A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettere dall’eremo del professore (IV). Aria di tempesta


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Il cattivo tempo in vacanza è foriero di noia e malinconia ma in montagna non disturba come al mare, non regala quel che di squallido ha una località balneare bagnata dalla pioggia in piena estate. Lascia invece spazio a riflessioni pacate, a lunghe letture vicino al camino o alla stufa, all’esercizio della scrittura, al libero vagare dei pensieri.

Non sarebbe male se a guastare l’atmosfera, un tempo che definire” da lupi” è obbligato in questa terra dove i lupi sono tornati di recente, non arrivassero le notizie dal mondo esterno. Notizie che giungono tramite televideo e sporadici e rapidi collegamenti a internet quando possibile, le mie riflessioni quindi sono squisitamente personali e generali, anche perché temo che, di questi tempi, a entrare nello specifico si possa assorbire un po’ dell’odore mefitico che aleggia nell’aria.

Partiamo con la scuola, e qui mi baso su dati reali e verificati perché la mia coscienza sindacale mi spinge, almeno su questo punto, a tenermi il più possibile aggiornato. Ci sarà meno di un terzo delle assunzioni in ruolo che il governo aveva promesso. Tanto per fare qualche cifra, invece di diecimila docenti, numero assolutamente ridicolo e insufficiente a coprire le necessità minime di servizio della scuola, le assunzioni saranno meno di tremila nelle scuole di ogni ordine e grado. In una città come Genova, entreranno di ruolo dodici maestre e quattordici insegnanti di scuola media. Cosa significa in pratica questo? Decine di migliaia di cattedre scoperte, decine di migliaia di “spezzoni”, insegnanti che lavorano su più scuole con i problemi di formazione dell’orario che ne conseguono, bambini e ragazzi che cambieranno insegnante per l’ennesima volta, la favoleggiata stabilità degli organici ancora una volta sacrificata sull’altare dei tagli, una scuola che perde qualità, che non può offrire stabilità, che ogni anno cambia schizofrenicamente faccia come uno di quei mascheroni con il volto bifronte. Tutto questo con l’avallo di quello che credo possa definirsi il più inutile e dannoso ministro della pubblica istruzione degli ultimi vent’anni. Non c’è stato un provvedimento ministeriale, dico uno, neanche per sbaglio, che sia andato incontro alle necessità della scuola, non una dichiarazione del ministro che ne giustificasse la permanenza nella sua sede, o che dimostrasse che il ministro è a conoscenza dell’istituzione che dovrebbe dirigere ma soprattutto non c’è stata la levata di scudi dei diretti interessati, cioè delle famiglie dei bambini e dei ragazzi su cui ricadono i tagli che continuano a fare strame della scuola. Dei sindacati scuola non parlo. Troppo avrei da dire, verrei probabilmente espulso dal mio e considerato persona non desiderata dagli altri, quindi evito per carità di patria e spirito di appartenenza di commentare l’assoluta nullità di azioni estemporanee e di parte quando sarebbe stata necessaria l’unità per dare un risposta forte e chiara a questo governo.

Governo che vive i suoi inevitabili guai. E’ naturale che, a forza di tirare la corda, questa alla fine si spezzi. Quanto si può rubare, intrallazzare, rimestare nel torbido, emettere leggi ad uso e consumo personale, mentire, ingannare gli elettori, fare dell’insulto la norma nel dialogo con l’opposizione, mobilitare ogni tipo di mezzo d’informazione mettendo nei posti di comando servi fedeli per bombardare la popolazione di slogan e bugie? Forse, tra breve, avremo finalmente modo di rispondere a questa domanda. Vedremo se quindici anni di questo schifo sono sufficienti al popolo italiano per liberarsi democraticamente di chi democraticamente si sono caricati sul groppone.

Personalmente credo che se si andasse a votare tra qualche mese a vincere sarebbero ancora il nanochiomato e trota padre, un esito talmente disastroso per questo paese che pensare alle conseguenze fa venire in mente quei film catastrofici degli anni ‘70. Non vedo un’opposizione in grado di presentare un leader capace di contrastare non il nano, quello bastano un paio di faccia a faccia in tv, ma lo strapotere massmediatico che si porta dietro. Perché, parliamoci chiaro: le argomentazioni del nano e del trotone sono talmente ridicole, talmente prive di qualsiasi fondamento, talmente esagerate da non risultare credibili neppure all’elettorato di destra. Sarebbero capaci di dire, che sò, che questo è il governo che più di tutti ha combattuto la mafia  o che la crisi ormai è alle spalle! Balle talmente spudorate che anche un bambino riderebbe. Il guaio è che quindici anni di dittatura bianca hanno gettato in un totale stato confusionale un’opposizione che lucida non è mai stata. Fini, che ha un’idea di destra moderna ed europea, che si circonda di persone preparate e dice cose sostanzialmente sensate da tempo, non ha il piglio da leader, è troppo “fascista” per accaparrarsi le simpatie dei moderati, troppo intellettuale e lungimirante per conquistare le masse. Chi rimane? Bersani? Ma dite sul serio? Nichi Vendola? E voi pensate che un papa tedesco lascerebbe i cattolici liberi di votare un omosessuale dichiarato appartenente alla sinistra radicale? Perché non c’è solo il nano in Italia e gestire il potere, come le cronache recenti hanno messo in luce, anche in Vaticano qualcuno indulge a Mammona invece che a Dio e che si illude che Roma non sia più caput mundi, si illude, appunto. Dunque meglio sarebbe che questo governo morisse di morte naturale, che la sinistra trovasse un leader credibile e presentabile, che le prossime elezioni si potessero svolgere con una legge elettorale seria e che gli italiani rinsavissero. Speranze da tempo da lupi in montagna, che durano il tempo del fuoco nel camino. Ho preparato il “bunette”, sorta di budino delizioso che fanno da queste parti. Dalle grida di giubilo della consorte deve essere venuto bene. Consoliamoci così e aspettiamo che torni il sereno.

Categorie:Cronaca

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