A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Un uomo onesto


Esiste una sola impresa in attivo in Italia, un’impresa che garantisce una redditività impensata, che offre dividendi altissimi ai suoi soci, che lancia messaggi chiari e inequivocabili: la criminalità organizzata. Un uomo onesto, che considera la politica uno strumento per fare il bene dei cittadini e, una volta eletto sindaco, si mette al servizio della comunità, un uomo che non tollera compromessi e che attua un controllo personale accuratissimo su tutte le attività del comune da lui amministrato, è “pericoloso”, la camorra non può tollerare il rispetto della legge dove la legge non esiste, non può concepire che qualcuno decida al suo posto cosa è giusto e cosa è sbagliato perché è giusto solo ciò che la camorra decide sia giusto. Quell’uomo è pericoloso e la camorra lo uccide, mentre sta tornando a casa dalla propria famiglia, freddato in macchina, assassinato a sangue freddo. La camorra uccide perché in un paese senza legge e senza giustizia, sa di poter trovare le giuste connivenze, sa di poter contare sull’impunità. Si dice che il sindaco Vassallo stesse rivelando ai carabinieri i suoi sospetti sul “terzo livello”, il venefico livello dei rapporti tra criminalità e politica che è costato la vita a tante persone oneste nel nostro paese, a tante persone che avevano il senso della stato e credevano nella legge e nella giustizia: Ambrosoli, Dalla Chiesa, Chinnici, Falcone e Borsellino, e tanti, troppi altri.  L’omicidio del sindaco di Pollica è passato in secondo piano nei giorni del divorzio di Fini dalla maggioranza, l’omicidio di un uomo onesto nel sud non fa più notizia in questo paese che ormai ha perso ogni contatto con la realtà e i problemi veri del paese. Che pena le immagini dei politici che scorrono in televisione, che pena le loro chiacchiere vuote, il volto livido di Bossi, il volto da vecchio di Berlusconi, il volto perennemente perplesso di Bersani, visi trasformati in maschere, caricature, attori di un varietà di quart’ordine, con donnine compiacenti al seguito. Che pena l’avanspettacolo della politica nazionale contrapposto a questo pescatore che aveva scelto di dedicare una parte della propria vita agli altri, di seguire i propri ideali, di dimostrare che un’altra Italia è possibile. Lo hanno invitato in Cina e in Germania,  per spiegare il miracolo di una buona amministrazione, di una minuscola isola di politica pulita, vera, nel paese della corruzione, della melma, delle bugie. Era stato minacciato, aveva chiesto protezione, non gli è stata concessa. Forse il ministro Maroni dovrebbe a tutti noi delle spiegazioni, ma conta ancora chiedere spiegazioni a questa gente? Conta qualcosa una sfilza di ipocrite scuse di fronte a un cittadino onesto morto ammazzato come un cane per difendere quello stato i cui rappresentanti hanno come unico scopo quello di rallentare la giustizia, cancellare leggi, insabbiare e mettere a tacere?

La camorra ha lanciato il suo messaggio, forte e chiaro: che cambi il vento o Berlusconi resti al timone traballante della sua nave infradiciata, in Italia l’unica legge che conta è quella dei clan. La Ndrangheta l’aveva già fatto qualche settimana fa, la mafia non ne ha bisogno: ha amici influenti nei posti che contano. Naturalmente adesso la lotta alla criminalità organizzata passerà al primo posto nei programmi elettorali dei partiti, naturalmente scorreranno e sono scorsi fiumi di belle parole e di retorica fastidiosa e stucchevole.

Alla fine di tutto questo, rimane un paese senza legge e senza giustizia, degli orfani e una vedova, un uomo onesto in meno che mancherà a chi si ostina ancora a credere che un’Italia diversa è possibile.

Categorie:Cronaca

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