A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Pubblica (d)Istruzione


Adro può essere lo specchio di un futuro allucinante o solo l’ennesimo segnale della stupidità, dell’incompetenza, della inciviltà ormai dilaganti nel nostro paese. Certo che quando un deputato arriva a giustificare il mercimonio del proprio corpo in cambio di posti di prestigio, significa che il senso morale del paese è ormai ridotto ai minimi termini e dunque non può stupire più di tanto che un sindaco dai tratti lombrosiani e un po’ ottusi come quello di Adro decida di riempire la scuola di simboli leghisti e di imbullonare i crocefissi alle pareti, crocefiggendo Cristo due volte, come chiosava oggi Michele Serra. Non ci sono più parole per definire il ministro della pubblica (d)istruzione, incapace anche di sostenere non dico la laicità della scuola pubblica, bisognerebbe spiegarle cosa vuol dire e ci vorrebbero settimane, ma almeno il significato dell’aggettivo “pubblica”. Pubblico, caro ministro, significa di tutti, della comunità. Mettere simboli di una parte politica a decorare un edifico pubblico è reato. Forse lei non ci ha mai fatto caso, abituata a vivere nel suo mondo di zucchero filato, abituata a ripetere a pappagallo quello che le viene detto da chi le dà gli ordini, ma sui muri delle scuole non si possono affiggere neppure i manifesti elettorali. Quando i docenti che lei sistematicamente massacra protestano, non attaccano manifesti sui muri, in genere usano dei lenzuoli su cui scrivono, perché loro queste cose le sanno, perché loro sono normali e vivono nel mondo reale. “Pubblico” significa che in una scuola vi può accedere chiunque, a qualunque partito politico appartenga. Se per disgrazia o per essere punito dopo aver commesso un grave reato, mio figlio andasse a scuola ad Adro, a me girerebbero parecchio le balle scoprendo che la scuola è intitolata ad uno dei padri del rigurgito neonazista in Europa ed è costellata di simboli di un partito xenofobo. Mi creda, mi girerebbero le palle allo stesso modo se ci fosse ovunque la falce e il martello, simbolo che è sicuramente più vicino alle mie convinzioni politiche. Perché a scuola  si educano i ragazzi a ragionare con la propria testa, a fare le proprie scelte a ragion veduta, senza bombardarli di messaggi propagandistici o inquadrarli sin da piccoli. E’ per questo che l’istituzione che lei dovrebbe dirigere è il più alto presidio civile del paese. Che razza di cittadini, che razza di persone usciranno da quella scuola? Persone con un solo punto di vista, inculcatogli sin da piccoli da madri ottuse e illividite dall’odio e da amministratori pubblici  lombrosiani e affetti   da turbe psichiche preoccupanti. Se lei fosse davvero il ministro della pubblica istruzione, avrebbe già sospeso la/il dirigente di quella scuola dopo avergli fatto un culo così e ordinato che i simboli leghisti vengano immediatamente rimossi invece di giustificare l’ingiustificabile. Mi stupisco anche dei colleghi/e che lavorano in quella scuola, mi sarei aspettato una levata di scudi. La scuola è l’ultimo presidio sano di questo paese, se non protestiamo perché vogliono imporci una sola voce e un solo colore, per cosa protestiamo? Voltaire ce lo siamo dimenticato tutti? Che razza di gente è quella di Adro? Sono frutto di mutazioni genetiche, si nutrono con alimenti Ogm, sono un esperimento sul campo di una scuola di psicologia? Oppure sono il futuro? E’ questo che mi spaventa, la possibilità che gli italiani stiano diventando come quelli lì: ottusi, razzisti, rabbiosi, incapaci di scorgere il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Incuranti perfino della libertà dei propri figli, tanto simili ai boeri sudafricani che, non a caso, sono considerati fratelli da alcuni esponenti leghisti.  Che un simile episodio sia accaduto alla ripresa delle lezioni, non è di buon auspicio per questo anno scolastico che nasce sotto l’insegna della protesta e della rabbia. Mi auguro che qualcuno intervenga al più presto perché se è lecito condizionare anche i bambini, allora questo paese non ha più futuro.

Veniamo adesso alla gioiosa sparata di Stracquadanio, valletto di sua maestà,  sempre pronto a usare la sua penna al servizio del padrone. Il simpatico nanetto replica a chi ha commentato quanto affermato dalla senatrice del Pdl Napoli a proposito di sue colleghe disposte a tutto pur di arrivare in parlamento, che tutto sommato non c’è nulla di male a prostituirsi per ottenere un seggio in parlamento, ognuno usa le doti che ha. Se una è diventata deputata allargando le gambe, non è necessario che lasci il posto una volta che la cosa si viene a sapere. Questo con buona pace dei pochi illusi che credono ancora che la moglie di Cesare ecc. e di quelli che si battono per la parità dei diritti tra uomo e donna nel nostro paese. A proposito: non esiste una ministra delle pari opportunità? Si? E come mai non ci ha fornito il suo illuminato parere sull’argomento?

La faccenda va ridimensionata: ho spesso ascoltato Stracquadanio, che Lerner  invita al suo talk show immagino per fornire un  intermezzo comico, lo leggo anche, quando sono di umore tetro e cerco qualcosa per tirarmi su. Si tratta di uno dei pasdaràn del re nano, uno di quelli che manda al massacro quando c’è da sostenere l’insostenibile. Mi chiedo però, ad esempio, se il cardinale Bertone, il nostro cardinale Mazarino in sedicesimo, condivida il punto di vista di Stracquadanio, se alla Chiesa va bene sostenere un partito che giustifica la prostituzione (ad alti livelli e solo per compensi elevatissimi, le puttane di strada e i loro clienti li multano e li espongono al pubblico ludibrio). Il papen non si era recentemente espresso con veemenza contro il relativismo morale? Comunque, il nano ha solo formalizzato quello che tutti sanno, ha solo detto quello che si fa ma non si dice.

Lo schifo ha passato da tempo i livelli di guardia, la volgarità e l’ignoranza vengono non solo ostentati ma sono diventati motivo di vanto, il disprezzo per la morale è diventato la regola, l’arroganza del potere una prassi. Qualunque porcheria commetta il re nano, trova sempre un fedele suddito che lo giustifica, adesso siamo arrivati alla apologia del puttanesimo, alla giustificazione teoretica e trascendentale della troiaggine. Lui, tutto contento, felice come un re travicello, racconta barzellette su Hitler, insulta la magistratura e i comunisti di fronte a un ex capo del KGB e vanta le proprie capacità amatorie. Il paese sta andando a pezzi e questo Nerone ultrasettantenne continua a suonare la sua cetra incurante delle stonature e del fumo che sale. A contrastarlo ben poco: gli avversari sono troppo impegnati a litigare tra loro, a proporre demenziali alleanze, a vendere la pelle dell’orso quando non c’è ancora neppure uno spiraglio per impallinarlo, a proclamare banalità soporifere. La gente comune non sembra intenzionata a reagire, anzi non sembra più scossa di tanto: come se fosse normale essere governati da ladri, corrotti, mafiosi e puttane. L’importante è avere Sky, che tra un po’ricomincia il Grande Fratello.

L’altra sera ho assistito a un intervento di Beppe Grillo a una festa di beneficenza. Si rideva amaro mentre denunciava le assurdità di questo paese e proponeva soluzioni sensate, pratiche, senza demagogia e senza la truculenza che gli viene ultimamente attribuita. Condivido pienamente il consiglio che ha dato agli spettatori alla fine del suo intervento: incazzatevi, incazzatevi ora perché domani potrebbe essere troppo tardi.

Categorie:Cronaca

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