Il comune elargirà 500 euro di premio per ogni bambino nato. Ma solo se entrambi i genitori sono italiani”.

Il fine perseguito non è nel modo più assoluto di garantire sostegno a un bisogno. Il fatto è che la popolazione europea mostra un forte tasso di calo demografico. E’ del tutto ovvio che alla morte dei popoli si accompagna la morte delle rispettive culture. Il bonus attiene al futuro della cultura europea indissolubilmente legata ai popoli dell’Europa medesima.

Questo non è un estratto dalle leggi razziali emanate da Mussolini né un passo tratto da un dei discorsi di Goebbels, ma il testo di un editto del sindaco leghista di Tradate, Stefano Candiani. Si tratta di un testo che viola la costituzione, di un atto chiaramente razzista e discriminatorio, di una dichiarazione di superiorità razziale. Editti simili, che di fatto, utilizzando le scappatoie offerte dalla possibilità data ai sindaci di applicare come  garba loro il “pacchetto sicurezza”, non sono rari nei paesi del nord Italia amministrati dalla Lega, anzi, si può affermare che la discriminazione razziale sta diventando la regola. Spero che rileggiate un attimo l’ultima riga: nei paesi del nord amministrati dalla Lega, la discriminazione razziale sta diventando la regola.

Suona un pò inquietante? Sembra una cosa grave? Non vi provoca un moto di rabbia o almeno di sdegno? Sì? Beh, al centro sinistra no. Non ho letto in questi giorni una presa di posizione che sia una, dichiaratamente anti leghista, una dichiarazione, una, che condanni il razzismo dilagante e prometta un ritorno alla democrazia e al rispetto delle regole costituzionali. Non leggo mai sulle prime pagine dei giornali notizie che, a caratteri cubitali, stigmatizzino e condannino atti come quello appena descritto. Eppure si tratta di norme, di atti legali, si tratta di leggi che creano precedenti. La priorità, nell’agenda di ogni partito democratico, dovrebbe essere quella di rendere illegittimi atti come questo, di richiedere l’immediato ritiro dell’editto. Invece, tutto tace. Immaginate cosa succederà quando verrà approvata quella barzelletta chiamata federalismo fiscale. Immaginate cosa potrebbe succedere se la Lega dovesse ottenere un trionfo alle prossime elezioni.

 Siamo già alle leggi razziali e nessuno dice una parola. Oggi le prime pagine sono tutte occupate dalla contestazione dei grillini a Schifani. Contestazione inopportuna, di cattivo gusto, ma che resta nei binari della democrazia. E che non merita certo l’aggettivo di “squadrista” con cui l’ha definita Fassino o una reazione sdegnata del presidente della repubblica. Perchè Fassino e Napolitano non si scomodano per quelli che sono veramente atti squadristi? Forse è diventato più urgente delegittimare Grillo e Di Pietro piuttosto che la Lega? La rabbia di gente schifata dal letamaio della politica infastidisce più del razzismo e dell’intolleranza? O non si vuole toccare la Lega perchè si dà per scontato che il nord è ormai perso? Oppure si ipotizza un possibile accordo con i leghisti? D’altronde, se è diventato lecito proporre un’alleanza con i neofascisti, perché non metterci dentro anche i neonazisti, gli amici del compianto Haider, di Le Pen, e compagnia bella?

Invece qualcuno nel Pd deplora il mancato invito di Calderoli e Cota alla festa democratica di Torino!

Una conclusione che si può trarre dall’attuale quadro della politica italiana è questa: l’utilizzo dell’informazione per i propri scopi, la demonizzazione dell’avversario, la voluta omissione di fatti e notizie che potrebbero mobilitare settori della società civile, la enfatizzazione di fatti insignificanti per ottenere lo scopo opposto, insomma tutte quelle tecniche che Noam Chomsky ha descritto in quello che resta un libro imprenscindibile per chi vuole conoscere il mondo in cui viviamo, La fabbrica del consenso, sono ormai armi utilizzate da tutti i protagonisti della scena politica. Anche chi sarebbe delegato più di altri a difendere i valori costituzionali, quando questa diventa una incombenza scomoda o politicamente svantaggiosa, semplicemente dimentica di farlo. A pagare, naturalmente, sono per primi quelli che non hanno voce, che non votano e quindi non contano. Per altro, essendo morti di fame, sono anche consumatori insignificanti. La sinistra, buona parte della sinistra, è diventata supponente e arrogante ma soprattutto cieca. Ha perso la propria identità, se mai ne ha avuto una, ha perso la capacità di mobilitare il suo popolo per una causa, ha dismesso l’eredità della Resistenza che viene tirata fuori solo per le commemorazioni demagogiche e retoriche del  25 Aprile. Non c’è una reale alternativa a Berlusconi, una proposta politica radicalmente diversa e non può esserci, perchè se non si parte dalla società civile, se non si parte dalla civiltà, se non si parte dal rispetto delle più elementari regole scritte nella nostra carta costituzionale, regole violentate e ignorate quasi ogni giorno nell’indifferenza più totale negli ultimi anni, non può esserci nulla di diverso dal berlusconismo.  Le parole dei rappresentanti del centro sinistra, in questi giorni, sono un fastidioso blaterare di nulla, la dimostrazione più evidente di un vuoto a perdere mentale generalizzato che non lascia prevedere nulla di buono per l’immediato futuro.

“Credevamo di essere diversi, ma non lo siamo. L’Italia, alla fine, resta un paese fascista nell’anima” disse Cesare Pavese a Fernanda Pivano alla fine della guerra, mentre insieme osservavano  i corpi dei repubblichini appesi agli alberi, vittime della rabbia e della vendetta. Parole che suonano sinistramente profetiche e drammaticamente attuali.

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