A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’Italietta che verrà


E’ abbastanza patetico vedere il presidente Napolitano mentre cerca di festeggiare un Risorgimento su cui si sta ponendo in questi giorni una pesante pietra tombale. I continui richiami all’unità d’Italia, ai privilegi di Roma capitale suonano sempre più fievoli, echi di un passato che, ammettiamolo, glorioso non lo è mai stato, eccettuata la Resistenza e le grandi lotte operaie che hanno portato i nostri sindacati, quando ancora potevano definirsi tali, a essere i più organizzati nel mondo. Il presente, squallido, misero e melmoso, è un’Italia che va sempre più alla deriva e si muove inesorabilmente verso una divisione che appare ormai quasi inevitabile. L’episodio della scuola di Adro suona sinistro come un monito per chi ha orecchie per sentire. Lasciamo perdere la faccenda dei simboli leghisti stampati ovunque, atto arrogante e   goliardico di un amministratore pubblico che ha fatto e continua a fare ben di peggio, come molti suoi amministratori al nord. Il messaggio che proviene da Adro è che chi ha i soldi e può permettersi una scuola all’avanguardia, se la paghi e se la goda, per gli altri, strutture fatiscenti, aule troppo piccole per classi troppo numerose, dirigenti  che mancano, insegnanti demotivati e sfiduciati, il tutto col sorridente beneplacito di quella che definire ministro dell’istruzione mi sembra francamente esagerato, diciamo della fattorina di Tremonti. Le masse nordiche e padane che si illudono che il pseudo federalismo propagandato da Bossi possa portare il benessere, si illudono, appunto.

Quel federalismo gonfierà le tasche di quelli che le hanno già gonfie e che saranno gli unici  a potersi permettere la migliore istruzione, la migliore sanità, i migliori servizi. Lo stanno già facendo i truci scherani di Bossi: cercano le banche, i sancta sanctorum del potere economico, ma non le cercano certo per dare sovvenzioni agli allevatori che hanno provveduto a truffare con il gioco delle quote latte, finite nelle mani di fidati amici degli amici o degli agricoltori depressi del basso Piemonte, o dei veneti orfani dell’estemporaneo “miracolo del nord est”. Il potere, il denaro, finirà “nelle tasche già gonfie di quelli che avevan rubato”, potete scommetterci. Come ha potuto un partito che propaganda la storia inverosimile di una razza padana che può esistere solo nella mente deviata di chi la storia non l’ha mai praticata nemmeno per sbaglio, che ha come unico programma l’odio razziale, i cui esponenti di spicco passeggiano con maiali al guinzaglio nei siti delle moschee, flirtano con gli esponenti più truci del neonazismo europeo, festeggiano riti pagani con coreografie da baraccone e pretendono poi di difendere le radici cristiane attribuendosi come simbolo il presepe, senza nemmeno capire che il presepe è la rappresentazione di una famiglia di stranieri scacciata da tutti? La risposta è semplice. Ho citato questo testo più volte e lo farò ancora, se necessario, perché lo considero imprescindibile per chi vuole orientarsi nel mondo in cui viviamo: Il capro espiatorio, di Renè Girard. In questo libro il grande antropologo descrive le dinamiche che portano, nei momenti di crisi, a scaricare le proprie paure, responsabilità e frustrazioni su quelle che chiama “categorie vittimarie”: gli zingari, gli ebrei, gli omosessuali, ecc.ecc.  Detto in parole povere: Sarkozy è assediato dai giornali francesi ( che sono molto, molto diversi da quelli italiani) perché ha ricevuto un cospicuo dono in denaro da una miliardaria per fare ministro uno dei suoi uomini? Ecco che ti scaccia gli zingari, con la convinzione che buona parte dell’opinione pubblica sarà con lui, nonostante le palate di letame che gli sta lanciando giustamente addosso l’Europa. Maroni ci ha provato anche da noi, ma da noi le cose che questo governo di malfattori deve far dimenticare sono onestamente troppe. Il razzismo è l’applicazione odierna del divide et impera dei romani: dividi i poveri perché  in un sussulto di consapevolezza non capiscano da che parte sta il nemico, e governa, sottomettili, umiliali. La variante, temuta dal potere, in questo schema dovrebbe essere una sinistra in grado di parlare alle masse oppresse, una sinistra che riesca a far capire ai contadini piemontesi e ai muratori bergamaschi che i marocchini, gli slavi, i polacchi se feriti sanguinano, piangono con le stesse lacrime, vivono le stesse vite. Invece gli esponenti della nostra sinistra sono impegnati a litigarsi una leadership virtuale in attesa della caduta del re nano che, al momento, appare ben saldo sul suo piccolo trono.

I bambini di Adro non hanno nessuna colpa e sono felice per loro se usufruiranno di una scuola moderna, confortevole e all’avanguardia. Ho qualche dubbio sulle storie e sulla storia che i colleghi racconteranno loro. Nella mia scuola mancano i cessi su un piano, ma i ragazzi hanno colori diversi, imparano a rispettarsi e a considerarsi in quanto persone e non in quanto marocchini, cinesi, ecc. Rispetto all’Italietta che verrà, per quanto ingloriosa, malandata e dolorante, io preferisco ancora questa.

Categorie:Cronaca

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