A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non c’è peggior sordo…


Nel nostro paese sembra essere in atto un vero e proprio rimbambimento globale. Frasi, minacce, insinuazioni che in qualsiasi altra democrazia europea costerebbero al colpevole una pubblica (e virtuale) lapidazione con conseguente abbandono del proprio incarico, da noi passano in sordina, ignorati sia da quei mezzi d’informazione che sono prontissimi a levare gli scudi quando è in gioco una indipendenza che non esiste e non può esistere in una economia di mercato come la nostra, sia da quegli esponenti politici che dovrebbero avere un sussulto di fronte a certe affermazioni. L’esperienza insegna che non si tratta di sparate estemporanee ma di lanci di prova, simili a quelli che il pescatore fa in attesa che la preda abbocchi. Mi riferisco alla frase uscita ieri dalla boccuccia a cul di gallina del ministro del tesoro che, per nulla ironico, d’altronde si sa che l’ironia non è una delle sue doti, ha affermato che ormai i lavoratori non possono pretendere certi lussi, che contratti perfetti in fabbriche perfette sono un retaggio del passato e che in questo tempo di crisi (ma non l’avevamo lasciata alle spalle?) bisogna fare fronte comune. Tradotto significa: cari lavoratori Fiat, calate le brache davanti al signor Marchionne, non protestate e consolatevi col fatto che questo è solo l’inizio. La  frase, che in Germania, Inghilterra o Francia avrebbe causato le immediate dimissioni dell’interessato, nel momento attuale assume il tono inquietante di un proclama elettorale, quasi una auto candidatura al trono ormai sempre più vacillante del re nano. Il solo Nichi Vendola, che sembra l’unico a essere immune dall’epidemia di demenza che sta attraversando la sinistra italiana, ha affermato che essere democratici non significa per forza dare ragione a Marchionne. Io vado oltre, tanto conto meno di zero e parlo solo per i miei venticinque lettori,  e dico che per essere democratici bisogna dare con forza contro tutti i tirannelli spocchioso e stizziti, ricattatori che hanno la fortuna di godere l’appoggio di un governo di inquisiti e corrotti. La frase di Tremonti arriva con buona pace di quelli, e ci sono molte persone sensate e rispettabili tra loro, che credono impossibile una svolta autoritaria in Italia. La verità è che la svolta autoritaria c’è già, solo che finora ha colpito gli ultimi: extracomunitari, tossicodipendenti, carcerati. Categorie vittimarie che non godono della simpatia generale e che, seguendo i criteri del “capro espiatorio” mirabilmente svelati da Renè Girard nei suoi libri, preparano la strada all’homo novus, al potere forte, al dittatore. Perché per instaurare una dittatura, oggi, non sono più necessari i carri armati: basta possedere televisioni, case editrici e giornali, basta propagare menzogne fino alla nausea, collidere con i poteri occulti e meno occulti, flirtare con mafia, camorra e ‘ndrangheta, forze militari molto più potenti del nostro esercito ufficiale e non vincolate da regole d’ingaggio, e il gioco è fatto.

Noto, da certi articoli, da certe interviste, un ottimismo sotterraneo, una timida euforia che sembra scorrere a sinistra. La ritengo del tutto ingiustificata. Primo perché il re nano ha dimostrato di avere più vite di molti gatti e mollerà l’osso solo a caro prezzo, secondo perché se l’erede è Tremonti e il buongiorno si vede dal mattino si rischia di cadere dalla padella nella brace, terzo perché una possibile e prevedibile vittoria elettorale della Lega rischierebbe di spezzare il paese a metà. Sarebbero necessarie idee e parole nuove pronunciate da gente nuova per allontanare questi rischi, una ventata di entusiasmo, qualcosa di simile a quanto Obama è riuscito a fare negli Stati Uniti. Non c’è nulla di tutto questo in Italia e si rischia di ricadere come accade immutabilmente da sempre, nella sindrome da gattopardo. A forza di cambiare tutto per non cambiare niente, le fondamenta democratiche di questo paese stanno andando a pezzi.

Indignarsi quando un ministro pronuncia frasi chiaramente antidemocratiche che mettono in discussione i diritti di una categoria vessata da anni e adesso umiliata da un tracotante nanerottolo la cui miopia si è estesa evidentemente molto più in la degli occhi, sarebbe già un buon inizio. Ripeto la domanda di qualche articolo fa: cosa deve succedere in questo paese perché si dica basta?

Categorie:Cronaca

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