A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il crepuscolo suicida del sindacalismo italiano


Piccola premessa (apparentemente) fuori tema: insegno italiano e storia e ci tengo che le parole vengano usate correttamente. Il termine “squadrismo” ricorre ultimamente piuttosto spesso sulla bocca di vari esponenti politici  a designare atti che vanno dall’espressione di un normale dissenso (fischi a Schifani), ad atti che testimoniano una notevole dose di stupidità criminale (il fumogeno lanciato a Bonanni). E’ un uso improprio in quanto il termine “squadrismo” designa un gruppo di persone armate che infieriscono vigliaccamente su un individuo indifeso. Quanto al ministro Brunetta e alle sue affermazioni sullo squadrismo proprio della tradizione comunista, vorrei ricordargli che:

a) Lo squadrismo non è sicuramente parte della tradizione comunista né lo è mai stato, fa invece parte della cultura e della storia di molti esponenti della maggioranza politica che ci governa e di cui il ministro Brunetta è un esponente.

b) Il ministro Brunetta ha sempre ribadito la propria appartenenza al socialismo. Vorrei ricordargli che lo squadrismo è stato inventato, guidato e usato come strumento per appropriarsi del potere da chi, del socialismo, era stato esponente di spicco. Senza voler offendere i socialisti veri e la loro nobile storia.

Parentesi chiusa e veniamo al tema dell’articolo. Stiamo assistendo in questi giorni al declino poco glorioso della politica sindacale italiana. La spaccatura tra Cgil e Cisl è sempre più ampia e talmente esasperata da portare a episodi come quello di Torino, assolutamente intollerabili e ingiustificabili senza se e senza ma. Se il clima dovesse continuare a esacerbarsi le conseguenze, con grande giubilo di chi ci governa, potrebbero essere drammatiche. In realtà, chi sta vincendo la partita è il governo. Che la radicalizzazione della lotta politica porti a un rafforzamento della destra è una regola aurea che gli esponenti della sinistra dovrebbero avere imparato da tempo, ma evidentemente molti sono dotati solo di memoria a breve termine e difettano di quella a lungo termine.

Ma riassumiamo i fatti. Premetto che sono un  dirigente sindacale Cisl ma essendo   politicamente schierato decisamente a sinistra, spero di poter assicurare un minimo di obiettività. Comunque così è come la vedo io.

Qualche mese fa, Marchionne firma una accordo con i sindacati confederati sullo stabilimento Fiat di Pomigliano. Un brutto e pessimo accordo, su questo non ci piove. L’alternativa? La chiusura della fabbrica e il trasferimento in Polonia. Ci sarebbero stati possibili margini di trattativa se il governo avesse scelto la strada che la costituzione gli imponeva: quella di garante di entrambe le parte sociali e di mediatore, ma essendo il ministro delegato a tale compito Sacconi, da sempre prono ai voleri degli industriali, caso singolare di agnello con gli…Agnelli, il governo si è schierato, violando i suoi doveri costituzionali, dalla parte del padrone. La Fiom ha criticato l’accordo, questo è legittimo e rientra nel gioco democratico. Ha poi indetto un referendum tra i lavoratori e questo, cari Scalfari, De Gregorio, e tutta l’informazione di sinistra che ha demagogicamente e acriticamente appoggiato le posizioni della Fiom, non è legittimo. Qualunque rappresentante sindacale di base sa che, quando non c’è accordo tra i rappresentanti sindacali, si vota a maggioranza. Casomai il referendum, di comune accordo, si indice prima della firma e non dopo. Non rientra nel gioco, è scorretto ed è sbagliato indire un referendum dopo la firma e contro le organizzazioni sindacali firmatarie. Questa, probabilmente, è una delle cose che avrebbe detto Bonanni a Torino. Secondo errore della Fiom: dopo non aver accettato l’accordo e aver perso il referendum, chiede di rimettere in discussione l’accordo regalando a Confindustria un  magnifico assist. Cosa fanno gli industriali grazie alla inutile battaglia al contrario della Fiom? Annullano il contratto nazionale, si comportano esattamente come ha fatto la Fiom a Pomigliano. Solo che il sindacato non ha nessun potere, i padroni sì.

E veniamo adesso in casa mia. A mio parere, nel preciso momento in cui Confindustria ha  annullato il contratto nazionale, i sindacati confederali avrebbero dovuto proclamare lo sciopero generale, sciopero generale unitario. La frase di Bonanni, che dopo la decisione degli industriali ha detto:”Non cambia niente” è incomprensibile sindacalmente. Io non amo il segretario nazionale del mio sindacato, non da adesso ma da sempre. Tuttavia avrei gradito sentire la spiegazione di questa frase a Torino, per capire se qualcosa mi era sfuggito. La morale della favola è che Cgil e Cisl, ormai da qualche anno, si stanno masochisticamente contrapponendo in una sfida autolesionista portando alla rovina il sindacato italiano e vanificando anni di lotte comuni che sono costate sacrifici enormi a milioni di lavoratori. Tutto questo fa il gioco dei padroni, tutto questo fa il gioco di questo governo di ladri, corrotti e puttanieri e di spocchiosi capetti come Marchionne che, in uno stato civile e democratico, sarebbe stato messo al suo posto dal ministro delegato a trattare i problemi del lavoro. Litigando tra di noi, facciamo solo ridere i pagliacci che dovrebbero rappresentare la nostra controparte. Senza contare i decerebrati che a Torino hanno  pensato bene di manifestare il proprio scontento lanciando fumogeni. Il comportamento dei due maggiori sindacati italiani e di Epifani e Bonanni che li guidano e ne sono responsabili, è assolutamente inqualificabile. Non riesco a capire quale meccanismo mentale gli impedisca di comprendere che la divisione sindacale fa il gioco dei padroni e che solo uniti si può sperare di ottenere risultati significativi che vadano a vantaggio dei lavoratori. Lo dice la storia del sindacato, lo dice la logica, lo urla la base di entrambi i sindacati, stufa di rivalità personali, colpi bassi, polemiche capziose che vengono poi pagate da chi dovrebbe essere tutelato. In tutti i settori questa divisione sta portando risultati devastanti, in modo particolare nella scuola, dove abbiamo assistito al licenziamento occulto di massa più grande della storia repubblicana. Dobbiamo aspettare che le squadracce tornino a minacciare gli operai in sciopero prima di svegliarci da questo colpevole torpore? E’ venuto il momento di porre fine a questo delirio autolesionista, se non si vuole davvero assistere alla fine del sindacato e, di conseguenza, dello stato di diritto e della democrazia in questo paese. Ci sono ancora margini per riprendere il dialogo: è necessario che vengano sfruttati, subito, prima che davvero sia troppo tardi. Quanto a Grillo, che dopo le contestazioni a  Schifani ha detto che quello era solo l’inizio, vorrei dargli un consiglio: se ritiene che il  prosieguo di quell’inizio siano stati i fumogeni lanciati addosso a un sindacalista, faccia un regalo a tutti noi e torni a fare il comico, altrimenti, come ha minimizzato quella che era una accettabilissima manifestazione di dissenso, condanni quello che è successo a Torino. Già in passato, in questo paese, la via della lotta armata è stata lastricata da buone intenzioni.

Categorie:Attualità

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