A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Tre logiche richieste


Esiste un Ministero delle pari opportunità e un ministro (donna) che lo guida, pagata con soldi nostri. Il ministero delle pari opportunità dovrebbe vigilare perché non ci siano discriminazioni sessuali nel nostro paese e le donne (ma non solo loro) vedano tutelata la loro dignità nei luoghi di lavoro. Mi  chiedo se il ministero e il ministro (donna) che lo guida non abbiano riflettuto sul fatto che la pagliacciata che ha fatto da corollario alla visita di Gheddafi in Italia, con tanto di cavalli berberi, tenda beduina e duecento pettorute ragazze italiane ossequiose e adoranti, abbia gravemente leso l’immagine del nostro paese, trasformato in un circo equestre, e soprattutto delle nostre ragazze, ridotte a merce promozionale, a un prodotto da vendere ai sudditi del rais. Perchè la visita di Gheddafi non è stata nient’altro che un enorme spot promozionale, dove l’offerta speciale erano le ragazze, e un’occasione per il re nano di trattare affari personali a spese dello stato. Direi che di fronte a questa spettacolare brutta figura una opposizione responsabile dovrebbe chiedere, come logica conseguenza, le dimissioni del ministro (donna) delle pari opportunità.

Esiste in Italia un ministero del Welfare che, tra le altre cose, dovrebbe tutelare il rispetto dello statuto dei lavoratori che contempla il rispetto della dignità dei lavoratori stessi. Esiste, naturalmente, un ministro del welfare, pagato con soldi nostri. Mi chiedo se la dignità delle duecento ragazze che hanno accolto Gheddafi conti meno della dignità di altre lavoratrici e mi chiedo se la dignità dei tre lavoratori della Fiat a cui viene impedito di lavorare, ignorando una sentenza del tribunale, conti meno della dignità degli altri lavoratori o costituisca un’eccezione prevista dallo Statuto che, mi risulta, sia ancora in vigore. Per altro l’atteggiamento del ministero durante tutta la vertenza Fiat  non è sembrato esattamente teso a far rispettare legge e diritti dei lavoratori. Un opposizione responsabile dovrebbe chiedere, come logica conseguenza, le dimissioni del ministro del welfare.

Esiste in Italia un Ministero dell’Istruzione, diretto da un ministro, pagata con soldi nostri. Domani terminano le ferie per gli insegnanti italiani. Per molti continueranno, ma non sono per nulla felici. Siamo infatti in procinto di vedere i frutti del più grande taglio di posti di lavoro mai effettuato da un governo italiano: ventiduemila cattedre in meno. A questo aggiungiamo i tagli ai fondi d’istituto delle scuole, i tagli all’edilizia scolastica e alla messa in sicurezza degli edifici, la mancata assunzione di centinaia di dirigenti scolastici con enormi disagi nella gestione degli istituti, il tentativo, per fortuna fino adesso in parte sventato, di introdurre norme discriminatorie nei riguardi degli alunni stranieri, l’atteggiamento autoritario non suffragato da adeguati riscontri legali di molte dirigenze regionali, le falsità sulle percentuali di alunni bocciati per suffragare l’idiozia di una scuola diventata all’improvviso più meritocratica, la pagliacciata dei test di ammissione all’università, la scomparsa di materie come Storia dell’arte dai licei, lo smantellamento della scuola superiore. Una opposizione responsabile, avrebbe dovuto chiedere da tempo, come logica conseguenza, le dimissioni del ministro.

A volte, caro Bersani, i gesti simbolici valgono più delle vittorie materiali. Vede, sentir parlare di grandi alleanze, di conflitti d’interesse, di programmi,  fa solo rabbia e un po’ di pena. Perché alla maggior parte dei suoi elettori, alla maggior parte del popolo della sinistra, umiliato e offeso da gente come lei, basterebbe una sola riga di programma: chi non rispetta il mandato per cui è delegato va a casa. Semplice, elementare, comprensibile da tutti.  Richiedere in parlamento le dimissioni degli incapaci, anche se verranno rifiutate, è un atto di elementare pratica democratica, che dovrebbe essere dettato sia dal senso civico che dalla morale. Tutto il resto, onorevole, è solo chiacchiere e distintivo.

Categorie:Cronaca

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