello che sta succedendo in questi ultimi anni in Italia, non posso che trovarmi d’accordo. Deploro che la protesta anti tav abbia assunto, a volte, toni violenti. Tuttavia ritengo che la tutela dell’ambiente sia ormai una priorità inderogabile e che la rabbia di questa gente avrebbe dovuto trovare un supporto politico che invece è mancato. Se si vuole davvero proporre qualcosa di nuovo, in questo paese, si potrebbe cominciare a partire dal rispetto del territorio, dalla tutela del patrimonio artistico e ambientale. Io sono contro la violenza, senza eccezioni, ma sono anche dalla parte delle popolazioni che con forza rivendicano il diritto di non vedere deturpata la loro terra, la loro ricchezza.

Ho l’abitudine di arrivare all’Osteria dei Cacciatori un po’ in  anticipo, per scambiare qualche parola con l’oste Claudio, di cui ho parlato qualche settimana fa. Parliamo dell’attuale situazione politica, concordando che, nonostante le stupidaggini di Bersani, le elezioni anticipate, in questo momento, farebbero solo il gioco del re nano e della Lega, portando il paese verso una deriva dagli approdi inquietanti. Un vetusto signore, contravvenendo a quelle norme di buona educazione che in queste lande sono ancora rigorosamente rispettate, si intromette nella discussione, inveendo contro la furbizia degli italiani con dotte citazioni. A un certo punto, proprio mentre penso che sarà pure maleducato ma almeno è dei nostri, comincia a dire che è stato contento che Berlusconi, quando ha preso il potere, abbia tolto la sedia dal culo ai comunisti ma che non lo fanno lavorare, non ha abbastanza potere e Fini sta rovinando l’Italia. L’oste sbarra gli occhi e gli fa notare che di potere ne ha fin troppo, poi si allontana.

Ora, l’episodio si presta ad alcune considerazioni, la prima estremamente logica:

Se Berlusconi non ha il potere per governare con la maggioranza che si ritrova, ancora meno ce l’avevano Prodi, D’Alema, ecc. Dunque imputare ai comunisti tutti i mali del paese è errato e disonesto.

Affermare che “non fanno lavorare” un uomo che è riuscito ad evitare di essere processato per i reati di cui era imputato, ha concesso ministeri sulla base di criteri quantomeno discutibili, governa da quindici anni quasi ininterrottamente con   maggioranze bulgare, è abbastanza ridicolo.

Mi godo insieme a mia moglie la sempre ottima cena e mentre gusto la carne cruda, piatto tipico piemontese, uno dei cinque antipasti, che la cuoca Ornella riesce a cucinare misteriosamente ( si cucina la carne cruda?) in modo sublime, ripenso agli ultimi libri che ho appena terminato di leggere, tre volumi sul Sud Africa. La cosa che colpisce di più, leggendo la storia dell’apartheid, è il condizionamento mentale a cui venivano sottoposti i giovani sudafricani. Quando si trovavano a contatto con i neri, molti bianchi scoprivano all’improvviso che si trattava di esseri umani, non di subumani, esseri umani che pensavano, avevano valori condivisibili, credevano nella stesse cose a cui credevano i bianchi. Questo spaventoso condizionamento ha permesso che per sessant’anni ventitrè milioni di persone fossero private dei più elementari diritti civili, torturate, massacrate, considerate alla stregua di animali da tenere a bada. In Italia sta accadendo lentamente, ma inesorabilmente la stessa cosa. Certo con esiti per fortuna meno drammatici, almeno per ora. Tuttavia sempre più spesso si sente ripetere da chi appartiene alla destra, i leit motiv ossessivi che Berlusconi ripete da anni, gli slogan, i ritornelli vuoti, privi di fondamento e pretestuosi che sono il fondamento politico di quella destra italiana che si riconosce in Forza Italia e Lega.  E’ un  processo lento ma perverso e pericoloso. Soprattutto per chi fa il mio lavoro. I Boeri, quando cominciarono a progettare l’apartheid, per prima cosa si assicurarono il controllo totale dell’istruzione e per prima cosa separarono l’istruzione dei bianchi da quella dei neri. Sotto questa luce, il progressivo smantellamento della scuola pubblica, assume contorni inquietanti e dà la stura a cattivi pensieri. Mi piacerebbe che, se ci fosse una prossima campagna elettorale, la sinistra mettesse al primo posto una legge sul controllo dell’informazione in Italia, problema di cui tanto si parla ma che viene regolarmente ignorato quando arriva il momento di mettere in pratica i buoni propositi. Berlusconi, dal suo punto di vista, il problema dell’informazione lo sta risolvendo.

Terminata la sontuosa cena, che come sempre  regala novità gustosissime, questa volta uno stufato dal gradevolissimo sapore speziato, torno a casa con mia moglie. mentre osservo un cielo stupefacente alla ricerca di stelle cadenti, mi chiedo per quanto tempo ancora la gente farà finta di non vedere quello che sta accadendo a questo paese, se il condizionamento collettivo è già arrivato al punto di non ritorno, se la sinistra macchina da guerra del re nano continuerà la sua marcia verso l’autoritarismo senza che nessuno possa fermarla. Sento un barbagianni vicino: da anni cerco di fotografarne uno. Prendo la macchina e ci provo. Spero che anche la sinistra almeno ci provi, quando arriverà il momento.

Categorie:Cronaca

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