A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’altra faccia della scuola


C’è stato un grande assente dalle pagine dei giornali che in questi ultimi giorni, come ogni Settembre, si sono ricordati che esiste una scuola italiana e che questo governo la sta mandando in rovina. C’è stato un legittimo e polemico dibattito sui precari, sulle classi troppo numerose, sui libri di testo troppo cari, sull’edilizia, scolastica, ecc., legittimo ma  strumentale a una o all’altra parte politica per rivolgersi accuse reciproche, incolparsi a vicenda della situazione e continuare a non fare un accidente per risolverla. Il grande assente sono i ragazzi, quelli su cui ogni disservizio, ogni disfunzione, ogni disagio ricade direttamente sulla pelle, quelli che pagano un prezzo molto caro, la mancata possibilità di costruirsi una futuro migliore, il diritto violato di costruirsi un futuro migliore, senza avere nessuna colpa. Se c’è un motivo per maledire i vari governi che hanno provveduto a creare lo sfacelo attuale, è quello di togliere ogni giorno un pezzo di futuro ai nostri ragazzi, quello di condannare gli ultimi a essere ultimi.

Lavoro nella mia scuola di periferia da dieci anni, per scelta, vicino a casa infatti potrei trovare sedi più tranquille, ma forse è proprio la tranquillità che mi angoscia, che non mi dà stimoli e la mia professione ha bisogno di stimoli continui. Ho visto in questi dieci anni aumentare progressivamente il numero di alunni “problematici”, “caratteriali”, “disagiati”, chiamateli un pò come volete. In questo paese sono tutti bravi a inventare definizioni, un pò meno a trovare soluzioni. Sono ragazzi e ragazze che in classi meno numerose, con la possibilità di essere di tanto in tanto seguiti con un rapporto uno a uno, con la possibilità di fare ogni tanto una chiacchierata con uno psicologo o un insegnante a cui sono particolarmente legati potrebbero essere pienamente recuperati.

Li stiamo perdendo questi ragazzi, li stiamo perdendo  tutti. “Alto rischio di devianza”, “borderline”, altre definizioni per raccontare di ragazzi che lasciamo scivolare verso la strada, il crimine, l’emarginazione. Li stiamo perdendo a causa di una politica scolastica assurda, a causa di dirigenti che si spaventano della propria ombra e sono troppo spesso preoccupati di ben figurare con le amministrazioni scolastiche che obbligano gli insegnanti a riempire per ore carte inutili facendo programmazioni fantascientifiche e totalmente avulse dalla realtà, a causa di ministri che non hanno mai messo piede in una scuola, che non sanno cosa sia una scuola e cosa significhi, quanto costi insegnare,a causa di una opinione pubblica sempre pronta a dare contro agli insegnanti, sempre pronta a delegare alla scuola compiti propri della famiglia e poco disposta a impegnarsi in un lavoro comune faticoso ma necessario,a causa di una inutile massa di psicologi o sedicenti tali che sentenziano su un mondo che non conoscono,proponendo modelli che andrebbero bene per la famiglia allucinante dell’odiosissimo mulino bianco (per lo sterminio della quale assolderei volentieri Hannibal the cannibal).

Faccio un esempio pratico e banale. Fino a qualche anno fa, esistevano nella scuola secondaria di primo grado i “quindicisti”, insegnanti di lettere che, su una cattedra, svolgevano quindici ore in classe e le altre tre le mettevano a disposizione. Le ore a disposizione venivano utilizzate per le supplenze in caso di assenza di colleghi ma anche per allestire laboratori di recupero per i ragazzi più disagiati. La riduzione di tutte le cattedre a diciotto ore, fatta passare come una grande opera di razionalizzazione, e la progressiva riduzione delle risorse finanziarie alle scuole, fa sì che questi laboratori, che una volta partivano immediatamente, possano partire, ammesso che partano, a gennaio, febbraio, quando ormai le possibilità di recupero di un alunno con problemi scolastici e caratteriali sono ridotte al minimo.  Tutti quelli che hanno gridato entusiasti che finalmente gli insegnanti hanno finito di battere la fiacca in sala professori e lavorano per il tempo che gli viene retribuito, ministro compreso, non conoscono questa realtà, non si rendono conto che con questo semplice atto, che, detto per inciso, ha permesso al governo di tagliare migliaia di cattedre, è stato tolto un servizio di fondamentale importanza ai ragazzi. E’ solo un esempio ma ne potrei fare a decine. Potrei parlare degli sportelli d’ascolto che molte scuole allestiscono a loro spese, guardati con malcelata ostilità dai servizi sociali che però non possono allestirne di loro. Oppure della situazione dei servizi sociali stessi, che dovrebbero supportare la scuola: poco personale, migliaia di casi, fondi ridotti al lumicino, tempi lunghissimi per qualunque intervento. Potrei parlare degli alunni con disturbi specifici di apprendimento (ad es. la dislessia)  per cui il ministero prevede l’uso di strumenti informatici e mezzi tecnici sofisticati e non prevede l’insegnante di sostegno. Poi non importa se lo stesso ministero non concede le risorse né per l’acquisto degli strumenti informatici, né per quello dei sofisticati mezzi tecnici. I giornali hanno anche omesso di dire che lo stato deve ad ogni scuola centinaia di migliaia di euro che non verranno mai restituiti. I revisori dei conti sono però pronti a puntare il loro indice minaccioso sui bilanci in rosso.

Chi paga tutto questo?  Pagano loro, ragazzi già tormentati da vissuti spesso atroci, ragazzi che dovrebbero trovare nella scuola un’ancora di salvezza, un salvagente che li conduca in un porto sicuro e trovano invece, spesso, una nave che si allontana e scompare all’orizzonte lasciandoli in balia della tempesta. Mancano loro dalle pagine dei giornali, le loro storie drammatiche, tristi, angosciose, spesso insopportabili. Potrei raccontarne tante, potrei raccontarne troppe, tenuto conto che lavoro in una scuola media.

A loro bisogna aggiunger quelli non propriamente problematici,in apparenza,  gli apatici, senza stimoli, senza progetti, senza aspirazioni, o quelle che sognano di diventare veline o di andare al Grande fratello. Ragazzi per cui leggere un libro equivale a essere frustrati, che passano il tempo a digitare messaggi autistici al cellulare o stordirsi con i videogiochi.

Sono sempre di più questi ragazzi e il loro numero è destinato a crescere ancora, perché sono destinati a restare ultimi nella scuola voluta da questo governo, con classi troppo numerose, senza risorse finanziarie, con insegnanti perennemente sospesi tra il rischio del burn-out (quando non ce la fai più, quando le storie brutte che hai sentito dai ragazzi sono davvero troppe. Ci sono passato) il tedio di dover compilare pagine e pagine di sciocchezze, l’angoscia per il mantenimento del posto di lavoro, una scuola che fa finta di essere meritocratica ed è solo ingiusta, che vuole essere selettiva ed è solo elitaria. Sono loro, i nostri ragazzi, i vostri ragazzi quelli che pagheranno più di tutti. Ma loro, si sa, non fanno notizia. Gli ultimi, è noto, non contano niente. Se c’è un buon motivo per maledire quelli che stanno distruggendo la scuola è che stanno togliendo, giorno dopo giorno, la speranza di un futuro migliore dagli occhi dei nostri ragazzi. Che siate maledetti.

Categorie:Attualità, La scuola

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