A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’imbarazzo della scelta


Con cosa vogliamo cominciare? Con il sindaco leghista di Varese, ad esempio, che ritiene che rispettare il suo mandato significhi violare la costituzione e i diritti di cittadinanza impedendo ai suoi concittadini mussulmani una preghiera pubblica. Notizia che non occupa le prime pagine dei giornali, ma un trafiletto, ennesima avvisaglia di razzismo e discriminazione ormai diventati norma di legge in buona parte del nord Italia, temi che, si sa, poco colpiscono il pubblico.

Oppure potremmo parlare del ministro della giustizia, talmente concentrato nel disperato tentativo di impedire al suo capo di essere processato da dimenticare tutti gli altri problemi che assillano il nostro sistema giudiziario. Non fa nulla se in Calabria si mettono bombe davanti alle case dei procuratori, non importa se in tutte le procure d’Italia manca personale e materiale per la normale amministrazione giudiziaria, la priorità è parare il deretano al padrone.

Si può parlare anche dell’Amt di Genova. I tagli alla finanziaria procureranno un mancato finanziamento di sedici milioni di euro. L’Amt sarà costretta ad aumentare i biglietti, tagliare alcune corse e diminuire gli stipendi dei dipendenti. Con buona pace del governo che continua a vantarsi di non aver mai aumentato le tasse.

Un cenno meritebbe anche la vicenda del povero ambulante preso a calci da un gruppo di ragazzini mentre i genitori ridevano in disparte oppure della donna e del suo bambino che in un ospedale di Messina lottano per la vita perché i due ginecologi che dovevano seguire il parto litigavano tra di loro.

La domanda viene spontanea: in che razza di paese viviamo? Cosa siamo diventati? Come siamo arrivati a questo? Sono le domande che dovrebbe farsi chi sta dall’altra parte della barricata, chi dovrebbe difendere a denti stretti i diritti degli operai messi in discussione dal ministro del tesoro, chi per anni ha predicato di accoglienza e cittadinanza per gli stranieri, chi nel dna dovrebbe avere scritte a chiari lettere parole come “giustizia”, “solidarietà”, “uguaglianza”.

Invece cosa accade a sinistra? Si discute del nulla. Si polemizza su chi dovrebbe assumere la leadership di una compagine politica che non esiste, si parla di riesumare alleanze che hanno già regalato tre volte il paese al re nano, si consumano vendette sommarie, si fa quello che stanno facendo dall’altra parte con un di più di grottesco e di patetico. Nessuno, ad esempio, che si chieda dove vadano a finire il soldi della sanità siciliana, la più ricca d’Italia. Non finiscono certo a vantaggio dei cittadini, basta leggere i giornali un giorno sì e un giorno no per capirlo. E non mi si tacci di razzismo perché chi scrive è originario proprio della provincia di Messina e quando legge certe cose si sente due volte umiliato: come italiano e come siciliano. Nessuno che proponga una riforma sensata della scuola. Grandi levate di scudi contro la Moratti, che aveva presentato una legge che conteneva al suo interno anche buone idee. Si sarebbe potuto discutere, c’era un punto di partenza. La Gelmini ha fatto molto peggio nell’indifferenza generale. Ma soprattutto, ed è la cosa più avvilente, non c’è nessuna levata di scudi contro lo schifoso razzismo leghista che sta impestando i paesi del nord. Un terzo della penisola sta attuando leggi di chiaro stampo fascista e nessuno, nessuno che abbia il coraggio di alzare la voce, nessuno che provi a dire che certe cose, in Italia, non si possono fare, che migliaia di giovani sono morti sessant’anni fa perché non succedessero più.

C’è solo l’imbarazzo della scelta a parlare dello sfacelo di un paese, solo incertezza su dove puntare il dito per trovare un punto dolente. Temo le elezioni, temo che se si andasse a votare tra breve la marea razzista e fascista guadagnerebbe terreno, temo l’ignoranza dilagante, il menefreghismo, il qualunquismo, temo soprattutto la stupidità dei dirigenti della sinistra. A questo punto è difficile capire se si tratta di un branco di idioti, di relitti del passato incapaci di guardare avanti, di arroganti cialtroni o tutte e tre le cose. Certamente la politica, intesa come il fare gli interessi della polis, dei cittadini, è l’ultimo dei loro pensieri.

Il re nano è stato abilissimo fino a qualche tempo ad attuare la politica vecchia ma sempre valida del panem et circenses. Speriamo che adesso che il panem scarseggia e i circenses non fanno più ridere, resti a corto di munizioni. Perché se dobbiamo aspettare che la sinistra abbia un’impennata d’orgoglio, può dormire sonni tranquillissimi.

Categorie:Cronaca

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