A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Scavando dopo aver toccato (l’ennesimo) fondo


In questo paese, ormai è chiaro, non è lecito dissentire dal pensiero dominante neppure se si è dei cantanti rock come Piero Pelù o degli amministratori ridotti alla disperazione dai tagli del governo. Il cantante dei Litfiba, reo di aver tautologicamente affermato che un condannato per mafia è un mafioso e che chi difende i mafiosi è amico degli stessi, è stato violentemente attaccato dall’assessore alla cultura (?) della regione Sicilia che, in perfetto stile corleonese ha annunciato che i Litfiba non suoneranno mai più nella bella isola da cui provengo. Un assessore alla cultura dovrebbe essere a conoscenza del fatto che la cultura rock è fatta di trasgressione, provocazione e rabbia, come avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il buon Pelù non ha mai avuto remore a dire quello che pensa quando lo ritiene opportuno, memorabile una sua apparizione al concerto del primo Maggio quando, in piena lotta contro l’Aids, avvolse con un profilattico il microfono di un esterrefatto e serioso giornalista rai. Cosa dirà l’assessore se mai in Sicilia dovesse suonare Dylan, che da sempre lancia strali contro il potere e non ha evitato di farlo neppure quando è stato invitato alla Casa Bianca? O se arrivassero i Rolling Stones? Tanta è la paura di questa gente che ha la coda di paglia da non poter neppure accettare il dissenso di un artista? Questa è la cultura di destra? No, c’è ben di peggio.

Il sindaco di S. Olcese, entroterra di Genova, qualche tempo fa ha denunciato pubblicamente il fatto che il comune non avrebbe potuto garantire la gratuità dei libri di testo per i bambini delle elementari. Subito il suo intervento venne stigmatizzato dal ministro della pubblica (d)istruzione che lo accusò di fare bieca propaganda di sinistra. E’ notizia di oggi che la fabbrica di dolci Preti e i salumifici Cabella e Parodi, a cui faccio volutamente pubblicità, si accolleranno le spese per pagare i libri di testo ai bambini.

Chiedo ufficialmente al mio sindacato, la Cisl, e ai tutti gli altri sindacati confederali e non cos’altro debba fare il ministro perché si faccia almeno il gesto simbolico di chiedere le dimissioni. Quanta approssimazione, quanta incapacità, quanta presunzione, quanta ignoranza, quanta supponenza, quanta arroganza deve dimostrare un uomo politico italiano per essere cacciato via? Insegnanti in sciopero della fame, perché tanto la fame sarà il loro futuro, visto che non c’è lavoro, tanto vale abituarsi, un terzo di assunzioni rispetto a quelle che il ministro aveva promesso e che erano già molto al di sotto del necessario per garantire almeno l’ordinario funzionamento della scuola, la scuola elementare che col maestro unico torna indietro di cinquant’anni senza tenere conto che questo è un altro mondo, un’altra realtà, tagli ai fondi d’istituto con conseguente impoverimento dell’offerta formativa, tagli ai comuni che si ripercuotono sulla scuola, sull’edilizia scolastica, su bambini e ragazzi, sulle famiglie,  stipendi da fame dei lavoratori della scuola bloccati per tre anni con un contratto scaduto da tempo, bugie continue basate su una lettura falsata delle statistiche (ma forse il ministro non le legge, gliele suggeriscono e i microfoni sono quelli forniti alle scuole) come quella di una scuola più severa perché boccia di più (che è già una stronzata di per sé), tempo pieno fatto a pezzi, una riforma delle superiori che è riuscita a scontentare tutti tranne il ministro delle finanze che ancora si sta scompisciando dalle risate, una scuola pubblica dove si impedisce sistematicamente a tutte le sue parti di svolgere decorosamente il proprio lavoro. perché ci sono anche i tagli al personale Ata con i rischi che questo comporta per l’igiene e la sicurezza, ci sono i tagli alle segreterie che comportano lungaggini burocratiche, lavoratori pagati in ritardo, attriti continui. Chiedo: cosa altro deve fare un ministro per dimostrare la propria incapacità a svolgere in modo decente il proprio lavoro? Quanto potremo andare avanti a vederla sorridente sciorinare spropositi dietro le telecamere mentre decine di migliaia di precari quest’anno non avranno di che sostentarsi? Cosa deve accadere perché qualcuno che ha pubbliche responsabilità almeno urli a gran voce “Basta!” di fronte a questo schifo? Certo, se si vota, la scuola tornerà ad essere un argomento di moda, allora finalmente sentiremo dall’opposizione quello che avrebbe dovuto dire mesi fa, sentiremo le solite promesse che, come al solito, verranno disattese.  Sarà interessante vedere, se si va al voto, quante bugie, malversazioni, corrotti e corruttori, leggi ad personam e personalismi, semplici soprusi e grandi ingiustizie gli italiani sono capaci di sopportare, sarà interessante scoprire quante palate di merda siamo ancora disposti a farci lanciare in testa da questa gente. Per adesso, a garantire il ricordo del passato e a preparare il futuro, sono pasticceri e salumieri, le cui mansioni sarebbero  altre.  Speriamo che il loro senso civico, la loro solidarietà, non venga interpretata come arroganza di sinistra. Mi conforta sapere che da S. Olcese, Genova, Adro è molto, molto lontana.

Categorie:Cronaca

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