Con quest’articolo chiudo la serie delle “Lettere dall’eremo del professore” ovvero gli articoli scritti dalla casa in montagna dove passo le vacanze, anche se il termine “vacanza” con tre figli adolescenti assume sfumature e significati assai diversi dal consueto. E’ arrivato infatti il momento di tornare a immergersi nel caos della città dopo aver ricaricato le batterie e purificato i polmoni tra le montagne.

Per gli insegnanti, l’anno comincia a Settembre e termina a Luglio. Dunque siamo prossimi all’inizio di un nuovo anno scolastico. Le premesse sono tutt’altro che positive: per tre anni gli insegnanti non vedranno rinnovato un contratto già scaduto da tempo, le buste paga, già di per sé magre, resteranno ferme mentre aumenterà l’inflazione e il costo della vita. La ridicola quota di assunzioni decisa dal governo aumenterà problemi e disagi per docenti e alunni mentre dirigenti insoddisfatti, vittime della logica perversa e insensata dello spoil system, regola non scritta che prevede che nelle sale dei bottoni, al di là della competenza e delle capacità dimostrate, debbano sedere fedeli servi del partito al governo, guideranno collegi docenti demoralizzati usando ogni mezzo per ritrovare il favore dei potenti. Traducendo per i profani significa che cercheranno di far lavorare gli insegnanti di più e gratis, ignorando sacrosanti diritti e norme spesso emanate dagli stessi dirigenti che suggeriscono di disattenderle. Perché nella scuola è buona norma suggerire, non comandare. Le direzioni regionali, consapevoli di poter contare su un buon numero di dirigenti che altro non chiedono se non chinarsi proni al volere del ministero, quasi mai scelgono la strada del diktat: no, loro suggeriscono, insinuano, lanciano ami a cui qualcuno è sempre pronto ad abboccare. L’esca, ovviamente, sono i docenti, categoria su cui tutti sono sempre felicissimi di poter sparare a zero. Come direbbe il magnifico Cetto La Qualunque, ciao ciao al merito, ciao ciao alla scuola moderna, informatizzata e connessa col mondo, ciao ciao alla scuola che deve offrire pari opportunità a tutti, benvenuta la scuola dei poveracci che poveracci devono restare e dei privilegiati che privilegiati resteranno.

Inutile commentare quello che sta accadendo a questo governo. E’ deprimente il solo pensiero che certi individui possano guidare il paese e dare lezioni di morale. Ma è soprattutto avvilente constatare che in questo paese la società civile è supina, senza nerbo, incapace di coalizzarsi se non attorno a un’idea almeno contro un’idea, almeno contro un’idea di stato che contempla la corruzione come regola, il latrocinio come abitudine, la menzogna come strumento.

Il ministro Maroni, un leghista considerato “buono”, sogna di cacciare i rom come sta facendo in Francia Sarkozy, che si è improvvisamente scordato, una volta raggiunto il potere, di essere a sua volta un immigrato, agendo da piccolo Cesare, mostrando vizi e abitudini a cui, nel nostro sciagurato paese, siamo ormai assuefatti. A lui, principe nano, e al re nano, mi piace ricordare una frase di De Montaigne che dice:”Sul più alto trono della terra, un uomo resta sempre seduto sul proprio culo”.

La Cei ha giustamente bacchettato Maroni ( che una volta era comunista ma, evidentemente, del comunismo aveva capito proprio poco. Forse è passato alla Lega perché non c’era niente da capire) affermando che la comunità europea condanna le discriminazioni. Nobile richiamo, assolutamente condivisibile. Peccato che qualche giorno fa il papen abbia tuonato contro omosessuali e coppie di fatto, come se fossero gli unici colpevoli dello stato penoso della società in cui viviamo.

E alua ( si direbbe a Genova)? Allora? Come la mettiamo? Non è condannabile anche il papen? Non discrimina anche lui? Oppure facciamo dei distinguo? Compiliamo una guida sulla liceità della discriminazione? Stiliamo classifiche?

Mi giunge per altro la confortante notizia che il sacerdote che aveva con veemenza attaccato i rom nel suo quartiere qualche tempo fa, è stato destinato ad altro incarico. Raro caso in cui, se uno non è capace di fare il suo lavoro, viene adibito ad altra mansione. La Chiesa, ultimamente, sembra fare un passo avanti e due indietro, un moto schizofrenico degno di studio, una singolarità cinetica ora provoca sussulti di speranza, ora getta nello sconforto chi crede di aver capito il significato di quel comandamento che recita: “Non nominare il nome di Dio invano”.

Dunque è un mondo sempre più confuso è tormentato quello che viene fuori leggendo i giornali di quest’estate. Un mondo sempre più complesso e difficile da decifrare nonostante l’inondazione di notizie che, teoricamente, dovrebbero rendere il compito più facile.

Riprenderò, da domani, la scansione regolare degli articoli che però non sarà più giornaliera. Mi sono reso conto e spero che qualcuno dei miei lettori fedeli me lo confermi, che diminuire il numero degli interventi ne migliora la qualità, anche dal punto di vista della semplice scrittura. Interventi più meditati e più pacati dunque, anche se già so che riprendendo la lettura normale dei quotidiani tornerò a incazzarmi come e più di prima.

Chiudo con una nota personale. Ho conosciuto, in questo Piemonte occitano dove mi rifugio per un paio di mesi l’anno, persone che sanno indignarsi, persone con una coscienza civile e morale che rifiuta istintivamente la corruzione e il compromesso, persone che mantengono viva una memoria che, oggi più che mai, va tramandata e conservata. Cercano di fare il possibile, nel loro piccolo, per scuotere la coscienza di chi si adagia nel qualunquismo o si rifugia nella comoda tana dell’egoismo. Spero che non si arrendano e continuino, anche se non porterà a nulla. So che gente come quella che ci governa e ci dirige non lo capirà mai ma esistono fallimenti che valgono più di mille vittorie ed esistono persone per cui la dignità viene prima di tutto. Che in una zona dove la Lega spadroneggia ci sia una comunità così viva di dissidenti dal pensiero dominante, non può che confortare.  Venceremos.

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